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L’Umbria delle nocciole che fa impazzire Ferrero e Loacker

La nuova eldorado: mercato e opportunità

di Marcello Guerrieri

PERUGIA – L’Umbria sembra stia diventando l’eldorado delle nocciole: due consorzi, il primo che fa capo alla Ferrero ed il secondo alla Loacker, vanno cercando ettari di terra dove poterle coltivare, per eliminare la dipendenza con la Turchia e l’Armenia.

Più avanti sembra quello della industria di Alba che si è appoggiato a Pro Agri, il cui presidente Domenico Brugnoli ha sottoscritto con Ferrero Hco un contratto che prevede di raggiungere in Umbria 700 ettari a noccioleto entro il 2025: passando dai circa 40 ettari iniziali piantati tre anni fa, ai 110 del 2019, ai 350 del 2020 per arrivare ai 500 ettari attuali, distribuiti in varie aree della regione e in diverse altitudini.
La seconda iniziativa è tipicamente regionale e si chiama “Consorzio Nocciole Italia” ed ha la sede a Marsciano; nasce nel 2017, per iniziativa dell’agronomo Fiocchetti Tobia e di alcune importanti aziende agricole dell’Umbria, intenzionate a investire nel settore del nocciolo e della della frutta in guscio.
Il vice presidente è Riccardo Zenoni, un ingegnere ternano con la passione per l’agricoltura, il quale preannuncia circa trentacinque ettari nel solo comune di Narni alla fine dell’estate. Anche in questo caso le superfici complessive del consorzio sono destinate ad aumentare nel giro di qualche anno.
L’obbiettivo finale delle due iniziative è quello di arrivare almeno a duemila ettari, cosa che darebbe un respiro fondamentale a tantissime aziende agricole che adesso sono a combattere con lavorazioni colturali di basso reddito come il frumento. La cosa importante è che la filiera inizia, pian piano a dare i suoi frutti, perché il frutto, la nocciola, deve comunque essere “lavorata” ed in qualche caso sgusciata. Questo significa trasporti, macchinario, operatori specializzati, comunque ulteriore reddito che si “spande” nel territorio della regione.

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