«Siamo l’Isis, pagaci o facciamo del male alla tua famiglia»

6 Aprile 2021

La firma in arabo per una tentata estorsione

SPOLETO (Perugia) – Si finge dell’Isis per estorcere soldi a un imprenditore, ma finisce a processo: nei guai un sessantenne, ex imprenditore.

La storia arriva da Spoleto, dove alla fine del 2019 un imprenditore riceve una lettera nella quale sedicenti appartenenti all’Isis chiedono una somma ingente di denaro minacciando, in caso non venisse soddisfatta la richiesta, ritorsioni violente nei confronti della sua famiglia. La lettera – firmata con un nome arabo – richiede la consegna di 2500 euro. Nella missiva si fanno chiari riferimenti alla famiglia del malcapitato spoletino ed in particolare vengono dettagliate le abitudini dei familiari tanto da far supporre che, prima dell’invio della missiva, qualcuno li avesse pedinati. L’imprenditore, impaurito da tali circostanze e temendo per l’incolumità dei suoi cari, si rivolge agli uomini del commissariato della polizia di Stato di Spoleto dove è stata ricevuta la denuncia e sequestrata la missiva per l’avvio delle indagini. Dai primi accertamenti è stato escluso immediatamente che dietro la richiesta estorsiva potesse veramente celarsi qualche soggetto appartenente all’Isis – a causa di chiare incongruenze notate dagli investigatori – e, sulla base di ulteriori considerazioni, le indagini sono state dunque indirizzate in altra direzione. Nel frattempo, perviene all’imprenditore una seconda missiva contenente un’ulteriore richiesta estorsiva per la cifra di euro 3500 con ulteriori minacce. E anche la seconda lettera presenta indicazioni tali da far ritenere che l’estorsore conoscesse bene le abitudini della famiglia dell’imprenditore.

A seguito di una complessa attività d’indagine, le attenzioni degli investigatori si sono concentrate su di un soggetto, nel cui domicilio è stato poi rinvenuto materiale che ha consentito di attribuire incontrovertibilmente la responsabilità del tentativo di estorsione. Quest’ultimo, messo alle strette, ha confessato di avere cercato di estorcere denaro all’imprenditore poiché stava attraversando un periodo di difficoltà economica e aveva pensato che quella potesse essere una strada veloce per risolvere i suoi problemi. È stato così posto termine all’azione intimidatoria di carattere estorsivo, e così anche la famiglia della vittima è potuta tornare alla sua normalità, mentre l’uomo sarà chiamato a rispondere del reato di tentata estorsione aggravata rischiando una pena che va dai cinque ai sette anni di reclusione.

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