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Ultim’ora: niente spezzatino per Ast, ad Arvedi il tubificio e i centri servizi. In 3 settimane si decide se Thyssen resta col 20-30%

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Strategia confermata e modifiche solo nella tattica: lo Stato (con Cdp) potrebbe entrare più avanti. Piano industriale ambizioso: subito il ritorno del magnetico e investimenti per far diventare Terni protagonista a livello internazionale

di Marco Brunacci

PERUGIA – Cessione dell’Ast di Terni, ecco le ultime novità.
In queste ore si è concluso un summit del gruppo Arvedi, dopo aver sentito i vertici di Thyssen, la società che ha ceduto le acciaierie ternane.

La decisione più importante riguarda i centri servizi.
Tra Arvedi e i tedeschi il patto è stato ulteriormente definito: non solo non ci sarà alcun “spezzatino”, ma la volontà è quella di cedere ad Arvedi l’Acciaieria con tutti i suoi centri servizi. Quindi nessun asset finirà sul mercato (si era parlato della possibilità di Marcegaglia di acquisirne alcuni). Questa decisione mette al sicuro il Tubificio, che sarà della partita, ma anche tutti gli altri centri che Ast possiede.
E’ emerso anche un secondo orientamento: nella compagine azionaria veniva dato per certo l’immediato ingresso dello Stato italiano attraverso Cassa depositi e prestiti. Questo ingresso potrebbe essere dilazionato nel tempo (qualche mese, un anno o massimo due), se Thyssen deciderà di rimanere con una quota dentro l’azionariato. La quota potrebbe, in questa prima fase, essere anche del 30%, anche se si immagina che si fermerà a un livello minore, Questo sarebbe il nuovo orientamento..
Non cambia la strategia, ma, come dire, solo la tattica. La presenza di Thyssen infatti potrebbe rendere più veloci le operazioni di cessione e creare meno problemi per quanto riguarda le quote di mercato, nodo delicatissimo.
Si sa che un passaggio fondamentale sarà quella dell’Antitrust europeo. La neonata società si prepara per il giudizio nella maniera più consona.
Anche in vista di questo passaggio fondamentale, la decisione sulle quote azionarie verrà presa entro ottobre, al massimo i primi di novembre. Il Governo italiano continuerà a seguire la vicenda direttamente ma potrebbe intervenire in un secondo momento attraverso Cdp.
Tutto questo non cambia minimamente però – ed ecco le garanzie forti per le acciaierie ternane, per Terni e per tutta l’Umbria – il piano industriale ambizioso che è stata definito a grandi linee, ma ha trovato ulteriori conferme proprio nell’incontro di queste ore.
La nuova società investirà prima di tutto per il ritorno a Terni del magnetico, quindi intende proseguire su tutti gli assi di sviluppo finora delineati, con ricadute interessanti anche in termini di occupazione.
Si conferma che l’operazione, compreso il disinquinamento e gli investimenti green, oltre a quelli che riguardano direttamente il rilancio della produzione, non sarà lontana dai 3 miliardi di euro di cui ha parlato Cityjournal.
In questo quadro per Terni, quindi, un futuro da protagonista nel mondo dell’acciaio, naturalmente sempre che non ci siano intoppi in un iter che – come sottolineato da Cityjournal nel raccontare la vicenda – è lungo e difficile, con insidie e ostacoli da superare (si veda tutto il tempo che è stato necessario per giungere alla soluzione per l’acciaio a Taranto e ancora l’azionariato della società pugliese è in movimento).

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