Finché c’è lite, c’è speranza: nel Pd i tre candidati anti-Bori alla segreteria regionale chiedono l’incontro a Letta e asfaltano Rossi. Con poche chance

28 Marzo 2021

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Presciutti, De Rebotti e Turrini provano – inutilmente – a spiegare una volta ancora quanto sia assurdo un congresso fatto dieci minuti prima della chiusura del nuovo tesseramento. E nessuno pensa neanche alla soluzione-donna: Simona Meloni

di Marco Brunacci

PERUGIA – Finchè c’è lite, c’è speranza, lunga vita al Pd. I tre candidati (De Rebotti, Presciutti, Turrini, e più il segretario della provincia di Perugia, Schoen) contro il front runner Tommaso Bori per la segreteria regionale lanciano l’ultimo disperato tentativo, una sorta di assalto col coltello fra i denti, per fermare il treno direttissimo che vuol portare il giovane talento capogruppo in consiglio regionale (ex Zingaretti boys, perché adesso non è più di moda, con l’altro giovane – nell’animo – dall’avvenire radioso, Paparelli) al soglio pontificio del partito umbro.

I tre più uno vogliono un incontro con Letta entro qualche giorno, altrimenti Aventino per tutti (qui a seguire riportiamo la loro lettera). L’invito perentorio è indirizzato al commissario attuale del Pd umbro, Enrico Rossi, ex presidente della giunta regionale della Toscana, splendida persona, che pur di tornare a litigare nel Pd della Toscana con la Bonafè, per provare a farsi candidare a Siena, nominerebbe il primo che incontra in corso Vannucci – ammesso che sappia dove sia il corso – alla segreteria dell’Umbria.
Il generoso sceriffo di Gualdo Tadino, Presciutti, non ha più immagini per dire quanto sia assurdo fare il congresso dieci minuti prima della chiusura della nuova campagna di tesseramento. Che è come dire: guai a voi che entrate, non pensate di decidere qualcosa.
Ma come Rossi sente parlare di rinvio del congresso, di prosecuzione del suo incarico a Perugia, pare abbia eruzioni cutanee e tutte le altre sindromi che i “no vax” attribuiscono erroneamente ad Astrazeneca.
Quando il commissario ha detto che voleva un congresso unitario scherzava. Non ha tempo per discutere delle sofisticate architetture politiche sulle quali prova a cimentarsi De Rebotti, che da vecchio-giovane intellettuale di estrazione Pci-Pds-Ds, prova a spiegare quanto sia demenziale mettere insieme Berlinguer e Grillo. A sinistra hanno fatto vedere che ci si può alleare con chiunque se si tratta di fare un governo e comandare, ma attovagliarsi è diverso.
Che chance di successo hanno quindi i tre dissidenti? Meno che zero. Tenuto conto che Letta ha dimostrato un grande talento nell’alimentare conflitti invece di mediare (si sentono ancora urla e strepiti della Madia in tutta Roma), come si pensava dovessero fare i segretari di partito. Però esistono anche i miracoli, il fatto è che i laici non ci credono.
In un certo senso però ha ragione Letta e torniamo all’incipit. Finchè ogni “sensibilità interna” (o “corrente”, che dir si voglia) tira forte la sua corda, tiene in piedi tutto l’accrocco, quando molla, quando arriva una qualche pax, crolla tutto. Finché c’è lite, c’è speranza. Lunga vita al Pd.

Ps. Ma come mai quando tutti gridano, si stracciano le vesti, giurano e spergiurano che vogliono solo donne nei posti di rilievo del Pd, nessuno in Umbria ha preso in considerazione la soluzione di mediazione con Simona Meloni, donna di valore e rappresentativa, esponente di un territorio docg per il Pd come il Trasimeno, oltre che non lontana da Bori, alla segreteria? Un paio di riunioni basterebbero a convincere tanti e anche Enrico Rossi potrebbe tornare così in tutta fretta in Toscana, col primo treno, a litigare con la Bonafè.

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