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Il Covid allenta la presa ma si sente l’effetto scuola. E le vaccinazioni filano veloci ma mancano 105mila prime dosi per i 280mila over 60

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | I numeri del contagio: 65 casi e 95 guariti, nessun decesso. Risalgono i ricoveri, scendono gli attualmente positivi (2851). Per i vaccini, l’Umbria sempre col turbo ma paga l’aver dato retta al precedente Governo. Ecco tutti i dati

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | I numeri del contagio: 65 casi e 95 guariti, nessun decesso. Risalgono i ricoveri, scendono gli attualmente positivi (2851). Per i vaccini, l’Umbria sempre col turbo ma paga l’aver dato retta al precedente Governo. Ecco tutti i dati

di Marco Brunacci

PERUGIA – Week end di festa, utile per una breve riflessione sui numeri dei Covid. Intanto nelle ultime 24 ore nessun decesso, è la terza volta nell’ultimo mese. Una gran bella cosa. Poi 65 casi, non pochi. Ma anche 95 guariti. Il numero dei tamponi: 1765, per una festività non male, anche continuando a fare quella distinzione a capocchia tra i molecolari (802) e i test antigenici (il resto), che sempre risultato positivo danno. In calo gli attualmente positivi: 2851. Per la curva è importante.

Le note meno positive vengono dai ricoveri, ma anche qui è una sorta di caratteristica dei giorni festivi: tornano a quota 200 i posti letto ordinari, di cui però 31 sono di terapia intensiva che è la situazione di una settimana fa.
Conclusione: il trend è a scendere, continua ad allentarsi la morsa del Covid ma molto lentamente, comunque più lentamente di qualche settimana fa e comunque più lentamente di quanto era possibile attendersi. Resta da dire che l’unica novità rispetto a 10 giorni fa, non sono certo le riaperture, minime e recentissime, di bar e ristoranti e negozi vari, quanto piuttosto un effetto scuola che ormai va considerato come da scontare sul numero complessivo dei contagi, sperando che non incida sui ricoveri.
E la questione ricoveri, apre una finestra sui numeri dei vaccini: l’Umbria continua a girare su medie record di utilizzo delle dosi arrivate, ben sopra il 90%. Si è già detto che chi (come ultimamente la Liguria), per recuperare va sopra il 95% di utilizzo lo fa sapendo bene che deve poi rallentare per non incidere sulle scorte obbligatorie (l’Umbria nell’ultimo report è al terzo posto in Italia). Ma nel sottolineare che la campagna vaccinale umbra è andata e continua ad andare su livelli molto soddisfacenti bisogna però prendere atto, una volta per tutte, che l’aver dato retta, ad inizio campagna vaccinale, alle indicazioni ondivaghe del tandem Conte-Arcuri è stato deleterio. E l’aggettivo non è esagerato, perché l’Umbria, Regione che ha cercato sempre un dialogo col Governo centrale, si ritrova ad aver vaccinato una quantità di persone che non hanno – come dire – una funzione emergenziale contro il virus. Va bene ovviamente la categoria super esposta dei sanitari, ma già sulla scuola c’è stato un enorme equivoco e anche sulle forze dell’ordine probabilmente bisognava essere più selettivi, sapendo che è minima la possibilità di avere un caso grave tra persone in buona salute (quindi escluse quelle con patologie) che hanno meno di 45 anni.
E l’Umbria si ritrova a questo punto, pur andando di gran carriera, con più cinquantenni (27665) che sessantenni vaccinati (23660), mentre i settantenni, da quando sono scesi in campo i medici di medicina generale, stanno correndo verso l’immunità (50927), ma – badate bene – che quelli che hanno avuto una dose doppia, quindi definitivamente immunizzati (6094), sono di molto inferiori ai cinquantenni (9765) e addirittura ai quarantenni (7.486).
Sapendo quali sono la fasce d’età ad altissimo rischio è chiaro che dar retta alle indicazioni del precedente Governo è stato un handicap forte che la campagna vaccinale umbra continua a scontare, come per altro come succede in altre regioni.
La grande accelerazione che c’è stata in Umbria sugli over 80 non ha ancora permesso di chiudere la pratica più delicata perché, al momento, siamo arrivati a poco meno di 75mila vaccinazioni, mentre ne servirebbero 90 mila.
Una certa qual ripartenza dei casi – soprattutto legati alla scuola – diventa un gran problema se si incrocia con i più fragili di tutti che non sono ancora vaccinati.
Il commissario Figliuolo ha recentemente introdotto la categoria degli over 65, che è quella con un rischio-età nel contrarre in maniera grave la sindrome da Covid. Anche qui sono evidenti gli errori del passato:. Nonostante l’Umbria abbia vaccinato oltre il 30% della popolazione vaccinabile (dagli 880mila abitanti vanno esclusi gli under 16) almeno con una dose – 219.008 di cui 93627 con seconda dose – deve ancora rincorrere il traguardo dei suoi 227 mila over 65.
Naturalmente anche Figliuolo si è lasciato prendere da qualche teoria immaginifica dello scienziato di turno: l’età, insieme alle patologie gravi, è il fattore di rischio vero col Covid. Quindi, dato che il crudo elenco dei casi dice che oltre i 60 anni un rischio lo si corre, si dovrà presto tornare ai sessantenni come categoria urgente prima di dedicarsi a chissà quale ipotesi vaccinatoria nuova, indicata da chissà quale genio di quale Cts. Non sono forse bastate le centinaia di migliaia di impiegati di scuola, università, pubblico impiego vario e anche sanità che rischiavano assai meno delle cassiere e cassieri di supermercato, ad evitare che si procedesse presto e bene?
Questo vuol dire che in Umbria si dovrà far fronte, per abbattere i rischi in maniera perentoria, a 280mila vaccinazioni. Per ora, nelle categorie a rischio età, quindi da 60 anni in su, i vaccinati sono meno di 175mila. Va anche aggiunto che c’è urgenza anche per gli estremamente fragili, altre 64 mila persone. Come si capisce, per quanto stia filando veloce come in poche altre parti d’Italia, la campagna vaccinale umbra paga gli errori del Governo del passato -un giorno bisognerà raccontarli tutti per non dimenticarli – e l’avergli dato retta e poi ovviamente sconta l’arrivo ancora lento delle nuovi dosi.
L’essere tra le regioni virtuose non basta a mettere la popolazione in sicurezza, anche se a maggio, in verità, si attende un vera primavera per le vaccinazioni, a cominciare dalla novità delle somministrazioni nei luoghi di lavoro.

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