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Inside/Dopo Taranto, ormai delineata la soluzione per Terni: Stato al 30%, il 70 a una multinazionale svizzera e Arvedi con Thyssen che resta per un po’

Coil di acciaio. Archivio

Decolla la Nuova Finsider con Acciaierie d’Italia (come annunciato da mesi da Cityjournal): nozze fatte tra Invitalia e Arcelor Mittal. Contestualmente è partita la cessione di Ast. Rumors indicano una donna (non italiana, quindi – sereni – non Morselli) come nuova ad

di Marco Brunacci

PERUGIA – A Cityjournal è finita la voce: da mesi indicava una sorta di Nuova Finsider, il ritorno dello Stato attraverso Invitalia nell’azionariato dell’acciaio, come soluzione per questo delicato comparto dell’economia, strategico per i Paesi, ma avaro di soddisfazioni (e profitti) per i privati.

Un comparto che, tra l’altro, deve andare verso una radicale e costosa riconversione ambientale dei siti.
E allora ecco che è arrivata, con qualche settimana di ritardo rispetto alla tabella di marcia, la nascita di Acciaierie d’Italia a Taranto, che sono il segnale che sblocca anche la situazione di Terni.
A Taranto lo Stato è entrano nel capitale sociale al 38%, con Arcelor Mittal che ha mantenuto il 62%. Ma – da notare – che in consiglio di amministrazione le presenze sono 3 per ciascuno. Significa che le scelte strategiche vanno fatte d’intesa tra pubblico e privato. Ed ecco Bernabè (che entra per il pubblico con Cao e Somma) pronto a diventare presidente (dicono che Draghi abbia molto insistito e che il ministro Giorgetti abbia dovuto accettare), mentre resta amministratore delegato Lucia Morselli, una intensa esperienza nell’acciaio fatta a Terni.
Non è un caso che in poche ore, dopo che Invitalia ha messo sul piatto i suoi 400 milioni a Taranto, Thyssen abbia dato il via ufficiale alla cessione delle Acciaierie ternane. Sarà la banca d’affari J.P. Morgani, come più volte scritto, a valutare le offerte, ma anche qui, secondo insistenti rumors, si parte già da una soluzione che potrebbe essere delineata in diversi punti e che potrebbe trovare uno sbocco anche prima di fine anno (ma sui tempi, in queste faccende così complesse, è proprio difficile fare previsioni).
Non è neanche un caso che, proprio in queste ore, il senatore Urso (Fdi) abbia ottenuto il voto unanime del Senato su una mozione in cui si chiede esplicitamente al Governo che lo Stato entri anche nell’azionariato di Terni, ricalcando in verità molti temi trattati da mesi su Cityjournal.
Se hanno fondamento le voci che girano, la richiesta contenuta nella mozione e votata da tutti i partiti, avrebbe già trovato accoglimento. Invitalia avrebbe già disposizioni per entrare nel capitale sociale della nuova società con il 30%. Sempre dando per fondate le medesime voci, sarebbe deciso l’ingresso – annunciato svariate volte da City journal – del gruppo Arvedi come partner privato italiano. Accanto ad una multinazionale svizzera.
L’ultima fetta del 70% ,che deve andare ai privati, sarebbe mantenuto, ma per un periodo di tempo limitato dai tedeschi di Thyssen, che potrebbero prendere in esame diverse vie d’uscita, magari anche guardando ad Acciaierie d’Italia.
Tutto questo fa pensare che il tempo sull’impianto ternano stia volgendo al bello. O per lo meno, siano scongiurati piogge e temporali. Invitalia garantirà – se tutto va come i rumors sopra riportati indicano – i livelli occupazionali per quel che si può. E garantirà un futuro fatto di investimenti e di nuovo slancio produttivo, insieme alla necessaria innovazione e alla indispensabile riconversione in senso “green” dell’impianto.
Si dice anche che in pole position per guidare la nuova società ci sia una donna (ma non è italiana e quindi – sereni – niente Morselli) mentre il presidente, pronto ad affiancare la nuova ad, sarebbe, come a Taranto, espressione del socio pubblico.
Cityjournal – suo malgrado – deve citarsi ancora una volta: nel reale scenario delle Acciaierie ternane non sono mai transitate certe soluzioni che tanto avevano appassionato i protagonisti dell’economia locale. Che adesso sono chiamati a confrontarsi con questa sorta di Nuova Finsider, il definitivo rientro dello Stato nell’acciaio, e, oltre a partire in grande ritardo, non sembrano così preparati.

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