Congresso Pd, tra accusa di violazioni delle norme sul Covid e De Rebotti che se ne va, ora si attende la mediazione di Letta

4 Aprile 2021

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Cosa succede all’ex partito-gigante rosso dell’Umbria? È sempre tutti contro tutti (e botte su Rossi). Presciutti picchia sul poltronismo, ma Bori intende diventare segretario anche “per abbandono”. E allora ci prova il “casco blu” Ciliberti

di Marco Brunacci

PERUGIA – Cosa sta succedendo al Pd. Il “Finché c’è lite, c’è speranza”, non vale più. Si applica alle battaglie convenzionali, non alla guerra nucleare. I tre candidati alla segreteria regionale alternativi a Tommaso Bori si sono ritirati perché ritengono inammissibile che si faccia il congresso regionale con elezione del segretario il giorno prima della chiusura della campagna tesseramenti, negando ai nuovi iscritti di esprimersi, alla faccia del partito aperto alle istanze della società civile.
Come ironizza, nella vignetta che pubblichiamo oggi, il mitico Sbarra, Bori sarà nominato segretario per abbandono, come succedeva tra pugili alla frutta nei ring di periferia, qualche tempo fa.

DE REBOTTI SE NE VA?

Presciutti – lo avete letto su City journal – ha menato fendenti che metà basta e ha intenzione di continuare a farlo da dentro il Pd. De Rebotti, che nelle parole è stato più misurato, però sarebbe pronto, raccontano alcuni dei suoi da Narni, dove è sindaco, a lasciare il partito. Turrini ha dato fuoco alle polveri e promette nuove esplosioni.

LA QUESTIONE COVID

Carlo Elia Schoen, che non è candidato, ma condivide la strada dei tre contestatori in qualità di segretario provinciale, pensa addirittura alle carte bollate. Continua – sorprendentemente inascoltato – ad affermare che è impossibile fare in presenza un congresso di un’associazione – questo è lo status dei partiti – con le attuali norme nazionali e locali antiCovid nel mese di aprile.

BORI OR NOTHING

Dalla parte della barricata di Bori, c’è lui medesimo, che è imperturbabile e non sente storie: intende fare il segretario regionale e farà valere tutto il peso dei suoi numeri anche se gli avversari dicono che sembra Brenno che getta lo spadone sulla bilancia al grido “Vae victis” (guai ai vinti). Ex Zingaretti boys con Paparelli, oggi probabilmente è meno zingarettiano ma ugualmente determinato a non mollare.

MI PORTI UN BACIONE A FIRENZE

Meno comprensibile al figura dell’arbitro di questa partita, il commissario Enrico Rossi, che è una splendida persona, che vorrebbe però essere a Siena a litigare con Simona Bonafè. Dicono – dal fortino Pd – che sia infuriato. E si capisce: non doveva accettare l’incarico, che ha preso come Serpico avrebbe accolto il trasferimento all’Ufficio patenti. Poi ha assunto un atteggiamento che i suoi non estimatori descrivono a metà tra quello del dittatore del libero stato di Bananas e il missionario in mezzo alle tribù di cannibali. Ma sempre con l’orario del treno per Firenze in mano.
Fatto sta che ha sposato in pieno la causa del congresso subito (quindi il giorno prima della chiusura del tesseramento, vietandolo ai nuovi tesserati), forse per poter ripartire per la Toscana il prima possibile, e però – da arbitro – ha ottenuto il risultato di far scoppiare una rissa in campo, dove pure i guardalinee si sono picchiati con la bandierina.
Ma, come si diceva, ha ora soprattutto il problema tecnico di come far svolgere il congresso in presenza con le norme antiCovid vigenti. La soluzione? Un vero mistero.

IL RICHIAMO DI CILIBERTI

Se lo chiede anche un colto, raffinato, pacato protagonista della politica umbra, ex democristiano, ex parlamentare ancora entusiasta dell’esperimento del Pd e oggi non schierato, Franco Ciliberti, che nella sua Città di Castello, in questi giorni, ha fatto firmare a tutte le sigle della galassia del centrosinistra un documento comune di impegni. Manca solo il sigillo del sindaco uscente Bacchetta, che per altro è d’accordo sul documento, ma è diviso da Ciliberti per via di una sanguinosa lite calcistica: i due sono juventini al titanio ma Bacchetta sostiene che il Ciliberti si sia macchiato della colpa di preferire Floro Flores al primo Del Piero, il Ciliberti la ritiene una fake news. Forse però, dopo anni, si arriverà a una composizione della virile disfida tra i due, che potrebbero trovarsi sodali nel parlare male di Pirlo.
Invece come farà – si chiede il “casco blu” Ciliberti – il nuovo segretario del Pd, eletto in una situazione come quella di oggi, a guidare un partito così spaccato e con tensioni tanto profonde, frutto di pesanti accuse di “poltronismo”?

ALLA FINE ARRIVA LETTA?

Ed è questo l’interrogativo finale. In molti ritengono che l’appello a “Cesare” Letta alla fine sortirà qualche effetto. La segreteria nazionale Pd, che finora ha taciuto, potrebbe intervenire in nome del ritorno alla ragionevolezza. A cominciare del rispetto della normativa antiCovid.

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