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Turning Point, l’11 settembre visto dall’invasione dell’Afghanistan

VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | Il film del regista Brian Knappenberger

di Vittoria Epicoco

PERUGIA – A vent’anni dall’attacco alle Twin Towers, la mattina dell’11 settembre, si commette ancora l’errore di considerare quel tragico episodio come un caso isolato, o meglio, di considerarlo come un fulmine a ciel sereno – sereno davvero, è la cosa più nitida che gli americani ricordano di quella mattina, un cielo terso. Certo non è questa la sede per intavolare discussioni di relazioni e conflitti internazionali, ma l’arte cinematografica, se presa con la giusta obiettività, può fornire validi punti di vista, oltre ad aiutare a recuperare terreno se si è rimasti indietro in storia.

A tirare le fila del fil rouge (e si perdonerà la ridondanza) che lega quindi l’attentato dell’11 settembre addirittura all’invasione sovietica in Afghanistan, nel 1979, ci ha pensato il regista statunitense Brian Knappenberger, nel suo documentario Turning point, disponibile sulla piattaforma streaming Netflix. Knappenberger ripercorre un’attenta, scrupolosa e piuttosto obiettiva analisi raccontando, attraverso la voce ed i ricordi di più fonti, quali forse siano state le cause che hanno portato a quella splendida mattinata di martedì, trasformatasi poi in un vero e proprio incubo per l’intero popolo americano.
Il regista si astiene così da smielati patriottismi, preferendo l’autenticità richiesta solitamente dal genere filmico del documentario, aprendo la sua serie tv prima con immagini commemorative, immagini che – come sappiamo – non lasciano spazio ad immaginazione, immagini anche crude, forti (debitamente anticipate da un avviso apposito), immagini che “aiutano” l’immedesimazione per chi, fortunatamente, non si trovava lì, ma anche per chi era ancora troppo piccolo per comprendere quanto i telegiornali stessero trasmettendo allora. Knappenberger si muove lungo una precisa linea del tempo, anche se non con ordine cronologico – o forse anche sì – comunque una linea del tempo che rintraccia date specifiche, associate ad eventi specifici e con specifici protagonisti; il regista sembra aver concluso il proprio progetto con impressionante puntualità, essendo il culmine la recente presa di Kabul da parte dei Talebani, un’avanzata pianificata nel tempo e che affonda le proprie radici proprio nel 1979, quando gli Stati Uniti videro l’invasione sovietica in Afghanistan, l’occasione per “farsi belli” anche a scapito di migliaia e migliaia di vite umane: e così, un’azione che le forze politiche americane credevano buona e giusta, gli si è come ritorta contro in un’inversione ad “U” che, stando a quanto sta succedendo in real time, sembra essere infinita.

Ma Turning point è interessante sotto un ulteriore punto di vista: il regista delinea un profilo, talvolta inquietante, del dietro le quinte politico durante la presidenza Bush, nella quale il vice Dick Cheney è, in realtà, “l’uomo nell’ombra”, una personalità decisamente influente sulle scelte del Presidente, e sul Presidente stesso, tanto da essere spesso lui il burattinaio responsabile di alcune, ma decisive, scelte strategiche nella lotta al terrorismo. A tal proposito merita una menzione il film Vice – l’uomo nell’ombra, di cui questa rubrica si occuperà prima di subito; Vice, con l’eccezionalità attoriale di Christian Bale, punta un luminosissimo occhio di bue sul buio della Casa Bianca.
Step by step, le cose vanno fatte con un certo ordine, sicuramente questo documentario, seppur forte, talvolta traumatico, merita un’attenta visione con la stessa obiettività con cui è stato realizzato.

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