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Cna: «La riapertura di tutte le scuole sia il primo segnale per ripartire con tutte le attività»

«In attesa delle vaccinazioni accelerare il ritorno degli studenti nelle classi e riaprire le imprese»

PERUGIA – «Bene la riapertura delle scuole medie, ma deve essere allargata sin da subito anche alle superiori, come primo segnale per una veloce ripresa di tutte le attività».

Ad avanzare la richiesta è Enrico Ceccarelli, imprenditore del trasporto persone ed esponente di punta di Cna Trasporti Umbria. «Fermo restando che solo una campagna di vaccinazioni più serrata ci farà tornare alla normalità, vanno riaperte sia le scuole di ogni ordine e grado che le imprese rimaste finora completamente ferme o aperte a singhiozzo – dichiara Ceccarelli -, come quelle del trasporto persone, ma anche i bar e le pizzerie, che beneficerebbero subito delle lezioni in presenza degli studenti. Tanto più che i dati epidemiologici che riguardano l’Umbria sono più che buoni e che tali riaperture possono avvenire in completa sicurezza, anche alla luce degli ulteriori accorgimenti introdotti nei protocolli anti-Covid dall’accordo nazionale sottoscritto recentemente dal governo e dalle parti sociali». Quanto all’auspicato avvio di una campagna vaccinale serrata, la Cna si sta attivando affinché a tutte le imprese e ai lavoratori vengano garantiti in tempi certi gli stessi diritti di altre categorie, pur nel rispetto dei criteri individuati all’interno dell’ulteriore accordo raggiunto tra il ministero, le associazioni di categoria e i sindacati dei lavoratori.

«In particolare, ci stiamo adoperando in favore di un progetto di sistema che coinvolga il maggior numero possibile di attori, anziché lasciare che la campagna vaccinale si frammenti eccessivamente e rischi di disperdersi. Probabilmente – aggiunge Ceccarelli – siamo arrivati finalmente a intravedere una piccola luce in fondo a un tunnel nel quale siamo entrati oltre un anno fa e che ha finito per soffocare tantissime imprese. Pensiamo, ad esempio, a quelle del trasporto persone, che lo stop lo hanno subìto sin dal febbraio 2020 con l’annullamento di tutte le gite scolastiche, a cui hanno fatto seguito la chiusura delle scuole, il blocco dei congressi, delle fiere, del turismo – fatta eccezione per la fiammata dell’estate scorsa – e le limitazioni complessive alla mobilità delle persone. Le casse di queste imprese sono a secco, mentre sul piatto poggiano alcune questioni spinose ancora irrisolte, come quella dei ristori per i danni subiti dalle imprese del trasporto persone a seguito dell’interruzione dei contratti con il fermo della scuola nel precedente anno. Nonostante non ci siano più dubbi sulla legittimità della procedura, i Comuni non hanno ancora provveduto al riguardo, tranne alcune eccezioni. Quindi, si proceda velocemente verso la liquidazione di tali ristori e, soprattutto, si ridia la possibilità alle imprese di lavorare. Nelle stesse condizioni sono anche i titolari di bar, ristoranti, palestre, ma anche acconciatori ed estetiste o autoriparatori, colleghi imprenditori che si guadagnano da vivere lavorando a fianco dei dipendenti. Non chiediamo la luna, ma solo di poter lavorare. Le condizioni ci sono tutte – conclude Enrico Ceccarelli – basta averne la volontà politica».

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