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Covid, il Gimbe promuove l’Umbria, curve in calo con tanti tamponi. Vaccini, il day delle polemiche

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Bene la regione sui nuovi casi per 100mila abitanti e per incremento di casi nell’ultima settimana. Calo netto dei ricoveri. Dosi e somministrazioni: si gioca con i numeri

di Marco Brunacci

PERUGIA – L’Umbria e la battaglia anti Covid. Una riflessione sui vaccini l’abbiamo fatta ieri. La penalizzazione della fascia 69-60, giustificata con il gran numero degli over 80 (praticamente determinati e ben 91mila in Umbria) e con l’attenzione speciale per gli estremamente vulnerabili di tutte le età i quali sono state istituite due giornate speciali di vaccinazioni (una che c’è stata il 9 e l’altra domenica 16). Ma anche dovute alla partenza imposta dal precedente Governo Conte-Arcuri (e però accettata alla lettera dalla Regione), il quale si è attardato con le “categorie” (con un valore emergenziale che ha solo quella dei sanitari) invece di puntare sulle fasce d’età.

Ma la Regione, così facendo, ha lasciato spazio alle obiezioni del presidente di centrosinistra della Provincia di Perugia e sindaco di Città di Castellio, Luciano Bacchetta, che, in una dichiarazione all’Ansa, ha tirato fuori i 40enni che Figliuolo vuol far prenotare per il vaccino da lunedì prossimo e per i quali il Lazio sta stendendo tappetti rossi.
Ora tra la propaganda e i reali limiti dell’intervento dell’Umbria c’è un evidente spazio da colmare: il Lazio è dietro rispetto all’Umbria sugli over 80, che sono a rischio vita o ospedalizzazione o conseguenze severe da virus, e si lancia sui quarantenni che hanno rischi minimi? E’ forse questa una scelta avveduta?
E comunque va sempre sottolineato che il vulnus sulle vaccinazioni è dovuto alla falsa partenza da disposizioni del Governo precedente. Ora invece il nodo è quello della mancanza di dosi sufficienti e questo non permette di andare a pieno regime, come molte Regioni potrebbero fare (Bacchetta sostiene che gli umbri starebbero andando in Toscana, ma ha visto bene i numeri dei vicini?).
Ma tra vero e falso è certo che la campagna vaccinale umbra ha bisogno di una nuova regolata e una spinta diversa. Si attende la discesa in campo dei farmacisti mentre anche l’uso dei medici di medicina generale è al momento col freno a mano tirato (la Regione dice che la colpa è delle poche dosi).
Su alcuni dati positivi merita però di riflettere: innanzitutto il dato dei tamponi: non solo i casi diminuiscono in Umbria con trend costante e comunque con numeri in assoluto confortanti, ma diminuiscono a fronte di una quantità di tamponi sempre molto elevata, da record nazionale. È interessante riportare il check dell’altro ieri perché significativo: l’Umbria ha eseguito 891 test per ogni centomila abitanti. La seconda regione d’Italia in questa classifica (il Veneto) ne ha eseguiti 718. Il Lazio si ferma a 605. In fondo alla classifica i 136 per centomila abitanti del piccolo Molise e i 173 della Calabria. Ma anche le vicine Toscana e Emilia Romagna non si mostrano lanciate nelle verifiche e i test non arrivano a 600.

Un segnale per dire che la guardia qui rimane molto alta e che i buoni numeri sono veritieri perché a fronte di verifiche capillari.
Anche dalla Fondazione Gimbe (che ieri ha certificato come l’Rt sanitario, quindi la netta diminuzione di ospedalizzati, in posti letto normali e nelle e terapie intensive, sia in calo costante e molto netto da almeno due settimane) arrivano numeri confortanti per l’Umbria: il dato dei nuovi casi per 100mila abitanti nelle ultime due settimane e quelli per incremento percentuale dei casi nell’ultima settimana indicano come l’Umbria sia nel gruppetto di testa delle Regioni in questo delicatissimo Giro d’Italia. Meglio dell’Umbria ci sono soltanto Alto Adige e Molise (ma attenti al pochi tamponi fatti) e il Friuli Venezia Giulia (anche qui con tamponi ridotti) L’Umbria è ben al di sotto della media nazionale con 290 casi per 100mila abitanti nell’incremento e questo consente di riflettere su un allentamento ulteriore dei provvedimenti.
E anche l’Rt sanitario premia gli sforzi fatto allorché sono arrivate massicciamente da queste parti le varianti: e allora le 146 ospedalizzazioni complessive (con 21 in terapia intensiva) dell’ultimo bollettino sono la dimostrazione che c’è un allentamento della morsa del virus. Aggiungendo che da due settimane il numero di decessi, spesso è a zero, e comunque sempre molto ristretto.

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