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La nuova Ast Terni prende forma: lo Stato entrerebbe con Cassa depositi e prestiti, non più con Invitalia, il cui management non avrebbe la fiducia del Governo

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Si delinea il futuro delle Acciaierie: come anticipato da Cityjournal, un piano industriale di prospettiva, uno sforzo sostenuto anche dallo Stato (ecco cos’è Acciaio Italia) e che tornerà a parlare ternano. La giornata romana del cavalier Arvedi

Acciai speciali Terni ThyssenKrupp
di Marco Brunacci

PERUGIA – Ultimissime da Roma sui nuovi assetti delle Acciaierie di Terni, appena cedute da Thyssenkrupp al gruppo Arvedi, secondo le indiscrezioni pubblicate da mesi da City journal.

Per il cavalier Arvedi, ultraottantenne ma saldamente alla guida del suo gruppo, è stata una giornata romana fitta di incontri, con ministri nella sua agenda.
E il Governo avrebbe in mente – ecco l’indiscrezione che cambierebbe non di poco gli equilibri della nascente società neoproprietaria della Ast di Terni – di non confermare l’impegno con Arvedi attraverso Invitalia. Il tam tam racconta che il Governo Draghi non abbia tutto questo apprezzamento per il management della società pubblica che ha conosciuto il suo momento d’oro con il premier Conte regnante.
Quindi ecco la sterzata, almeno così dicono i rumors: si andrebbe verso n impegna diretto nell’acciaio attraverso Cassa depositi e prestiti, il cui management è stato scelto dal premier Draghi e che ha tutta la liquidità di cui c’è bisogno per intervenire dove c’è da intervenire.
Non è senza significato per Terni e il suo futuro il fatto che proprio ieri il Governo abbia dato il disco verde a un intervento da 700 milioni sulle acciaierie di Taranto.
Il messaggio è chiarissimo: l’Italia ritiene l’acciaio strategico per il suo futuro e lo Stato intende prendere le sue responsabilità accanto ai privati, sostenendoli nei grandi investimenti che sono necessari per farlo tornare un business compatibile con il futuro green e forte di una tecnologia innovativa in grado di battersi sui mercati planetari. A Taranto come a Terni. E’ questo “Acciaio Italia”.
Non è superfluo ricordare che il gruppo Arvedi ha brevetti che sono d’avanguardia e che vengono usati in pratica da tutti i siti produttivi del mondo.
E’ anche confermato che nelle discussioni in corso si sta prendendo in considerazione l’ipotesi che i tedeschi di Thyssenkrupp restino nella compagine azionaria con una quota di minoranza per sostenere lo sforzo del piano industriale, impegnativo ma anche di grande prospettiva per la città e per l’Umbria. Ai tedeschi potrebbe mantenere un 5-10%. Sulla base di questo, Cassa depositi e prestito deciderebbe – se i rumors sono confermati – la quota da detenere (intorno al 20-30%, come anticipato da City journal qualche mese fa, in qualità di parte pubblica).
Il dossier acciaio ha avuto un’accelerazione improvvisa e già nei prossimi giorni ci potrebbero essere ulteriori novità. Si tratta – come annunciato dal cavalier Arvedi – di “una operazione che riguarda il sistema Paese”. Un passaggio cardine, da storia industriale di un Paese.

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