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Scandalo soldi buttati sui bus vuoti: subito 3,5 milioni di tagli. Intanto la sanità si fa il check up per rimettersi in forma

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Costa 27 milioni alla Regione e 100 allo Stato un sistema di trasporto pubblico del tutto irrazionale, difeso da un sindacato corporativo. Si inizia a cambiare. Buone notizie dall’occupazione. Mentre il bilancio sanitario va in pareggio solo con le poste straordinarie

Autobus alla stazione di Perugia (archivio - foto Settonce, riproduzione riservata)
di Marco Brunacci

PERUGIA – Il bilancio regionale? Argomento che di solito è lontano mille miglia dall’attenzione della gente. Ma un paio di cose vanno dette perché sono destinate a rovinare l’anno degli umbri.

Il sindacato vintage che nelle categorie sposa cause antiche, corporative, insensate ha deciso di manifestare davanti alla Regione perché è stato chiesto ufficialmente a BusItalia (mittente: la giunta regionale dell’Umbria) di tagliare almeno 3,5 milioni di euro dai 27 destinati dal bilancio regionale ai bus vuoti, navicelle perse nello spazio dei 90 comuni umbri, che girare senza una meta ragionevole, a costi che neanche un elicottero personale.
3 milioni e mezzo è un taglio probabilmente inutile, nel senso che non risolve l’assurdità della questione, ma è esattamente quel che si può tagliare dei bus vuoti senza intaccare i livelli occupazionali. Eppure i sindacati (corporativi) protestano.
Servirebbero piuttosto tagli di tre, forse quattro volte superiori per avvicinarci a cifre che abbiano un senso compiuto.
Ma è impossibile che ci sono resistenze forti e compatte e che nessuna politica (destra, sinistra, centro) è in grado di incrinare. Quando si dice “corporativo”, questo si intende.
E’ stato provato in ogni maniera a spiegare: con quei soldi si potrebbero fare interventi nel sociale determinanti, si potrebbero aiutare tante famiglie in più, invogliandole con contributi a fare figli, nel grande inverno demografico dell’Umbria, che è peggiore della situazione italiana che è già da incubo.
Niente. Manifestazione martedì davanti alla Regione. Con la cifra che si spende per i bus vuoti si possono pagare taxi personali a tutti coloro che ogni tanto usano certe linee solitarie. Ma non lo fate sapere al sindacato. Corporativo.
Il sindacato invece si deve intendere di cose serie e lo sta facendo. Ma ad altri livelli. I dati sull’occupazione di giugno e quelli di luglio sono buoni, anzi buonissimi se fossero un trend consolidato. Ma il segnale importante sul quale la politica e il sindacato e gli imprenditori devono lavorare è questo: il sistema imprese dell’Umbria ha retto durante il ciclone della pandemia. Segno che è flessibile e coriaceo, ma anche che è stato aiutato come si deve dagli interventi del pubblico, quelli della Regione, molto specifici e mirati, in particolare.
Ad agosto si prende fiato, ma a settembre, partendo da questi numeri, e ragionando con mente sgombra da anacronistici pregiudizi – sindacato e imprese e politica – si può fare un cambio di passo importante.
Ultima notazione alla voce bilancio regionale: la sanità è riuscita – dicono le indiscrezioni – a far quadrare i conti e a far pari, usando però poste straordinarie, come si dice in questi casi.
Significa che, d’ora in avanti, andranno fatti risparmi strutturali, mirati, per raggiungere un indispensabile equilibrio di bilancio e dare gambe al nuovo Piano sanitario regionale, centrato sulla medicina del territorio, le eccellenze nei poli ospedalieri, la telemedicine e la medicina 4.0 (e magari anche 5.0, se arriva). Insomma: la sanità si deve fare un check up per rimettersi in forma.
Tutti devono dare il loro contributo. Astenersi demagoghi, però.

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