in , ,

Aeroporto, Tesei vara una sorta di “Whatever it takes” alla Draghi. La Regione ripiana e rilancia, ora tocca ai Comuni di Perugia e Assisi

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La Giunta sceglie di far decollare lo scalo umbro («costi quel che costi»): una sfida che deve essere vinta, in gioco c’è il futuro dell’economia regionale ed è miope chi non lo vede. Il riferimento ai 60 milioni di soldi investiti negli anni scorsi. Il ruolo chiave di Romizi

di Marco Brunacci

PERUGIA – Aeroporto San Francesco, si volta pagina. Con una scelta che potrà avere grandi implicazioni per il futuro economico dell’Umbria, che potrebbe diventare il volano per il rilancio di tutta l’economia umbra, la giunta regionale decide di mettere soldi nella Sase, attraverso Sviluppumbria per tutto quello che serve a ripianare perdite, a ricapitalizzare e di fatto a reggere la sfida del futuro, almeno più immediato.

Una sorta di “Whatever it takes” alla Mario Draghi per intendersi, non la stessa cosa naturalmente perchè i soldi sono meno, hanno un tetto, non sono certo illimitati, perché in gioco non c’è l’euro e l’Europa di tutti ma la scommessa è grande. E quindi, “Wathever it takes”, “costi quel che costi”, ora l’aeroporto deve decollare. Se la scommessa fallisce, se la sfida verrà persa – lascia intendere la Regione e la sua presidente Tesei – l’Umbria resterà “a terra”, non avrà il suo vettore per sostenere e accompagnare la ripresa, non potrà godere di tutte le ricadute che una infrastrutture di questo tipo consente di avere. Perderà la sua “finestra (piccola, forse sì, però indispensabile) sul mondo”. Per questo la nota della Regione in cui si annuncia la decisione, già anticipata nelle settimane scorse, ha qualcosa della “svolta storica” (relativamente, come ovvio, alla piccola Umbria) e il tono solenne. Per una volta, anche la nota ufficiale ha un suo perché e va letta e riportata.

Dice questo: «La Giunta regionale dell’Umbria, nella seduta straordinaria odierna, ha approvato una delibera di indirizzo della società “in house” Sviluppumbria in merito alla Sase (società che gestisce l’aeroporto San Francesco d’Assisi) di cui la Regione, attraverso la stessa Sviluppumbria, è socia al 35,96%. La crisi pandemica, che ha colpito fortemente il settore del trasporto aereo, ha coinvolto e coinvolge anche la società umbra che gestisce lo scalo umbro, inducendo la Regione a deliberare a favore del ripianamento delle perdite 2020 e alla ricostituzione del capitale sociale Sase eroso dalle perdite stesse, permettendo così la continuità dell’azione della società anche alla luce delle prospettive di ripresa del settore in epoca post pandemica». Spiegazione e giustificazione prima di andare al dunque: «Nella delibera si dà mandato a Sviluppumbria di procedere in tale senso, versando la quota utile a ripianare le perdite e provvedere alla ricostituzione del capitale sociale, nonché di far valere il diritto di prelazione in merito alle quote eventuali non optate dagli altri soci in occasione della ricapitalizzazione». Si risana e si rilancia con tutti i soldi necessari (a suo modo, come detto, un “wathever it takes”): «Con l’atto la Giunta dà mandato di approvare il piano di risanamento 2021 presentato dal Cda di Sase che condurrà al riequilibrio economico finanziario della società. Il documento approvato questa mattina è il culmine di un lungo percorso di cui la Regione Umbria si è fatta promotrice in considerazione della strategicità dello scalo umbro, oltre che del suo interesse pubblico». Non è a caso neanche il riferimento storico (per chi ha orecchie per intendere) alle spese (ingenti) già sostenute negli anni dal pubblico: «Lo scalo, su cui negli ultimi anni sono stati investiti circa 60 milioni di euro pubblici, è una struttura di cui la regione non può privarsi anche per le potenziali ricadute positive sull’economia, per il turismo, per il servizio offerto alla collettività nonché in considerazione della attuale situazione infrastrutturale regionale».

Sì e amen per chi ci crede, pronti alle critiche di chi obietta che il San Francesco non è così indispensabile per l’Umbria e i suoi interessi. Il riferimento ai soci deve esser stato fatto per far fischiare le orecchie almeno a tre di loro: il Comune di Perugia (Romizi), il Comune di Assisi (Proietti) e la Confcommercio del neo presidente Mencaroni. Mencaroni deve convincere a versare denaro nell’operazione i suoi associati ternani, i quali non dimostrano di avere però senso della collettività, che invece in altre occasioni fanno valere eccome. Alla fine è probabile che ci sarà una decurtazione della quota ma Confcommerico resterà nell’azionariato della Sase.
Poi c’è Assisi: qualcuno avrà il coraggio di dire che il San Francesco non serve per l’incoming turistico della città umbra più nota nel mondo? Difficile. Quindi un’altra quota è acquisita. Magari anche qui con un dimagrimento della partecipazione.
Resta il Comune di Perugia: il week end del sindaco Romizi (si deve decidere tutto entro e non oltre la riunione dell’assemblea Sase, fissata per lunedì) sarà intenso, la riflessione profonda, magari – visti i non pochi avversari del progetto – anche un tantino angosciata, ma la domanda alla quale Romizi deve rispondere è la seguente: può la capitale di una regione, la quale giustamente si lamenta di poche attenzione in relazione a certi provvedimenti regionali, che dice non essere consultata quando dovrebbe essere consultata, di non veder riconosciuto il suo ruolo di traino di tutta la comunità regionale, tirarsi indietro e non mettere nel progetto 100mila euro, un impegno davvero minimo di spesa? E questo passaggio, che può sembrare non così decisivo, è invece anche un test per capire se davvero Romizi è un leader con una visione, come in tanti pensavano e pensano ancora.

In ultimo. Chi non ha visione è Confindustria umbra, che probabilmente con la scelta che ha reso già operativo (l’uscita dall’azionariato di Sase) ha mostrato qualcosa di più di un malessere dei soci in questo momento di difficoltà economiche. Ha detto che non ha la forza di fare scelte di prospettiva, che è in grado solo, come associazione, di stare in trincea aspettando tempi migliori, non indicando una strada per avere e dare un futuro all’economia. Un gran brutto segnale. Che ha per altro spaccato in due tronconi Confindustria ma che potrebbe anche segnare il suo destino (pensate quanto sono importanti le scelte sull’aeroporto umbro). Detto crudo: se l’associazione degli imprenditori si tira indietro su una sfida che li riguarda direttamente come la mobilità e la strategia dei collegamenti con l’Europa e il resto del mondo, corre il rischio di diventare marginale rispetto agli imprenditori, che sempre più vorranno (succede in Italia) curare direttamente gli interessi della loro azienda.
Confindustria, percorrendo questa strada, rischia di rimanere un guscio vuoto, ente rappresentante senza rappresentanza.
Molti pensano che nel dopo Alunni (l’attuale presidenza scade tra pochi mesi) ci sarà un ripensamento rispetto a questa decisione. Non verrà cancellato però il fatto: gli imprenditori di una regione che ha necessità assoluta di ripartire che si tirano indietro alla prima sfida concreta.

Ps. Unicredit esce dall’azionariato, ma resterà “sensibile” come banca alle esigenze dello scalo umbro. E si sa quanto ce n’è bisogno.

Trans ecodigital fund, 3,5 milioni dalla Regione: «Soldi a canestrate»

Lanciò bottiglie e bicchieri contro il titolare di un locale: scatta il daspo Willy