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Bori artificiere nella polveriera Pd, ma come riuscirà a non fare Porzi capogruppo in Regione?

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il neosegretario nella tempesta del derby tra Bettarelli e Paparelli e le grane per direzione e segreteria. Però arriva Flagiello. I tre dissidenti rifiutano tutte le offerte da Roma

di Marco Brunacci

PERUGIA – Tommaso Bori è il nuovo segretario regionale del Pd e ci tiene tanto a farlo. Ora merita ogni elogio per il fatto che è giovane, brillante e determinato, che ha preso 6mila preferenze correndo per la Regione. E poco importa che i suoi critici dicano che sa fare solo una opposizione urlata e grillante, segno che si è dimenticato di essere espressione di un partito che in Umbria è stato sempre di governo come anche (quasi sempre) anche in Italia.
Però si è infilato dentro una santabarbara, avendo vinto con un consenso ridotto, anche in virtù del fatto che ha corso senza avversari, ma con (troppi) alleati che adesso reclamano gratitudine da parte sua.

Dopo l’insediamento ha avuto solo grane (tranne una gioia, l’avvicinamento alle sue fila del folignate Flagiello). Deve fare la segreteria e la direzione e non ti dico i pretendenti ai sogli pontifici anche minimi. Ma il mal di testa deve essergli venuto per rispondere alle telefonate del suo acerrimo sostenitore, meno giovane e debuttate per la politica, che è il Fabio Paparelli, il quale non sente storie e sembra molto determinato a pretendere il posto di capogruppo in Assemblea legislatIva.
Un posto che Bori lascerà, come più volte annunciato, facendo ingolosire però anche altri. Per esempio il Bettarelli che scende a Perugia dall’unico avamposto (Città di Castello) che non è caduto sotto il fuoco di fila delle preferenze date dagli elettori ai leghisti e ai Fratelli dì’Italia.
Così è già partito il derby Paparelli-Bettarelli. Il Bettarelli – dicono, ma vai a sapere se è vero – fa girare lettere nelle quali suggerisce al neosegretario di lasciare rapidamente il posto di numero uno in Regione perché ci sono le elezioni a Città di Castello e per la prima volta nella storia cittadina è possibile che il centrodestra spodesti il centrosinistra. Avere un capogruppo tifernate in Regione sarebbe un ricostituente naturale, col valore energizzante di un Tir di Red Bull. Alcuni ribattono che a Città di Castello è meglio trovare il modo non far inquietare il sindaco uscente Luciano Bacchetta per evitare brutte sorprese, piuttosto che fare Bettarelli capogruppo. Ma intanto il derby con Paparelli impazza ed è entusiasmante, non regge alcun pronostico.
Bori ha un altro guaio: dovrà pur spiegare che il capogruppo non sarà scelto con lo stesso criterio con il quale sono state distribuite le cariche (anche la sua) nel primo round in Regione del Pd e cioè in base alle preferenze.
Mantenendo questo criterio, infatti, toccherebbe a Simona Meloni, che sta però già sul suo bel seggiolone di vicepresidente dell’Assemblea legislativa e non risulta intenzionata
a scendere per fare da capogruppo.
Il terzo arrivato è Paparelli, che ha già il delicato ruolo di portavoce dell’opposizione.
E chi è il quarto? Aiuto: trattasi di una quarta (Donatella Porzi) e, oggi come oggi, piuttosto irritabile. Anzi, a dir la verità, se le si avvicina un cerino esplode come cento tric trac e mortaretti.
Sarebbe lei, ragionevolmente, a dover prendere il posto di Bori. Tutto gioca per lei, anche il fattore donna ma qui si sospetta che il Pd lo usi solo per le dichiarazioni ufficiali mentre, all’atto pratica, riservi a signore e signorine posti che nelle lotterie di un tempo si chiamavano “di consolazione”.
La Porzi però sarebbe anche stata nominata come responsabile dell’organizzazione del partito per l’intero centro Italia e quindi il segretario Letta avrebbe puntato su di lei.
Scusate, un difetto ce l’ha. Viene considerata di Base riformista, quindi una di quelle correnti che fecero indignare l’ex segretario nazionale Zingaretti prima che costituesse quelle sue e rendesse risibile ogni polemica sulle correnti medesime.
Insomma: stai a vedere che la Porzi è da considerarsi il candidato, come dire, naturale per la successione a Bori.
Appurato tutto ciò, la scelta è fatta? No, il contrario: significa solo che il giovane e brillante segretario Bori ha un problema in più tra i tanti che gli piovono addosso come goccioloni di una pioggia tropicale. Se prova a sterzare su Porzi, Bettarelli, ma soprattutto Paparelli, se lo mangiano con tutti i panni.
Bori avrà il coraggio di fare il segretario e di decidere secondo i criteri finora adottati e che premiano la Porzi? I bookmakers londinesi danno questa ipotesi come la vittoria della Scozia agli Europei: altamente improbabile. Ma non sarà facile trovare il modo per mettere in fuorigioco l’altra Donatella dell’Assemblea legislativa.
La signora ha preso 9 preferenze in meno di Paparelli lavorando non su metà (più un pezzo) di Umbria, ma su Foligno e dintorni. Con quale scusa la si può escludere?
Non ha neanche sposato la causa dei tre dissidenti che si sono ritirati per protesta dalla gara contro Bori per i noti motivi (Presciutti, De Rebotti, Torrini). E allora già si immagina il neogiovane segretario regionale Bori, in prossime notti insonni, intento a studiare una giustificazione in qualche modo plausibile o almeno presentabile. Se avete un suggerimento indirizzare a casella postale ForzaBori-celapuoifare (No, farla cadere dalle scale insaponate di palazzo Cesaroni per azzopparla non è ammesso. Pensatene un’altra),
Post scriptum/1. I tre dissidenti (Presciutti, De Rebetti, Torrini) si sono recati a Roma su invito delle massime autorità del partito. Non si sa cosa gli sia stato chiesto o cosa – hai visto mai – offerto per fare retromarcia e collaborare con Bori. Però si sa che le autorità nazionali del Pd hanno ottenuto, dai tre, solo tanti “no” su tutto.
Post scriptum/ 2. Un giorno qualcuno si addentrerà nel mistero per cui la segreteria nazionale Pd, anche dopo Zingaretti, ha mollato al suo destino l’Umbria. E magari riuscirà a spiegarlo.

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