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L’Ema bacchetta l’Italia: «Disinformazione su Astrazeneca». Ma il circo mediatico-scientifico dà spettacolo e le Regioni non sanno che fare

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Stop ad Az sotto 60 anni, ma come si convinceranno gli over 60 per prime e seconde dosi se ci sono tutti i pericoli che dicono i mass media italiani? Inizia una settimana di scelte, sperando che qualcuno riprenda il timone del vascello alla deriva

di Marco Brunacci

PERUGIA – «Misinformation is making the rounds today». Nota su carta intestata – si sarebbe detto una volta – dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, che autorizza l’uso dei vaccini e che dà indicazioni, si immaginano tassative, all’Aifa, Agenzia italiano.

Viene fatta disinformazione, dice l’Ema. E se qualcuno, dei navigatori sempre a galla di queste tristi mesi, non avesse capito, spiega che il «balance» tra benefici e rischi del vaccino Astrazeneca è e resta positivo. Non solo, l’Ema, ricorda che il vaccino è stato autorizzato «for all populations». Per tutti, under e over 60enni.
Più chiari di così.
Il fatto che in Italia questa piccola nota non abbia finora avuto un gran successo magari sarà dovuto al fatto che la parola Italia (Italy) non compare e che la lingua inglese non è nota.
Fatto sta che le poche righe sono di fuoco. Lasciano intendere che la battaglia dei vaccini, vitale per la salute e per l’economia dell’intero pianeta, non può passare per singoli Paesi che si lasciano andare a comportamenti ondivaghi.
Che succederà dopo questa nota Ema è difficile dire.
Però ora ci sono alcuni punti fermi, intorno ai quali sarà utile iniziare a riflettere. Uno: il circo dei processi mediatici-scientifici ha ormai inesorabilmente montato le tende in Italia, ha dato vita nel passato a caroselli ogni genere, ma adesso sta mettendo a rischio la vita e la possibilità di ripresa di milioni di persone.
Le domande alle quali la scienza internazionale dovrà rispondere nei prossimi mesi sono tante e qualcuna imbarazzante. L’ignoranza, i ritardi, le difficoltò sono state evidenti a ogni latitudine. Ma in Italia la questione ha assunto subito una coloritura che potrebbe avere conseguenze pericolose se il Governo nazionale, ai massimi livelli, non si mostrerà in grado di tenere la barra diritta. In una guerre succedono tragedie, ma se la guerra si perde la tragedia è per tutti. E allora eccoci a metà del guado un’altra volta, con le Regioni che pagano da una parte il protagonismo cabarettistico di qualche suo prim’attore, come l’ineffabile De Luca da Salerno, che si fa una legge per conto suo, sulla base di rilievi scientifici che sai tu quali sono, e dall’altra parte un Ministero della salute che ascolta tutti, ma soprattutto quelli che non hanno niente da dire o lo dicono pressati dal circo mediatico di riferimento.
In questo momento, nessuno sa come finirà con le vaccinazioni. L’Umbria ha fatto – lo abbiamo sottolineato ieri – scelte molto coerenti. L’opposizione un tanto al chilo ha già mostrato più volte di aver completamente sbagliato bersaglio.
Solo la Sardegna ha vaccinato di meno gli under 60 con Astrazeneca nell’ultimo periodo, tanto che sarebbe facilissimo cambiare vaccino per loro. E questo probabilmente è l’intendimento.

L’Umbria con il suo comportamento serio ha messo in mora Regioni come il Lazio o la Liguria che con i loro “open day” pensavano di aver scoperto l’America. Adesso ecco due Regioni, insieme a tante altre, che hanno problemi enormi con la seconda dose di Astrazeneca: si fa o non si fa?
Con il Ministero della salute che fa capolino tra i titoli scoppiettanti come insensati fuochi d’artificio di tanti mass media, cercando soltanto di non farsi impallinare, senza aver nessuna rotta, senza cercare alcuna mossa coerente e responsabile, ecco che ci affacciamo all’ìnizio di una settimana all’insegna della totale incertezza.
L’Ema non ha lasciato scampo: la breve nota, che ha per evidente obiettivo l’Italia, dice questo: la scienza seria, che finora ha fatto verifiche, ha concluso e la conclusione non può essere messa in discussione ogni giorno. Astrazeneca è valido per «all populations». Over e under 60. Non è u dogma, è però l’unica verifica con un grado di serietà, fatta su larga scala, confrontando numeri e percentuali e prendendo atto che eventi nefasti possono capitare. Come captano con qualunque farmaco di quelli risolutivi per sindromi difficili da curare.
Quale è il problema dell’Italia? Che il processo mediatico-scientifico non ha alcun freno e può minare ogni serio sforzo, con quel caratteristico cinismo ammantato di compassione e umanità.
In questa settimana si dovranno sciogliere i nodi. Toccherà alle Regioni fare le scelte? I governatori prime-donne verranno lasciati liberi di esibirsi in chissà quali can can? Sarà il Ministero a porre paletti senza criterio? Interverrà, come sembra abbia intenzione di fare, il primo ministro dando indicazioni e rassicurando?
Per il momento l’unica notizia in merito è arrivata dal Commissario Figliuolo che conta di avere oltre 20 milioni di dosi Pfizer e Moderna (due vaccini che registrano eventi avversi, ma per ora non al centro dell’attenzione del circo mediatico-scientifico).
Le previsioni più accreditate dicono che l’Italia ridurrà, con disposizione nazionale, al minimo l’uso di Astrazeneca. Quindi nessuna seconda dose e blocco delle prime dosi negli under 60 anni. Ma sarà interessante vedere come si metteranno le Regioni di fronte agli over 60 anni che non vorranno che venga loro somministrata Astrazeneca, per la prima o per la seconda dose, dal momento che l’Italia, contro il parere dell’Europa, ritiene pericoloso quel vaccino.
Il sistema informativo e scientifico in Italia somiglia sempre più a un vascello alla deriva. Difficile riprenderne il timone.

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