Il Pd torna unito per Letta segretario, ma in Umbria gli Zingaretti-boys partono per l’ultima crociata (sperando che non gli spostino Gerusalemme)

14 Marzo 2021

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | C’è chi vuole a tutti i costi accelerare il congresso per il nuovo segretario, per evitare che eventuali nuovi iscritti (la campagna di tesseramento scade il 30 aprile) possano cambiare gli equilibri. Ma col nuovo clima rischiano di diventare gli ultimi giapponesi nella giungla

di Marco Brunacci

PERUGIA – Tutto il Pd applaude a Enrico Letta, da oggi nuovo segretario nazionale, che descrive un partito che deve rinnovarsi, una cosa nuova, aperta all’esterno, disponibile a parlare con tutte le componenti di quello che, al momento, è un panorama assai variegato dal centro fino alla sinistra del Parlamento nazionale.

Letta si dice disposto a parlare con Bersani e perfino con Renzi, che a suo tempo lo aveva liquidato, pronto a essere interlocutore del movimento Cinquestelle ma – cambia tutto? -, senza esserne “succube”. Perchè – pare a tutti di capire la stessa cosa – deve tornare il Pd, partito guida del centrosinistra a vocazione maggioritaria e senza tentennamenti su questi due punti. Letta starà progettando un nuovo Ulivo? Sarà qualcosa di diverso ancora? Beh, di sicuro il futuro non sarà una federazione con i Cinquestelle.
Cosa resterà del conteismo e del grillismo di Zingaretti è difficile dire. Molti osservatori a domanda rispondono “poco o niente”, se non le cortesie di rito. Insieme con la conferma dell’umbro Walter Verini nel posto meno conteso di tutti, quello di tesoriere di un partito che deve confrontarsi più con i debiti che amministrare crediti.

LA LIBERA REPUBBLICA DELL’UMBRIA

Eppure c’è chi pensa che il Pd della Libera Repubblica dell’Umbria, lo Stato sovrano di Perugia e Terni, possa ignorare l’elezione di Letta e la portata del rinnovamento che comporta, e debba proseguire nella corsa verso il congresso, con proclamazione del nuovo segretario regionale, prima della data di scadenza del nuovo tesseramento (il 30 aprile), per garantire gli attuali equilibri (per altro sempre più fragili).
Per questo gli Zingaretti boys, Bori e Paparelli, che qualche settimana fa erano a un passo dal segnare il gol decisivo, forti di 600 firme e di tanti consensi, son rimasti di princisbecco quando la caduta del Governo Conte e relative conseguenze hanno finito per spostargli la porta nella quale stavano per segnare il più facile dei gol. Ma – a veder quel che succede oggi – non si sono lasciati scoraggiare, anzi sembrano essere partiti per la loro ultima crociata. Se ora però gli spostano pure la Gerusalemme da riconquistare sarebbe veramente un bel guaio.

LE TESI DEGLI OPPOSITORI

Anche perché i tre candidati che si contrappongono per la segreteria a Bori, e al suo sostenitore ultras Paparelli, sono fermamente determinati a far valere alcune tesi, che ritengono non confutabili:

  1. tutto il partito sta cambiando, cambia il segretario nazionale e siamo in attesa del cambiamento della relativa segreteria, è impensabile che l’Umbria faccia repubblica per conto proprio, con sprezzo del ridicolo.
  2. l’iter del congresso umbro è falsato da elementi procedurali di grande rilevanza: lo Statuto non prevede il voto on line e tanto meno quello per posta. Non solo: due elementi della commissione elettorale (Menichetti e Tosti) si sono dimessi.
  3. i messaggi che arrivano dai due Zingaretti boys e supporter puntano ad accelerare le pratiche per il congresso umbro (si prevedono riunioni via zoom prima del voto). Sia De Rebotti che Presciutti (due delle alternative a Bori+Paparelli) ritengono sia impensabile procedere prima di aver parlato con Letta o chi per lui per capire quale sarà il nuovo Pd che ha in mente.

    FRECCIATE AL CURARO

    Al netto delle frecciate al curaro – sarà vero, chiedono acidi gli antipatizzanti di Bori, che stanno scomparendo dalle pagine Fb del candidato segretario umbro alcune foto che lo ritraggono con l’ex segretario nazionale? – che nel Pd non sono mai mancate, in diversi si stanno interrogando. La foltissima compagine che propendeva per gli Zingaretti boys non sembra più cosi folta, andando a guardare da vicino i territori.

    SI FARÀ IL CONGRESSO UNITARIO?

    E allora che succederà al Pd in Umbria? Presciutti dice ad amici e avversari che questa cavalcata verso il congresso a tutti i costi non ha senso, è disposto a fare un passo indietro, con tutti gli altri candidati alla segreteria, per arrivare a una soluzione unitaria ma basta con la folle corsa.
    De Rebotti si associa e vuol discutere di politica e di nuovo Pd. E in più è molto critico con il commissario attuale Rossi, che sembra essere perfino costretto in un ruolo che non lo appassiona affatto.

    CONTROFFENSIVA DEL BUON SENSO

    Conclusione: è difficile fare previsioni. Gli antipatizzanti descrivono i due Zingaretti boys, inconsolabili dopo il tramonto di Zingaretti, come ultimi giapponesi nella giungla, coltello fra i denti, cerbottana, frecce e feretra, Altri pensano che sarà inevitabile un confronto con la nuova dirigenza romana e una conseguente riflessione. Altri infine ritengono ancora possibile una massiccia controffensiva del buon senso, che parta dall’Umbria ed eviti lo sterminio di ogni ragionevolezza.

    #pd #enricoletta #umbria