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Ultim’ora/ Incontro positivo: aria di svolta per il futuro delle Acciaierie di Terni. Nel piano industriale c’è subito il ritorno del magnetico

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Con la benedizione del ministro Giorgetti avanza il progetto di inserire Terni nel dossier nazionale Acciaio Italia. Secondo i rumors si fa strada una soluzione sul modello Taranto: il 30% allo Stato, il 52-55% a un Fondo Usa e il restante a Arvedi. Studi milanesi al lavoro

Acciai speciali Terni. Archivio
di Marco Brunacci

PERUGIA – Un’ultim’ora importante rispetto all’articolo pubblicato qualche ora fa sul futuro delle acciaierie di Terni e che lasciamo qui di seguito. E’ andato a buon fine l’incontro ai massimi livelli tra esponenti del Governo e dei soggetti interessati a rilevare le acciaierie di Terni, nell’ambito del rilancio dell’acciaio nazionale, e che fanno capo ad un Fondo, non soltanto finanziario, ma specializzato, con importanti player internazionali del settore e una base negli Usa.

Pochissime le indiscrezioni che filtrano, ma alcune di grande interesse, qualora confermate: non solo c’è stata una interlocuzione molto positiva, ma si è arrivati al punto di prendere in considerazione aspetti del piano industriale che – se le trattativa va a buon fine – verrà posto in essere per l’azienda di Terni.
I soggetti interessati avrebbero assicurato ai rappresentanti del Governo che è loro intenzione, appena terminato l’iter per la eventuale acquisizione – e quindi ragionevolmente non prima della presentazione del bilancio di esercizio di Ast per andare con un timing che si concluderebbe a fine anno – di far leva su un consistente investimento per riportare nel giro di pochi mesi il “magnetico” a Terni.
Questo significa che aumenterebbe in maniera rilevante il ruolo strategico di Terni nell’ambito del dossier nazionale dell’acciaio. Si sa che nei primi anni Duemila, nel contesto di una ristrutturazione aziendale da alcune parti contestata ma condivisa anche dal sindacato, la sezione del “magnetico” prese il volo dalle acciaierie umbre e fu un colpo duro. Il ritorno alle origini permetterebbe anche di salvaguardare l’occupazione, in un momento in cui nel settore si tende a procedere alla riduzione di posti di lavoro.
Nel corso dell’incontro sarebbe emersa anche la volontà dei soggetti interessati all’acquisto di sviluppare – forse con una apposita holding – anche le varie società controllate.
Su qualche punto restano distanze, che però sembrano colmabili. Per esempio sulla composizione del consiglio di amministrazione. Il pubblico chiederebbe, come succede a Taranto, una presenza paritaria nel cda (che dovrebbe essere composto, come a Taranto, da 10 elementi, 5 espressi dal pubblico e 5 dal partner privato, che pure è in maggioranza nell’azionariato) . A Terni, dove le decisioni necessarie sono più tecniche e gestionali e meno politiche, potrebbe finire con un cda formato da 13 elementi, 7 del privato e 6 del pubblico, ma sempre con la massima disposizione all’ascolto di tutti i soci.
Dal punto di vista operativo, dai rumors, si apprende che sarebbero già al lavoro sul progetto alcuni dei più importanti studi professionali milanesi, con il coinvolgimento del rappresentante di J.P. Morgan, la banca di affari americana incaricata da Thyssen della cessione delle Acciaierie di Terni.
Come dicevamo stamane, e potete vedere qui di seguito, la “benedizione” del ministro Giorgetti ha accorciato di molto i tempi per la soluzione di questa delicata vicenda.

di seguito l’articolo di giovedì mattina

Il ministro Giorgetti benedice il progetto dell’acciaio italiano. Per Terni la svolta e già si parla dei nuovi vertici

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Le nuove indiscrezioni confermano tutti gli inside di Cityjournal: lo Stato sarebbe pronto a entrare anche nell’azionariato delle Acciaierie ternane (30%) insieme a un Fondo di grandi player internazionali (52-55%) e al gruppo Arvedi (15-18%). Una manager nordeuropea e un umbro alla guida?

di Marco Brunacci

PERUGIA – Terni e le sue preziose acciaierie. Gli inside di Cityjournal di un anno fa, nel frattempo confermati più volte, con piccole modifiche durante il percorso, prevedono ora un ulteriore, decisivo aggiornamento: il ministro dello sviluppo economico Giorgetti ha messo nero su bianco che il dossier acciaio in Italia è strategico per il Paese e va risolto come una questione unitaria che riguarda Taranto ma anche Piombino e Terni.

ENTRA LO STATO

Il modello è quello attuato a Taranto – sembra evidente – come annunciato da City journal. Quindi ci sarà l’ingresso dello Stato nell’azionariato, qualcosa sul genere della Finsider degli anni passati, ma senza che lo Stato si faccia imprenditore, piuttosto lasci spazio al privato con le sue competenze, per agire secondo logiche di mercato. Un mercato che, in particolar modo per l’acciaio, è mondiale e deve rispondere a standard di produzione e criteri di gestione precisi.
Con la benedizione esplicita di Giorgetti, le operazioni possono essere così accelerate. Abbiamo già detto del modo in cui è stata trovata la soluzione per Taranto e i lettori possono andare a verificare. Ora invece qualche novità sul fronte di Terni.

NOVITÀ PER TERNI

Se non ci saranno improvvisi impedimenti, per la verità non probabili ma pur sempre possibili in una materia così delicata e che investe interessi tanto grandi, i destini delle acciaierie di Terni del futuro saranno nelle mani di un gruppo pubblico-privato, nel quale però il pubblico non deterrà più del 30%, ragionevolmente attraverso Invitalia, come a Taranto, garantendo così solidità e partecipazione nei grandi investimenti necessari per la riconversione green dei siti, senza però essere invasivo.
La gestione tecnica toccherà – stando ai nuovi rumors – a un Fondo costituito per l’occasione da grandi player mondiali dell’acciaio. Si dà per certa la presenza di una multinazionale svizzera, mentre ancora si discute se entreranno gli indiani di Mittal, i giganti di Taranto, magari attraverso la loro controllata francese. La discussione è in corso perché da questo dipende la permanenza o meno, con una quota di minoranza, dei tedeschi di Thyssen per garantire equilibri nelle quote mondiali di acciaio.

UN NUOVO FONDO

Questo Fondo, che garantirebbe altissima competenza nel settore specifico, dovrebbe avere una quota – se si ascoltano gli stessi rumors di prima – pari al 52-55 per cento. Abbastanza per garantirsi una solida maggioranza, ma, come dire, pronta all’ascolto e alla più ampia collaborazione sia con il socio pubblico che con quello che ormai tutti indicano come il partner privato italiano più accreditato ad entrare, quindi il gruppo Arvedi. Al quale verrebbe riservata quindi una quota del 15-18%.

I NUOVI VERTICI

La trattativa sarebbe a un punto così avanzato (con chiusura possibile, se non ci sono impedimenti, già a fine anno) che girano già nomi per i nuovi vertici delle rinascenti acciaierie ternane. Una donna – non la Morselli, come già detto da City journal – ma nordeuropea in qualità di amministratore delegato, insieme a una sorpresa umbra come presidente.
Ancora qualche mese e si vedrà.

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