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Crudelia è al cinema. E, francamente, non le piace aspettare

VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | Il film Disney con Emma Stone e quell’escamotage narrativo: è crudele davvero, sì o no?

di Vittoria Epicoco

PERUGIA – Baronessa: «Qual è il tuo nome». Estella: «Cruella!»

È certamente meno orecchiabile di “Crudelia” (ugualmente strambo), ma questo è il nome originale della cattiva Disney più fashion dello Studio e che, questa volta, si è deciso di mantenere tale, senza troppi adattamenti (titolo a parte). E Cruella è tornata in grande stile: il suo. Disney traccia quindi le origini della villain e, come sempre, lo fa a modo suo. È la prima volta, infatti, che sappiamo qualcosa a proposito di Crudelia – ehm, Cruella –, in modo più approfondito.
Troppo difficile, però, presentare in due righe la trama senza incappare ingenuamente in spoiler di ogni sorta; ci limiteremo perciò a creare un po’ di suspense, dicendo semplicemente: Cruella, nata Estella, passando così direttamente alla “scheda tecnica”.

Il live-action potrebbe dirsi costruito sulla falsa riga de Il diavolo veste Prada, dove Miranda Priestly, alias Meryl Streep, è qui sostituita (egregiamente) da Emma Thompson, alias Baronessa von Hellman; mentre l’ingenua Andy/Anne Hathaway – naturalmente perseguendo su questo continuum tra i due lungometraggi – vede con Emma Stone/Cruella/Estella, una vera e propria rivoluzione. Se la dolce Andy, infatti, emerge pur restando entro certi confini morali, lo stesso certo non può dirsi di Estella, che non sempre prende positivamente le brutte notizie.
Al di fuori della similitudine con The devil wears Prada però, che è comunque utile tenere a mente, Disney segna una vera e propria doppietta con le due Emma; ad entrambe il ruolo calza a pennello (per rimanere coerenti): due altezzose primedonne determinate e disposte a tutto pur di conquistarsi l’attenzione del pubblico – in sala e non – ma proprio a tutto! E non solo primedonne negli atteggiamenti, soprattutto protagoniste assolute nel film d’animazione, a confermare la perenne tendenza Disney nel porre la donna quale fulcro attorno al quale fare articolare la narrazione, anche se certamente donne molto differenti rispetto alle prime Principesse Disney.
Ma un ambito non esclude l’altro, e ben ne è consapevole lo Studio che, molto spesso e audacemente, mescola i temi più controversi della società contemporanea aggiungendo qui, a quello del femminismo, anche il tema della diversità. Dopotutto la stessa Estella è una “diversa” (già i suoi capelli sono interesse per molti occhi indiscreti) che, per adeguarsi alla società, tenta di vivere secondo canoni prestabiliti, reprimendo parte della sua vera natura. Una condizione evidentemente non compatibile con il concetto del “per sempre”, proprio per gli inaspettati risvolti che la vicenda seguirà; una vicenda che non mancherà di far sorridere. Gaspare e Orazio (evidentemente Jasper e Horace nel nuovo live-action) sono qui l’incarnazione dello humor inglese: non farebbero ridere ma fanno ridere. Goffi e sbadati, sono l’antitesi perfetta di Estella/Cruella, lei invece maniaca del controllo e del portare avanti le cose con un certo rigore.

Nelle due ore in compagnia di Cruella, Disney disegna meticolosamente la genesi della propria villain, smentendo con abilità anche la leggenda che la vorrebbe crudele come l’abbiamo conosciuta ne La carica dei cento e uno, del 1961, e trovando un ingegnoso escamotage narrativo per arrivare all’origine del nome.
Cruella De Vil è al cinema, e onestamente a lei non piace affatto aspettare.

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