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Intesa su Vincenzo Briziarelli nuovo presidente. Ma la questione è quale ruolo dare alla Confindustria del futuro

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Dopo tanti stop and go, rinunce e trattative, individuato un candidato di equilibrio, che arriva dalle storiche Fornaci, oggi alla guida della sezione Laterizi dell’associazione degli imprenditori, ma ora si tratta di individuare una mission coerente

La sede di Confindustria a Perugia (foto unimpiego.it)
di Marco Brunacci

PERUGIA – L’intesa sul nome a questo punto – dicono fonti accreditate – c’è. Si tratta di Vincenzo Briziarelli, nuova generazione della storica famiglia titolare delle Fornaci, oggi alla guida della sezione Laterizi, Manufatti in cemento ed estrattiva. Ma trovato colui che potrebbe ricoprire con successo il ruolo di nuovo presidente, il problema è quello di dare una mission coerente alla Confindustria del futuro, con un certo tipo e livello di rappresentanza.

Briziarelli è il raggiunto equilibrio tra le diverse esigenze. E’ giovane ma esperto e con una famiglia che è parte rilevante della storia nell’industria umbra, viene da un settore provato dalla crisi ma desideroso di uscirne con le chance del Pnrr. E’ espressione del gruppo degli “storici”, rispetto ai “nuovi” che hanno espresso Alunni, presidente uscente, senza dare a intendere, spendendo il suo nome, che sia in corso una grigia restaurazione. Conta per Perugia, dopo il periodo ternano. E magari riuscirà a mettere una toppa a quella gran brutta figura di Confindustria che esce dall’azionariato dell’aeroporto regionale.
Mette d’accordo chi considerava il candidato Bazzica inadatto a guidare una Confindustria ambiziosa e chi diffidava del candidato Mariotti, considerato da sempre molto autonomo.
E’ ritenuto più disponibile dei giovani Margaritelli, in primissima linea nella loro impresa, in questo frangente, dopo la scomparsa del padre e fondatore.
Certo, è espressione del cemento, non del cachemire, ma la transizione ecologica annunciata per i prossimi anni si fa con i lavori pesanti prima che trionfi l’immateriale, l’etereo e il bello.
E allora è fatta? C’è chi ne è certo, la questione però è: quale sarà la Confindustria del futuro e quindi quale ruolo affidare al nuovo presidente, se l’operazione va in porto.
Confindustria continuerà a incamminarsi nel percorso, che alcuni ritengono inevitabile, e finirà per trasformarsi in un sindacato dei medi e piccoli imprenditori, con i grandi che cedono definitivamente alla tentazione di curare personalmente interessi e relazioni per la propria impresa, senza delegare alcunché?
Oppure Confindustria riuscirà, nella piccola Umbria, a tornare a essere interlocutore fondamentale per la politica e per le amministrazioni? Parlerà, ogni volta che è realisticamente possibile, con una voce sola con il sindacato? Manterrà un ruolo di mediazione e di indirizzo nella politica industriale collettiva? O, piuttosto, passerà definitivamente l’idea dell’ognun per sé, dopo la crisi anche nella ripresa?
Ecco la questione. In attesa che venga ufficializzato il presidente, dopo mesi di titubanze, stop and go, timori e trattative.

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