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Luana e Christian, morti sul lavoro. «Emergenza infinita»

Cgil: «Intollerabile che si continui a morire come 50 anni fa». A Perugia, due casi in tre mesi

PERUGIA – «La morte di Luana, la giovanissima operaia tessile di Prato schiacciata dall’ingranaggio di un orditoio, seguita a distanza di poche ora da quella di un altro operaio, Christian, a Busto Arsizio, hanno riacceso i riflettori su un tema che in realtà non dovrebbe mai essere dimenticato, quello degli infortuni e delle morti sul lavoro, una piaga da debellare anche sul nostro territorio».

Lo scrivono in una nota Filippo Ciavaglia, segretario generale della Cgil di Perugia, e Angelo Scatena, responsabile sicurezza sul lavoro per la Camera del Lavoro provinciale. «La morte di Luana, questa assurda tragedia, poteva essere evitata, come ogni altra morte sul lavoro. Anche in provincia di Perugia, nei primi tre mesi dell’anno ne abbiamo avute due, a cui si aggiungono 1612 denunce di infortunio, senza contare naturalmente gli effetti devastanti del Covid, spesso contratto sul posto di lavoro». Nel solo mese di marzo in provincia di Perugia si sono registrati 457 infortuni, contro i 376 di marzo 2020. «È evidente che la ripartenza dell’economia, che è certamente una buona notizia, rischia di portarsi dietro anche effetti nefasti sul piano della salute e della sicurezza – continuano i due sindacalisti Cgil – Noi crediamo che invece la ripartenza debba coincidere con un cambio netto sull’organizzazione del lavoro, sugli investimenti in sicurezza, sulla formazione».
La Cgil sottolinea infatti che sono le 3 motivazioni principali alla base degli infortuni, rilevabili dalle denunce presentate all’Inail: mancato rispetto delle norme sui dispositivi di sicurezza da parte dei datori di lavoro; età avanzata dei lavoratori; giovani non formati (spesso stranieri e con rapporti precari). «È intollerabile – concludono Ciavaglia e Scatena – che ancora oggi si muoia per le stesse ragioni e allo stesso modo di cinquant’anni fa: per lo schiacciamento in un macchinario, per la caduta da un tetto. Non sembra cambiato niente, nonostante lo sviluppo tecnologico dei macchinari e dei sistemi di sicurezza. Ma cambiare si può e la strada per farlo va nella direzione della legalità e della contrattazione. Su questo chiamiamo a responsabilità prima di tutto noi stessi e le nostre controparti datoriali: facciamo sì che il 2021 sia un anno di rinascita anche sul fronte della sicurezza e della salute di chi lavora».

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