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Varato il Quintetto dell’“Italia che fa Centro”. L’Umbria-cerniera si gioca la carta dei «piccoli ma indispensabili»

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | I 5 presidenti di Regione (con l’Umbria, Lazio, Toscana, Abruzzo e Marche) rendono operativo un patto “difensivo” che si basa su infrastrutture, materiali e immateriali, e su progetti di reindustrializzazione e sviluppo economico. E la Tesei punta a fare la protagonista

di Marco Brunacci

PERUGIA – Premio per la battuta più infelice al presidente della Toscana, Giani: «Roma sia sempre più Caput mundi» (a Firenze sia i Guelfi che i Ghibellini si sono trovati d’accordo nel congedarlo il prima possibile).

Premio per la miglior imitazione del Dottor Sottile (Amato) a Zingaretti, presidente della Regione Lazio che riesce a intestarsi la riunione del Quintetto e anche i Pnrr presentati dalle altre regioni, facendo dimenticare che il Lazio il Pnrr non ce l’ha. Premio speciale della critica per la ruvida sincerità del presidente Acquaroli (Marche) che accusa senza troppa diplomazia i vertici della Toscana di non voler concludere la E78 per la paura che i toscani vadano al mare nelle Marche. Riconoscimento alla carriera come “miglior equilibrista sul tetto” tra Cassa del Mezzogiorno, Quintetto e Recovery, al presidente dell’Abruzzo Marsilio.
In questo contesto la presidente della giunta regionale dell’Umbria, Donatella Tesei, ha già presentato la candidatura a protagonista del Quintetto e non intende fare passi indietro.
In questa riunione Zoom, che ha messo insieme gli interessi e le prospettive di cinque regioni che sono il centro Italia e che hanno per avversari (ma quasi per nemici) i signori di un Nord ipervitaminizzato, che ha progetti di tutto un po’ per ripartire a razzo e nel frattempo ha già trainato la prima ripresa italiana, e quelli di un Sud che il Governo, su suggerimento anche dell’Europa, ha deciso di assistere, sperando che sia l’ultima volta (nonostante tanto scetticismo).

L’ITALIA CHE FA CENTRO

Il Quintetto – da oggi va chiamato così – dell’“Italia che fa Centro” (un nome che, nel contempo, è una constatazione e un auspicio) si consulterà sui progetti, chiamerà il Governo per confrontarsi, premerà per non essere escluso dal flusso dei denari del Recovery che devono essere benzina nel motore del rilancio alla fine dell’emergenza post Covid.
Per fare una riga di storia, va detto che tutto è cominciato con Umbria, Marche e Abruzzo (le tre Regioni che si sono incontrate ieri) e poi Zingaretti ha fatto il bel gesto interessato di allargare il tavolo delle consultazioni.
E’ ovvio che così, a 5, la massa critica anche della capacità di pressione, della moral suasion, è maggiore, ma è anche vero che bisogna concentrarsi su vere iniziative comuni che producano benefici duraturi per le popolazioni del Centro Italia. Altrimenti si perde il senso dell’iniziativa.

A CARTE DI TESEI

E allora, al netto delle molte chiacchiere, resta l’interesse di quasi tutti alle infrastrutture nuove, il prima possibile. Si tratta di strade e ferrovie come pure di autostrade digitali. Non stiamo a ripetere, i progetti sono precisi e molti già decisi, in ogni caso bisogna attendere anni.
Per rendere visibile e apprezzabile per la gente lo sforzo di rilancio posto emergenza Covid si deve premere l’acceleratore sullo sviluppo economico. Soldi veri e soldi tanti in filiere, in progetti, in distretti che garantiscano occupazione e produzione di ricchezza per tutti.
E sui nodi ecco Tesei che si gioca le sue carte. Per le infrastrutture, tra 4 regioni che litigano, 2 per la linea tirrenica e 2 per quella adriatica è fin troppo facile ritagliarsi un ruolo da fondamentale mediatrice e realizzatrice delle necessarie trasversali tra Tirreno e Adriatico.
Più complesso il lavoro che sta facendo Tesei nel suo insistere sulla necessità di rendere apprezzabile lo sforzo del Recovery promuovendo lo sviluppo economico e, dove necessario, la vera e propria reindustrializzazione.
L’Umbria viene da un decennio di Pil da disgrazia. Ma non è che introno all’Umbria stiano tanto meglio. Ma soprattutto ci sono 4 regioni che hanno zone limitrofe all’Umbria con le medesime problematiche.

BIOPLASTICHE E DINTORNI

Tesei si gioca le carte del polo delle bioplastiche a Terni e pensa che il nord del Lazio sia nei guai come la Conca Ternana. Snocciola i dati per avere un polo di nanotecnologie sull’Appennino tra Gubbio e Gualdo e sa perfettamente che Fabriano ha bisogno di un’idea e di un innesco per riprendere a bruciare e a produrre sviluppo. E se tra sud della Toscana e nord dell’Umbria rifiorisse un progetto di agricoltura biologica, magari intorno all’innovazione di Aboca?
Si tratta – detto ruvidamente – di mettere tanti denari sul piatto della manifattura. Ma si troveranno imprenditori capaci di far fruttare i fondi del Recovery e restituirli alla comunità maggiorati?
C’è già chi pensa – detto altrettanto ruvidamente – che sarebbe meglio cominciare con il coinvolgere multinazionali dei vari settori e convincerle a tornare, o a espandersi, in Italia (e in Umbria).
La questione va almeno posta, dopo tre lunghi anni di ideologia pentastellata (uno vale uno e reddito di cittadinanza a gogò) al governo del Paese.

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