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Pd, il tam tam rulla: arrivato il primo ricorso contro Bori, mentre viene fissata la data del suo insediamento (il 13 giugno)

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Ed è scontro nell’Alto Trasimeno, con Batino che dà le dimissioni per la sua linea filo-segreteria. Nel primo incontro organizzato dai contestatori di Bori, a Gubbio, a sorpresa spunta Simona Meloni

di Marco Brunacci

PERUGIA – Pd senza pace. Il tam tam rulla e dice che è stato presentato qualche ora fa alla Commissione di garanzia un ricorso che ha come scopo quello di invalidare il risultato del congresso regionale, quello che ha portato meno della metà degli iscritti al partito (erano esclusi i nuovi, dell’ultima campagna di tesseramento) a votare per Tommaso Bori segretario del Pd dell’Umbria.

Il ricorso – da quel poco che si sa – è stato presentato da Perugia, terra di elezioni di Bori e arriva nel momento in cui si stava andando a chiudere la vicenda su intervento della segretaria nazionale. La quale un piccolo sforzo di “buona creanza” l’aveva fatto, mandando messaggi distensivi attraverso l’uomo degli enti locali, Marco Meloni, nel mentre però stabiliva la data dell’assemblea di investitura di Bori: domenica 13 giugno.
Da quel che si sa il ricorso muove precise contestazioni procedurali, ma la Commissione – inutile sottolinearlo – ha ampia facoltà di decisione, essendo i partiti liberi di essere democratici a modo loro.
Si sa invece che il bon ton usato nelle telefonate da Meloni non ha ammansito gli sfidanti di Bori (Presciutti, De Rebotti, Torrini) che si sono ritirati per protestare per come sono stati decisi tempi e modi della vicenda congressuale regionale.
Presciutti, al solito, è il più tranchant: «Se si vuole iniziare una nuova pagina, aspettiamo di ascoltare la verità da Bori». E la verità – insistono gli sfidanti – è che meno di metà dei vecchi iscritti del partito lo hanno votato. E poi il sindaco di Gualdo consiglia a Bori di ricordarsi che «una cosa è essere segretari di partito e una cosa essere comandanti. Ai comandanti rispondono solo le loro truppe». Immagine militaresca ma efficace per dire che non c’è pace alcuna all’ombra della quercia. E che se domenica arriva la nomina ufficiale, le tensioni saranno ancora più forti.
Come è chiaro dal segnale che arriva dall’Alto Trasimeno, dove gli amministratori non hanno gradito le scelte del segretario di zona (l’ammiraglio di lunghissimo corso, Batino), il quale alla fine ha deciso di dimettersi.E quel ramo del Trasimeno è strategico, essendo rimasta di fatto l’ultima terra umbra non colonizzata dal voto leghista.
Intanto, nella prima iniziativa dei contestatori di Bori – a Gubbio – gli organizzatori hanno ravvisato «un’importante voglia di rinnovamento». Cento persone presenti, in sicurezza, a dibattere sui temi veri della sinistra, dicono. E c’era anche Simona Meloni, alfiere del medio-basso Trasimeno che è stato uno dei non molti punti di forza territoriali della non trionfale campagna di Bori per la segreteria.

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