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Dai 70 milioni per la Cittadella giudiziaria ai miliardi per la ricostruzione post sisma ai treni e stazioni, le medaglie al petto della Tesei

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La governatrice e la sua strategia sul Pnrr risultano al momento vincenti. Il tallone d’Achille resta la politica (deciderà di diventare leader della sua cagionevole coalizione?). Intanto sulla convenzione sanitaria, ferma da 18 mesi, l’ultima chance per accelerare è provare a tradurla in veneto

di Marco Brunacci

PERUGIA – Cityjournal ha seguito con attenzione e riportato fedelmente ai suoi lettori i dati che dicevano e continuano a dire di un’Umbria in ripresa, che aggancia da una parte il Pnrr con tutti i suoi finanziamenti e dall’altra cerca di archiviare la crisi Covid limitando i danni.

Sul fronte Covid e della sanità in generale alla fine il bilancio è positivo, ma solo perchè a ottobre scorso la sanità è stata commissariata dalla presidente Tesei e si è riusciti a porre una toppa a certe incomprensibili posizioni dei veneti che la guidavano. Alla fine, merito delle direttive della Tesei e del lavoro oscuro, avversato, del commissario al Covid Massimo D’Angelo, se ne è usciti così: con la regione ai primissimi posti per prima e seconde dosi di vaccino somministrato. Nel mentre quello che diceva essere il dream team venuto dal Veneto sta facendo il possibile per non firmare la convenzione sanitaria con l’Università, un atto fondamentale per il corretto funzionamento delle Aziende ospedaliere di Perugia e Terni e per la salute di tutti gli umbri (ma non dei veneti, con ragionevole evidenza). 
Ha fatto male quindi l’opposizione in Assemblea legislativa, nella seduta del martedì, a criticare i risultati raggiunti nella battaglia al Covid, perchè sono lì davanti a tutti e non si possono smentire, mentre sembra invece timida e incerta nell’attribuire alla sanità veneta toccata in sorte all’Umbria ritardi, incertezze, cantonate vere e proprie, insieme alla assurda storia dei 18 mesi di purgatorio per la convenzione sanitaria, che un giorno qualcuno spiegherà (volendo anche in idioma veneto).
Va aggiunto che, dal punto di vista strettamente politico, per la Lega quello che doveva essere un punto di forza si sta trasformando in un autogol. Con tutti i Fratelli d’Italia i quali attendono, già in questa tornata elettorale umbra, che i frutti maturi si stacchino dall’albero della Lega e finiscano nei loro canestri di voti.
Fin qui la sanità. Ora il Pnrr. Non ripeteremo ai lettori di City journal i dati che dimostrano come ci sia stata una reazione forte in Umbria alla crisi economica indotta dal Covid e che la ripresa è impostata in maniera corretta. 
Vale la pena invece insistere – lo ha fatto nella seduta del martedì Donatella Tesei – su quel che c’è di concreto, a disposizione della giunta regionale e quindi degli umbri:
1.70 milioni per la cittadella giudiziaria (e qui c’è un vero e proprio giallo: come mai il sindaco di Perugia, Romizi, non ha voluto presentarla alla città, ma si è mostrato timido come di solito non fanno i politici e gli amministratori? Mistero).
2.il rifacimento della ex Ferrovia centrale umbra, in tutto il suo percorso da Sansepolcro a Terni
3.il completamento delle strade che vengono definite “Quadrilatero”
4.il completamento della Due Mari  Fano-Grosseto, importante per la Due Mari e che nella Lega si augurano faccia pendere la bilancia del voto comunale dalla parte loro
5.80 milioni per le periferie delle città maggiori dell’Umbria, tanti soldi, anche questi presentati dai sindaci molto timidamente (sarà cambiata la politica? sarà fatta ormai solo da personaggi schivi, che rifuggono dai palcoscenici? Mah)
6.22,5 milioni per svariati progetti territoriali
7.una notevole massa di interventi per l’edilizia scolastica
8.1,78 miliardi (sì, miliardi) per lo sviluppo infrastrutturale del cratere del sisma. Che da solo sono una Finanziaria del Governo regionale, che danno l’idea di cosa può succedere in Umbria (come i 3 miliardi di investimenti del piano industriale della nuova proprietà delle Acciaierie Terni targata Arvedi).
9.vi sono altri progetti infrastrutturali (ferrovia Terni-Rieti-L’Aquila, Tre Valli, potenziamento della Foligno-Terontola,costruzione della nuova stazione di Collestrada al servizio di Perugia aeroporto e di Umbriafiere) su cui – dice Tesei – «abbiamo ottime speranze, per non dire certezze».
Non è una lista della spesa. Si tratta di moneta sonante. Anche qui l’opposizione fa male a fare le solite cantilene, dovrebbe piuttosto incalzare, chiedere rapidità, gestione “politica” degli investimenti, trasparenza e in definitiva capacità di massimizzare i vantaggi per la comunità umbra e per la forza n tempo della ripresa.
La presidente Tesei approfitta delle ovvietà dell’opposizione e ha buon gioco a scaricare le sue ultime carte del discorso del martedì. Rivendica una strategia chiara di rilancio e, insieme a questa, la sua ambizione – già sottolineata da City journal – di diventare il centro del Centro Italia, con un’ipotesi di Big-Umbria che non è affatto fantasiosa: finire per essere il riferimento delle zone periferiche delle regioni confinanti con l’Umbria, con reciproci vantaggi.
Il finale del discorso scelto da Tesei meriterebbe un articolo a parte. Ipse dixit: «Su tutto questo la presidenza e la sua Giunta sta dispiegando un’azione di governo incessante, serrata e intensa, pienamente indirizzata e supportata da tutte le forze della maggioranza».
Per farla breve: è ragionevole immaginare che questa frase sia un auspicio più che un’affermazione. La maggioranza è infatti caratterizzata dal cattivo stato di salute della Lega, che si mostra divisa e confusa, da Fratelli d’Italia alla finestra che aspettano le amministrative solo per confermare i sondaggi e sbattere in faccia alla Lega (e a tutte le sue componenti) il risultato, e Forza Italia che cerca una strada per il suo futuro. Poi ci stanno anche i civici (rappresentati in giunta dall’assessore Agabiti Urbani). Di fronte a una maggioranza così composita, cagionevole e bizzosa, l’unica speranza di lunga e felice convivenza è che Tesei ne diventi anche il leader politico, non delegando più né a segretari di partito né ad assessori.

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