in

Un saggio di danza per il “ritorno alla libertà”

Circa 200 spettatori per lo spettacolo della scuola “Naturalmente Danza”, dedicato a trasformazioni e rinascite come ne “La Bella e la Bestia”

PERUGIA – Il tema della trasformazione da un evento terribile a un qualcosa di magico e quello del ritorno alla prossima e auspicata libertà. In pieno stile allegorico, sono i binari percorsi per allontanarsi dalla pandemia dai ballerini della scuola “Naturalmente Danza”, diretta da Nadia Giuliano, che sono riusciti nonostante tutte le difficoltà a mettere in scena a Perugia il saggio di danza di fine anno.

Da una parte la storia de “La Bella e la Bestia”, dall’altra una performance appunto intitolata “La libertà”: due ore di “pezzi” di classico, horton, jazz e tap dance che hanno entusiasmato i circa 200 spettatori dell’Auditorium del Jazz Hotel di Perugia, intervenuti in assoluta sicurezza al cospetto dei 40 protagonisti sul palco (tra cui un numero crescente di bambine e perfino, cosa non scontata, due uomini). Tutti bravissimi, a partire dal corpo insegnante composto da Chiara Ciarfuglia (esibitasi nel ruolo di Belle come ospite, in quanto professionista), Cristina Pagliaricci e Katherine Whittard.
La scommessa non era facile da vincere, dopo un’annata di allenamenti altalenanti fino a dicembre e, dopo soffertissime lezioni on line, il ritorno in presenza nelle sale di via Ruggero D’Andreotto soltanto alla fine di maggio. “Quest’anno è stato ancora più sfidante rispetto a quello passato e non lo dimenticheremo facilmente. Ma la soddisfazione è grande per aver saputo reinventarci tante volte, di settimana in settimana, riuscendo a riadattare il lavoro a tempi, modi e luoghi non certo congeniali alla danza, davanti a un tablet o a un pc. Ma la passione e la resilienza sono state più forti del Covid…”, commenta Nadia Giuliano mentre riceve i complimenti di pubblico e genitori delle allieve.
Il segreto? Lo spiega la stessa direttrice della scuola, attiva dal 2013 e con oltre 100 iscritti: «La danza è benessere mentale, prima che fisico, perché danzare rende felici e il fatto di sostenerci a vicenda ha consentito di poter realizzare questo spettacolo, allo stesso tempo esaltante e complesso».
Uno spettacolo che nel secondo atto, dopo la bella favola riproposta in ogni dettaglio dalle ballerine, si è trasformato in un inno alla libertà (non certo casuale il “W la libertà” finale di Jovanotti con le artiste a ballare in mezzo al pubblico) «perché questa – dicono a “Naturalmente Danza” – è quanto di più prezioso possa esserci, un diritto che apre alla possibilità, alla creatività, alla determinazione, ai sogni e ai progetti». Un messaggio chiaro trasformato agevolmente in musica appunto per danzare.

«Ora parliamo noi»: dubbi, paure e speranze dei giovani nell’ultimo anno di pandemia

Controlli di polizia di Orvieto

Prima un “aiutino” per gli affari poi il ricatto a luci rosse: in carcere 57enne