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Vaccini, Umbria rapida su over 80 e vulnerabili, ma a scapito della fascia di età 60-69 (quella della presidente della Regione)

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Nella classifica delle regioni, l’Umbria è 19esima (su 21) per i sessantenni. La spiegazione: sono oltre 90mila gli umbri ultraottantenni che al momento sono praticamente tutti vaccinati, almeno con una dose. Decisivo sarà l’ingresso in campo – a giorni – dei farmacisti

di Marco Brunacci

PERUGIA – Come più volte detto, la classifica tra regioni per i vaccini, dopo essere stata importante per far capire chi era in grado di intervenire massicciamente e chi no, adesso ha un senso solo per indicare un trend, per stabilire se ci si mantiene, sempre e comunque, sulla retta via. Tenendo presente che la questione centrale resta quella dell’arrivo delle dosi in maniera sufficiente e ben distribuita nel tempo, per evitare pericolosi “stop and go” nella somministrazione.

E allora merita un’occhiata la cifra complessiva degli interventi vaccinali in Umbria: le 319.234 dosi somministrate (cifra elevata per la piccola Umbria) fanno capire che c’è stato un importante sforzo e che la macchina sta tenendo un ritmo costante, evidentemente grazie a una lavoro attento, condotto senza strappi con il coordinamento metodico e la determinazione del commissario D’Angelo. Anche la scelta di estendere a una platea vasta di cittadini umbri la prima dose (sono in tutto 194.088 su circa 700mila da vaccinare), senza correre subito alla seconda (gli immunizzati totale alle 6.12 del 12 maggio, quindi ultimi dati rilevati dal Ministero, sono 125.146) è equilibrata e di argine al Covid.

VACCINI RISPETTO A ABITANTI

E’ interessante notare che il dato delle vaccinazioni rispetto alla popolazione dice che l’Umbria è sopra la media nazionale, subito davanti alla Lombardia, e alla fine distante solo rispetto a due regioni che hanno fatto le corse alla prima dose, come la Liguria e il Molise (42,58% rispetto al 46 delle due leader della classifica).

FASCIA MIA BELLA FASCIA

Più interessante è vedere da vicino la scelta per fasce d’età (COME DA GRAFICO QUI SOPRA). Dopo l’incerta partenza di tutte le regioni, sulla base delle indicazioni del Governo Conte-Arcuri, l’Umbria ha deciso di porre rimedio alla grave carenza di vaccinazioni nella fascia di popolazione che più ha pagato e continua a pagare al Covid, quella dei super fragili, over 80. Un terribile conto sia in termini di decessi che di ospedalizzazioni che di sindromi severe.
Eccoli gli ottimi risultati ottenuti: l’Umbria è in testa alla classifica se si calcolano sia gli ottantenni che i novantenni. Praticamente va considerata ultimata la partita.
Anche nella fascia dei settantenni, grazie all’intervento dei medici di medicina generale, si è arrivati a risultati rilevanti dopo una partenza lenta.
Questa decisione è stata però pagata con la penalizzazione della fascia di età che va da 69 a 60.

LA CARICA DEI 90MILA

La spiegazione c’è: l’Umbria longeva ha un gran numero di over 80 (oltre 90mila) e anche la fascia dei settantenni è in percentuale superiore a quella di quasi tutte le altre regioni italiane. Va aggiunto che, nella accelerazione imposta verso le categorie a rischio, dopo aver inseguito su indicazione Conte-Arcuri svariate categorie “a rischio” e aver vaccinato trentenni in gran numero (come si vede dalla tabella) l’Umbria ha deciso di privilegiare gli estremamente vulnerabile (più di 60mila), in qualsivoglia fascia di età si trovassero.

ARRIVANO I FARMACISTI

La penalizzazione dei 69-60 è curiosa non fosse altro perchè si tratta della fascia della presidente della giunta regionale Tesei (tra i pochi governatori ancora non vaccinati), ma anche perchè è la vera palla al piede della classifica generale dell’Umbria. Il 19esimo posto tra le regioni italiane in questa fascia di età è un risultato negativo che non consente all’Umbria di tornare a essere sul podio.
Il vulnus va proprio adesso sottolineato perchè è fissato il summit che potrebbe essere determinante per chiudere un accordo, finalmente operativo, con le farmacie, sia quelle private che quelle pubbliche. Ai farmacisti è demandato il compito di accelerare nelle prossime tre settimane sui 69-60. Ai primi di giugno il gap potrebbe già essere, se non interamente colmato, almeno ridotto. Come molto si attende dall’apertura dei centri di vaccinazione presso le aziende.

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