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L’Università accelera: “vede” quota 30mila iscritti ed è pronta a far partire la facoltà di Architettura. Ma c’è chi discute se farla a Spoleto o a Perugia

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Si va verso il completamento dell’offerta formativa, con ricadute importanti per la ripresa post Covid dell’Umbria, ma attenti ai campanilismi. La strategia comune tra Regione e Ateneo per il ruolo da protagonisti nell’Italia centrale. Intanto si ripropone una “questione ternana”

Università degli studi di Perugia, inaugurazione anno accademico 2018 (foto Settonce) - ©RIPRODUZIONE RISERVATA
di Marco Brunacci

PERUGIA – L’autunno “caldo” dell’Università di Perugia. Un carico di iniziative, molte di concerto con la Regione, grazie all’unità di intenti di rilancio e di strategie di medio periodo tra rettore Oliviero e la governatrice Tesei.

Lo stato dell’arte? In estrema sintesi: la nuova governance dell’Ateneo “vede” quota 30mila iscritti complessivi, un numero da età dell’oro dello Studium perugino, avverte il vento che gonfia le vele e pensa di incrementare ancora la sua proposta formativa.
Sui trentamila torneremo. Non sfugge che non si tratta di un numero soltanto, significa rimettere in moto un’economia fatta di servizi e di accoglienza. Fa bene la Regione a crederci e investirci, fa benissimo la governance dell’Ateneo a non tirarsi indietro di fronte alle sfide che sono correlate. Con 32mila iscritti complessivi si fa il record assoluto dell’Università, ma è necessario adattare aule e servizi agli studenti. Bisogna continuare a lavorarci e credere.
La Regione consente all’Università di mantenere una no-tax area ampia. L’Università, portando studenti e investimenti come la nuova via del Giochetto, può contribuire in maniera decisiva a chiudere la cupa stagione del Covid. Se c’è una prospettiva di sviluppo nella quale credere, eccola qua: l’Umbria grande campus, attrattivo, a misura di studente, che propone al resto d’Italia, e magari anche a un pezzetto di Europa, le sole colline – grazie alla tradizione, all’ambiente, alla cultura secolare, al radicamento nel territorio – dalle quali si può vedere il futuro.
In questo contesto, l’ultimo sforzo per allargare (sarebbe meglio dire: completare) la proposta formativa dell’Ateneo perugino. Qui manca architettura. C’è tutto per poter avviare l’iter in tempi brevi, forse brevissimi.
Ovviamente serve il disco verde del Ministero, ma tutto fa pensare che l’Università perugina abbia le carte in regola. E che goda anche dell’apprezzamento dei tecnici del Governo.
Una volta superato il primo ostacolo, tutto il percorso è in discesa.
C’è la forza per sostenere l’impegno, ci sono le premesse per rendere operativa una proposta di qualità. Al pari di Ingegneria, che sta riconquistando un ruolo di primo piano, è possibile ritagliarsi in tempi brevi una fetta consistente di iscritti, con prospettive di crescita. Anche nell’ambito di una cooperazione tra Atenei e tra Regioni del Centro Italia che è una lucida strategia che il rettore Oliviero e la governatrice Tesei stanno conducendo di pari passo.
Però, non sarebbe la cara, vecchia Umbria, se non ci fosse qualche questione di campanile. C’è una corrente di pensiero che vuole la nascente facoltà di Architettura con base a Spoleto, altri rivendicano la titolarità a Perugia. La questione non sembra insormontabile, anche perché non si deve fare tutto entro domani e anzi c’è il tempo per arrivare a una decisione ragionata.
Per la verità, l’Ateneo si trova anche di fronte a una questione ternana, anche più urgente. Ci sono corsi che devono partire subito e la seconda città dell’Umbria non mostra di essere pronta. Assisteremo a un bello scatto alla Jacobs e tutto si risolve? O si dovrà ripartire da Perugia per non gettare al vento occasioni di ripresa, fondamentali per tutta l’Umbria?

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