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Lorenzo Barone in bicicletta fino all’oceano Artico

Prosegue lo straordinario viaggio del giovane di Sangemini: il saluto del villaggio inuit

di Marcello Guerrieri

PERUGIA – Davanti a lui ormai solo l’Oceano Artico: ieri sera, 12 aprile, dopo quarantatré giorni e 2.801 km percorsi con la sua mountain bike modificata, Lorenzo Barone, il ciclista di Sangemini, ha raggiunto il piccolo villaggio russo di Yuryung Khaya, situato al termine della strada più a nord del mondo: la località si trova addirittura al di là della Siberia nella Repubblica Sakha.

In pochi minuti è stato circondato dal migliaio di abitanti, tutti ex nomadi inuit, che hanno visto con meraviglia l’arrivo di un turista in bici, forse l’unico nella storia del villaggio. Lorenzo Barone è anche salito sul monumento che indica la fine della strada più a nord del mondo, eretto dai sovietici una ottantina di anni fa. Lorenzo Barone, dopo un piccolo periodo di riposo, ritornerà a latitudini più consone, adoperando mezzi meno faticosi, per poi scendere ancora sul mar Giallo dove l’aspetta la sua giovane moglie. Poi, il ritorno in Italia; Lorenzo ha ventidue anni ed ha promesso a chi lo ha finanziato la consegna diretta di una foto che lui ha scattato in questi giorni di fatica e di bellezza estrema. La sua è stata anche una lotta contro il tempo perché per arrivare alla cittadina russa ha dovuto percorrere il fiume Anabar, che è ghiacciato per gran parte dell’anno ed è l’unica via d’accesso. Il fiume inizia adesso ad assottigliare lo spessore del ghiaccio. Il ritardo è stato determinato da un gonfiore al ginocchio destro, cosa che lo ha costretto a fermarsi per una settimana dopo una cura, al colmo dell’assurdo, di impacchi di ghiaccio. Lorenzo ha anche dimostrato con il suo megatermometro di aver affrontato temperatura al di sotto dei cinquantuno gradi.

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