Operai agricoli come “schiavi”: denunciato un imprenditore orvietano

3 Marzo 2021

Al lavoro dall’alba al tramonto per pochi soldi o qualcosa da mangiare. I lavoratori “liberati” dagli agenti del commissariato: vivevano in un casolare fatiscente a Parrano

ORVIETO (Terni) – Il commissariato di polizia di Orvieto ha scoperto e posto fine ad una situazione di sfruttamento e di degrado che ha visto come vittime due lavoratori di origine rumena.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della polizia, per diverso tempo un imprenditore locale avrebbe impiegato nella sua azienda agricola due cittadini rumeni facendoli lavorare senza nessun tipo di contratto, senza tutele, sottopagati, senza riposi o ferie. Le giornate lavorative iniziavano all’alba e proseguivano ininterrottamente per tutto il giorno, fino al tramonto; questo avveniva sette giorni su sette. Dopo il tramonto i due lavoratori venivano portati in un vecchio casolare fatiscente, a Parrano, di proprietà dell’imprenditore, dove alloggiavao. Secondo quanto è emerso dalle indagini della Polizia di Stato, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Terni, Marco Stramaglia, i due venivano anche impiegati per accudire il bestiame dell’imprenditore e per fare lavori presso altri agricoltori della zona. A volte venivano pagati con denaro, altre volte solamente con derrate alimentari. La scoperta della situazione è avvenuta a seguito di una indagine della squadra Anticrimine del Commissariato che, dopo aver acquisito la notizia di un possibile caso di “caporalato” ha effettuato dei servizi di appostamento e di osservazione e poi è entrata in azione per porre fine a questa attività. Quando gli uomini del Commissariato sono entrati all’interno del casolare sono rimasti impressionati dalle pessime condizioni igienico sanitarie in cui vivevano i due lavoratori: ambienti malsani, senza riscaldamento, tra escrementi di topi ed in un generale stato di degrado. Nel corso del sopralluogo, inoltre, i poliziotti hanno anche accertato che l’imprenditore, per fornire il casolare di acqua e di luce, aveva effettuato un allaccio abusivo alla rete elettrica ed alla condotta idrica per un danno di oltre 10.000 euro. Al termine delle indagini, con le quali, per la prima volta nella provincia Terni, si riesce a portare alla luce un caso di caporalato, l’imprenditore è stato denunciato per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro nonché per l’allaccio abusivo alla rete elettrica e idrica del casolare.