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Figliuolo: «L’Umbria coerente, risultato ottenuto». Le medaglie del generale alle scelte della Regione su anziani e fragili

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il commissario nazionale azzera l’opposizione urlata e grillante (alla quale resta la compagnia degli “indignati da buffet”) ma annuncia: siamo realistici, qui dosi per non più di 12-13mila somministrazioni al giorno

di Marco Brunacci

PERUGIA – Che cosa è successo con la visita del commissario nazionale all’emergenza Covid, Figliuolo in Umbria. Riassunto per i distratti e chi non ha capito, monito per l’opposizione a far meglio l’opposizione, piccolo vademecum per gli organizzatori di rinfreschi per risparmiarci ondate di indignati da buffet.

COSA HA DETTO

Parole e musica (per le orecchio dei governanti umbri) del commissario nazionale all’emergenza Covid: «L’Umbria, come altre regioni, non è partita subito, di scatto, è partita lentamente anche perché all’inizio il piano non era chiaro, poi è stato chiarito e si è capito dove andare a battere… L’Umbria oggi ha messo in sicurezza gran parte di quelli che avevano maggiore necessità di essere messi in sicurezza… Il maratoneta Umbria ha ottenuto il risultato».
Ancora: «Dobbiamo fare numeri ma anche qualità nell’intervento vaccinale. Noi dobbiamo agire prima di tutto in favore degli elementi più deboli che possono avere dalla malattia le conseguenze più severe. Non dobbiamo lasciare indietro nessuno soprattutto i fragili e i più vulnerabili, a partire dagli anziani».
Poi: «Con la presidente Tesei ho una lunga conoscenza di tipo professionale, da quando era presidente della Commissione difesa del Senato. Con lei è sempre un piacere interloquire perchè abbiamo entrambi le idee chiare».
Avanti: «Come giudico il meccanismo delle preadesioni. I sistemi organizzativi vanno testate. Ne parlavo con il commissario D’Angelo, che mi diceva di essere per l’appunto flessibile. Pienamente d’accordo: le norme le fanno gli uomini per il bene degli uomini. Devono funzionare».
Più avanti ancora: «Noi avremo presto altri 20 milioni di dosi. Le regioni chiedono vaccini, ma è chiaro che noi dobbiamo stare con i piedi per terra. Se una regione (i numeri sono quelli dell’Umbria, ndr) vuole avere dosi per ventimila somministrazioni al giorno diciamo che al momento non è realistico. Forse dovremo fermarci a 12-13mila, ma l’importante è il risultato».
Gran finale: «Devo dare atto alla Regione Umbria di aver seguito il piano vaccinale in maniera coerente. E alla fine i risultati parlano. L’Umbria i risultati li ha ottenuti e li sta ottenendo. Così usciremo da questa fase emergenziale».

COSA HA FATTO

Il commissario Figliuolo ha detto più di quanto poteva essere nelle più rosse previsioni dei governanti umbre. Non parole al vento, riconoscimenti generici, ma medagli da mettere al petto (e lui ne ha) più precise indicazioni.
Ecco allora che il passaggio di Figliuolo – e questo è quello che ha fatto – è diventato un uragano nello spazzare via l’opposizione un tanto al chilo, che è contro purchessia, che – come City journal ripete da mesi – non serve mai e men che meno in tempi di pandemia. E questo perchè alimenta un baccano perenne, finendo col ridurre al silenzio anche le opposizioni ragionate.
Da oggi tutte le persone che hanno a cuore l’Umbria dovranno prendere atto che la partenza del piano vaccinale è stata infelice ma la colpa dell’Umbria era solo quella di dar retta al “duo maraviglia” Conte-Arcuri. Poi la scelta di privilegiare in tutto e per tutto gli over 70 anni e gli estremamente vulnerabili è stata non solo nobile, ma anche con importanti conseguenze pratiche: le categoria avvantaggiate sono quelle che più rischiano col Covid e, nel contempo, più tengono alto il livello dell’emergenza.
I sessantenni sacrificati (ma non più tanto da ieri l’altro, quando sono state recuperate due posizioni nella classifica delle regioni) saranno solidali. A sinistra una volta erano solidali per definizione. Adesso boh. Sentire la Cgil se ritengono sbagliato dare la precedenza ad anziani, disabili, malati di patologie gravi.
Il passaggio di Figliuolo ha fatto poi di D’Angelo (commissario umbro anti Covid) un uomo felice. Condivisione delle strategie applicate. E condivisione pure della flessibilità dei sistemi organizzativi.
Anche se il commissario umbro dovrà ora prendere atto che non è più 18mila la quota giornaliera cui può aspirare l’Umbria ma “12-13 mila”. Magari, tirando la giacchetta al generale, si arriva a 15mila. Ma l’importante è non avere battute dì arresto.
Tra poco City journal offrirà ai suoi lettori numeri e previsioni sul piano vaccini umbro. Anticipiamo che – seguendo il trend attuale, senza neanche migliorarlo – l’immunità di gregge nella regione arriverà ben prima che nel resto d’Italia.

COSA HA MANGIATO

A chi preferisce la forma alla sostanza, è piaciuta da morire la foto del buffet allestito per Figliuolo al Creo (ospedale di Perugia), nel quale non si sa bene se le distanze di sicurezza fossero rispettate al centimetro quadrato.
I direttori generali di ospedali devono essere valutati per ben altre cose. Però, qualora volessero allestire rinfreschi, si facciano affiancare, non dal primo che passa, ma da esperti in tranelli mediatici. Se no, poi, chi li regge gli indignati da buffet.

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