in , ,

Nuovo Pd umbro? No, è nato il Pb (Paparelli-Bori). La marcia è stata poco trionfale, ma è forte del fatto che Letta ha ben altri guai

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il neosegretario regionale, candidato unico per ritiro degli avversari (il giovane talento Tommaso Bori), è stato votato solo dal 46,98% degli iscritti del 2019 e non può portare neanche i 250 delegati come da statuto in assemblea. Gli oppositori: subito al via iniziative nelle piazze per un partito “aperto”

di Marco Brunacci

PERUGIA – A parlare siano i numeri: nei congressi di circolo del Pd dell’Umbria ha votato soltanto il 50,12 per cento dei 6109 militanti ammessi alle urne e che risultavano iscritti alla fine del 2019.

Hanno esplicitamente indicato Tommaso Bori, candidato unico alla segreteria regionale in conseguenza al ritiro per protesta degli altri tre – Presciutti, De Rebotti e Turrini – in 2890, il 46,98% degli iscritti del 2019. Coloro che hanno preso la tessera nell’anno in corso, nella campagna appena terminata, non hanno potuto esprimersi, A Perugia (terra natale di Bori) ha votato solo un terzo degli aventi diritto. A Narni e Gualdo Tadino, Castiglion del lago ci si è fermati a molto di meno. In  verità i numeri complessivi potrebbero essere ritoccati in basso per un ricorso per irregolarità del congresso di Nocera. PERUGIA AVARAVa segnalato che il record di consensi Bori lo ha ottenuto dal suo più accanito sostenitore, Paparelli, a Terni, città nella quale ha votato più della metà degli aventi diritto, ma che è anche il partito che ha avuto il peggior risultato umbro nelle ultime tornate elettorali locali.In attesa che un qualunque congresso incoroni Bori segretario-trionfatore, c’è un’altra grana procedurale: l’assemblea del nuovo Pd targato Bori-Paparelli, con uno spruzzo di Ascani, non è in grado di portare i 250 delegati previsti, perchè la lista Bori dei trionfatori ne prevede 230.  Come si farà? Lo diranno a Roma. E’ allora esagerato dire che il Pd umbro è diventato il Pb (Paparelli-Bori)? Mah.

GUAI AI  VINTI

Tanto più che Bori, indubitabilmente brillante giovane talento emergente, non sembra davvero avere intenzione di dialogare con le altre “anime” del Pd umbro che non si sono schierate per lui, contraddicendo una prassi – magari interessata e perfino qualche volta ipocrita –  di aprire agli avversari. Bori ha fatto studi classici, prima di diventare medico, magari gli è rimasto impresso il “vae victis” di Brenno.Bori ha il vantaggio e il limite di essere cresciuto nella prima generazione della sinistra umbra perdente (e che, se si danno per buoni certi sondaggi, continuerà a perdere per parecchio tempo), prima a Perugia e poi in Regione, ha fatto solo esercizi e compiti a casa nella materia dell’opposizione, sbirciando e a volte copiando dal foglio dei compagni di banco grillini. 

“TESEI FORTUNATA”

Una vecchia volpe della prima ora dei centrodestri umbri dice che il successo di Bori rientra tra le fortune di Donatella Tesei, che il Signore glielo mantenga come oppositore il più a lungo possibile, a garanzia della sua inamovibilità. Ma magari si sbaglia.Certo il suo avversario ritirato Presciutti, sindaco di Gualdo, non ci è andato leggero, quando commentando i risultato dei circoli, e in attesa del congresso regionale della consacrazione, ha detto che “Bori era partito per una cavalcata trionfale e si è trovato a spaccare l’atomo”.  E il Presciutti non si ferma qui: annuncia che “da semplici militanti, fedeli al Pd, non daremo tregua”. Partiranno dal prossimi fine settimana iniziative pubbliche, “soprattutto di ascolto”, dice  Presciutti anche a nome degli altri oppositori, dentro e fuori il Pd. Nel nome di un partito davvero aperto.

AGORÀ, LA CORRENTE LETTA

Il futuro del Pd o Pb? Ci sarebbero – dicono gli oppositori – spazio per un intervento del partito da Roma. Ma niente lo fa pensare, almeno in questa fase. Il segretario nazionale Enrico Letta ha tali e tante grane che non pensa certo all’Umbria. Enrico Rossi, il commissario finalmente libero di tornare ai casi suoi in Toscana, viene segnalato in fuga e si sarebbe messo al riparo nazionale, dopo essersi giocato la nomination alle suppletive per la Camera nel collegio di Siena, infilandosi nella corrente di nome “Agorà” di Zingaretti, che scippa il marchio di fabbrica con il quale Letta era arrivato da Parigi. Quindi, lunga vita a Bori e al suo nuovo Pd (o Pb che sia). Almeno per ora.

David di Donatello, Mattarella: «Segnale di speranza»

David di Donatello, Monica Bellucci in biondo. Gepi Cucciari scherza: «Un saluto a Ivana Spagna»