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Coca tra Abruzzo e Terni, così venivano piazzate le dosi

I carabinieri hanno ricostruito le modalità di spaccio gestite dal sodalizio individuato con l’operazione Silva

TERNI – Clienti fidati e clienti occasioni. La droga c’era per tutti, il trattamento, ovviamente, non era lo stesso. Lo hanno ricostruito i carabinieri del Nucleo intestigativo del comando di Terni che hanno individuato e smantellato un sodalizio che riforniva di cocaina la città, via Abruzzo. Sei le ordinanze di custodia cautelare (leggi qui).

Dalle indagini è emerso che l’uomo ritenuto il vertice del gruppo, E.H.J, dopo essersi assicurato la fornitura periodica dall’Abruzzo e averla nascosta nel bosco, rimaneva in attesa del contatto diretto da parte dei suoi clienti. Difficilmente questo avveniva per telefono. La sua clientela si divideva in “fidata” (poiché di vecchia data) e “meno fidata” (poiché di recente aquisizione al portafoglio). La seconda tipologia di cliente veniva soddisfatta della richiesta di stupefacente dai “galoppini” di E.H.J. il quale, dopo essere stato contattato per la richiesta, dava al cliente un appuntamento in una zona della città dove avrebbe trovato il suo galoppino che gli indicava dove recuperare lo stupefacente. La prima tipologia di cliente, quella più fidata, veniva soddisfatta in maniera diversa: dopo il contatto con la richiesta, E.H.J. faceva nascondere da uno dei suoi “uomini” lo stupefacente richiesto in un luogo specifico (noto solo ad E.H.J. ed all’aquirente) dove il cliente andava a prelevarlo all’orario stabilito. Si trattava generalmente di un barattolo di vetro sotterrato o di un pacchetto di sigarette nascosto tra le crepe di un muro, ogni acquitrente conosceva il suo personale nascondiglio concordato. Per entrambe le tipologie di acquirente, però, le modalità di pagamento erano identiche, ossia dopo il recupero dello stupefacente, in contanti e di persona ad E.H.J.

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