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C’è l’interdittiva antimafia e prende i ristori: soldi sequestrati a una pizzeria

L’operazione della guardia di finanza

PERUGIA – Sequestro preventivo: è quello a cui hanno dato esecuzione mercoledì mattina i militari del Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della guardia di finanza di Perugia nei confronti di un imprenditore, di origine calabrese, attivo nel settore della ristorazione, responsabile secondo le accuse della procura del reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. L’uomo avrebbe ottenuto i ristori dedicati agli imprenditori danneggiati dalla crisi per il Covid nonostante un’interdittiva antimafia.

Il contesto – come spiegano appunto le fiamme gialle – trae origine dagli accertamenti avviati, d’iniziativa, nei confronti dei soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo, titolari di partita IVA, beneficiari dei contributi previsti dai provvedimenti d’urgenza emanati dal Governo, tra marzo e dicembre 2020, per fronteggiare la crisi economica derivante dall’emergenza epidemiologica da Covid19. In particolare, l’attenzione della finanza si è incentrata sulla verifica dei requisiti, richiesti dalle disposizioni normative, per l’accesso alle provvidenze a fondo perduto, concesse in base ai decreti Rilancio, Ristori e Ristori bis. Nel corso delle attività ispettive, è emersa la posizione di una società, a cui facevano capo due pizzerie – bracerie del capoluogo umbro, nei cui confronti erano stati erogati, in due tranche, contributi pubblici. I successivi approfondimenti hanno evidenziato che la stessa non avrebbe potuto accedere al beneficio economico, in quanto già destinataria di provvedimento interdittivo antimafia, emesso dalla Prefettura di Perugia, nel mese di gennaio dello scorso anno, anche sulla base degli elementi informativi, acquisiti dai finanzieri del GICO, circa la contiguità dei soci e dell’amministratore della società ad ambienti della criminalità organizzata di stampo mafioso.
Tale circostanza, unita alla successiva revoca della licenza per l’attività di somministrazione
di alimenti e bevande, da parte del Comune di Perugia, determina – secondo l’ormai
consolidato orientamento giurisprudenziale – una particolare forma di “incapacità giuridica”
del soggetto economico che, se pur dotato di adeguati mezzi economici e di una altrettanto
adeguata struttura organizzativa, non merita la “fiducia” delle Istituzioni e, di conseguenza,
non può essere titolare di rapporti contrattuali con le pubbliche amministrazioni ovvero
destinatario di titoli abilitativi, licenze, concessioni, erogazioni, finanziamenti o altre
agevolazioni, comunque denominate. Nel caso di specie, l’amministratore della società, inviando, tramite il portale dell’Agenzia dell’Entrate, l’istanza per la concessione del contributo in assenza dei requisiti richiesti, si è reso responsabile del reato previsto e punito dall’articolo 316-ter del codice penale, omettendo informazioni dovute e realizzando un illecito profitto. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia, condividendo l’impianto accusatorio formulato dal Pubblico Ministero, ne ha accolto la richiesta, disponendo il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca diretta, delle somme indebitamente percepite rinvenibili sui conti correnti e/o depositi intestati alla società e, in caso di mancato o parziale rinvenimento di liquidità, il sequestro preventivo “per equivalente” delle somme giacenti sui conti dell’indagato. «L’operazione – si legge in una nota della guardia di finanza – si colloca nel contesto più generale del contrasto agli illeciti in materia di spesa pubblica, a danno della corretta destinazione delle misure di sostegno alle imprese, adottate per fronteggiare la crisi economica, arginare i danni che l’emergenza epidemiologica ha cagionato al sistema produttivo, preordinare le condizioni per assicurarne la ripresa e, al contempo, contrastare la povertà e l’esclusione sociale».

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