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This is us, politically correct ma q.b.

VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | La serie tv trasmessa su Fox da Sky: perché vederla (e non solo per Milo Ventimiglia)

VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | La serie tv trasmessa su Fox da Sky: perché vederla (e non solo per Milo Ventimiglia)

di Vittoria Epicoco

PERUGIA – Un prodotto televisivo poco inflazionato ma comunque denso di contenuti e di spunti di riflessione, è certamente This is us, serie tv statunitense ideata dal regista e sceneggiatore Dan Fogelman e trasmessa in Italia su FOX, Sky.

Un cast corale decisamente insolito: a distanza di tempo dalle Gilmore girls, infatti, quando era uno scapestrato senza arte né parte, Milo Ventimiglia torna questa volta nei panni del pater familias Jack Pearson, affiancato dalla moglie Rebecca (Mandy Moore). Si tratta qui di un dramma familiare articolato su tre archi temporali.

LA TRAMA

Jack e Rebecca sono novelli sposi, giovani e spensierati, fin quando lei rimane incinta di tre gemelli. Il giorno del parto, e anche compleanno di Jack, le cose si complicano durante il travaglio ed uno dei bambini non sopravvive. Tuttavia i due neo-genitori tornano a casa con tre bambini: quello stesso giorno, infatti, un pompiere di una caserma vicina aveva portato in ospedale un bambino afroamericano abbandonato dal padre naturale; Jack e Rebecca decidono di adottarlo.
36 anni dopo, nel presente, Kevin (Justin Hartley), Kate (Chrissy Metz) e Randall (Sterling K. Brown) vivono in diverse città degli Stati Uniti. Kevin è un noto attore insoddisfatto sia della propria vita privata che di quella professionale, Kate, vittima del suo stesso vittimismo, combatte con la propria obesità vivendo un circolo vizioso, mentre Randall è un marito premuroso e un affettuoso padre di famiglia, ossessivamente alla ricerca del padre biologico, per tutti quegli anni rimasto solamente un desiderio inespresso.
La narrazione si sviluppa sui tre archi temporali, con flashback nel passato, ripercussioni sul presente ed eventuali condizionamenti nel futuro.

PERCHÈ GUARDARE THIS IS US

Non si è ancora arrivati alla stagione conclusiva, eppure vale comunque la pena spendere due parole su questo prodotto televisivo.
Potremmo definire This is us come l’antitesi alla sitcom Modern family, quest’ultima realizzata proprio con l’intento di scardinare quelli che sono i canoni tradizionali della famiglia occidentale, in costante cambiamento. This is us si colloca all’estremo opposto: una famiglia – cosiddetta – tradizionale, che certo non manca di imperfezioni, anzi, i Pearson incarnano in modo perfetto quelle imperfezioni, quelle dinamiche familiari che rendono una famiglia tale, e troppo spesso sostituite per inseguire l’utopia di una famiglia stile Mulino Bianco. In effetti stupisce che, nell’era in cui la si cerca di demolire, le emittenti televisive statunitensi politicalcorrettiste per eccellenza, trasmettano una serie tv che narra di una famiglia – più o meno – tradizionale, ma a noi non importa e per questo ne esalteremo tutti gli aspetti positivi, perché di negativi proprio non ne abbiamo trovati.

EQUILIBRI DI COPPIA, GENITORIALITÀ E FIGLIOLANZA, DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE

Come già detto, la serie non si presenta come un decalogo di prescrizioni riguardo la perfezione della famiglia, ma anzi ne evidenzia tutti gli aspetti che possono perfino minare la vita di ogni individuo, se non debitamente risolti alla radice. Tra le tante difficoltà d’essere genitori, come insegnare la condivisione e la solidarietà tra fratelli e sorelle, restare (e stare) nei ruoli di madre e di padre senza mai essere amici, affrontare l’imprevedibilità che anima gli adolescenti e lasciare andare i figli accettando che non c’è alcuna proprietà su di loro, v’è anche quella di rimanere nel frattempo coppia, squadra che insieme pensa e insieme agisce; e alla genitorialità si accosta poi proprio l’aspetto dell’essere figli (adottivi e non, in questo caso) dove però l’interdipendenza rischia di sfociare in rapporti estremamente nocivi, alimentando paradossalmente un continuo senso dell’abbandono. E così, quando un figlio che diventa genitore prova a discostarsi totalmente dal proprio padre, cade nel tranello di commettere i medesimi errori senza neanche accorgersene. E così di generazione in generazione…

POLITICAL CORRECT SÌ, MA Q.B.

Imbattersi in un prodotto televisivo che non ne sia condita con almeno un pizzico è oggi impossibile, ma la bellezza di This is us è che Dan Fogelman non ne fa un’esagerazione; ne semina qualche germoglio qua e là senza però mai farlo fiorire del tutto.
Così, in una quinta stagione totalmente rispettosa dei protocolli Covid-19 (anche troppo, quasi fastidioso a dire il vero in alcuni casi), fa capolino l’episodio di George Floyd, pur senza eccessiva enfasi, oltre ai ridondanti temi di inclusione e disuguaglianza dei quali molti registi oggi cavalcano l’onda. Da fotografia e montaggio emerge infine una chiara ambizione alla semplicità; certo la serie non vincerà mai un Golden Globe per i migliori effetti speciali né per i costumi, ma l’interpretazione del cast corale rende tutto ciò assolutamente non necessario. Genuinità e quotidianità sono le keywords per This is us, che si fa semplicemente finestra sull’ordinarietà del tran tran familiare, con i suoi pro e contro, gli alti e bassi. E in ogni caso, anche senza Golden Globe, la serie è stata accolta molto positivamente sia dal pubblico che dalla critica.
Perché This is us è proprio questo: “siamo noi”.

#thisisus #vistidavittoria

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