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Il primo re, c’è Alessandro Borghi su Rai Movie

VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | Stasera in tv

di Vittoria Epicoco

PERUGIA – Rai Movie la mette sotto al sette con un colpo di tacco: stasera va in onda Il primo re, di Matteo Rovere, alle 21.10 (attenzione: un film non adatto agli animalisti).
Penultima opera cinematografica di Rovere (2019) Il primo re rievoca la vicenda di Romolo e Remo, nel percorso che ha portato alla fondazione del più grande impero mai conosciuto, Roma.

Già due anni fa, quando cominciò a girare il trailer nelle sale, la sensazione fu quella di trovarsi di fronte ad un film che parlasse d’Italia (quando ancora non era tale) ma che lo facesse con metodo “americaneggiante”; invece l’esperimento del regista fu molto ben riuscito e positivamente accolto sia dalla critica che dal pubblico; Il primo re si classifica infatti come un film storico/epico, e considerando il soggetto narrativo è un dato di fatto che non possa essere che così, tuttavia, il lungometraggio si potrebbe affiancare anche al genere dei colossal storici, pur non trattandosi di un vero e proprio colossal nel senso letterale del termine. Non c’è qui, infatti, l’enorme impiego di mezzi od attori, ma comunque un notevole utilizzo di effetti speciali, e di suggestive scenografie (nonché un discreto budget). Il film, con Alessandro Borghi nei panni del protagonista (e gli è quasi valso il David di Donatello come migliore attore), scevra quasi totalmente dalla regia italiana a cui siamo abituati: Il primo re è stato infatti definito come un “film coraggioso”, proprio per gli elementi fino a qui elencati, e tra cui anche la scelta di utilizzare il protolatino quale idioma principale che, se da una parte permette una immedesimazione, nel tempo e nello spazio, quasi totalizzante, dall’altra, l’impiego obbligato dei sottotitoli tende a distrarre lo spettatore, vincolandolo alla curiosità di sapere cosa stia succedendo, mentre invece preferirebbe poter seguire l’intera scena. Per fortuna, però, la pellicola non si distingue certo per la qualità dei dialoghi, che si presentano in una quantità davvero esigua se contrapposta al ricorso quasi maniacale di scenari naturalistici d’eccezione (il film è stato girato tra le campagne umbre e quelle laziali).

La scarsità dei dialoghi viene ben compensata da Borghi, che qui punta tutto su un’interpretazione più che altro fisica, per la quale potrebbe sembrare aver preso ispirazione sia dal film che è valso l’agognato premio Oscar a Di Caprio, The revenant, di Inarritu, sia dalla più drammatica delle opere di Mel Gibson, The Passion. Anche Alessio Lapice, però, sa il fatto suo; nei panni del fratello di Remo, e alla sua quarta esperienza cinematografica importante, Lapice è una valida spalla sulla quale Borghi può contare, proprio come farebbero due fratelli. Il primo re si colloca in un filone artistico inedito ed innovativo, tipico di registi che non intendono seguire ritmi, stili e temi canonici, ma che inventano un percorso tutto nuovo.

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