Zona rossa dei 4/5 della Provincia di Perugia, iter d’urgenza dell’ordinanza regionale. Unico nodo: la chiusura delle elementari. Autocertificazione da lunedì per 15 giorni

6 Febbraio 2021

POLE POLITIK | Guerra alla variante brasiliana (finora isolata solo in Umbria) anche con misure extra di tracciamento che portano anche in Toscana (a Chiusi). Il virus inglese molto diffuso tra i ragazzi. La notizia positiva: il via libera alla cura con gli anticorpi monoclonali

UMBRIA – Umbria arancione, con zone rosse, da lunedì. E lo abbiamo già detto. Ora le novità: è partito l’iter dell’ordinanza regionale, che ha dei tempi tecnici ovvi (solo chi è ignorante o vuol fare propaganda pensa che si possa trovare scorciatoie).
L’ordinanza è una nuova legge, è molto complessa perchè stavolta dovrà riguardare sia i Comuni che hanno i più alti parametri del contagio (tutti ancora da valutare) sia quelli limitrofi, per evitare che si arrivi a provvedimenti (alla fine inutili) a macchia di leopardo.
La provincia di Perugia diventerà zona rossa per 4/5 buoni. Si tratta però di lavorare con attenzione, sapendo che i provvedimenti chiesti dal Cts, in realtà, sono stati già tutti presi tranne uno: la rigorosa autocertificazione per poter uscire di casa ( la chiusura dei negozi rimasti aperti è perfino superflua, non c’è quasi nessuno che li frequenta, è una sorta di liberazione per i negozianti che rientrano nei ristori da zona rossa).
E allora: una volta definito il perimetro dell’ordinanza, oggi, verranno coinvolti i Comuni, che tante obiezioni avevano fatto per chiudere le scuole domenica scorsa.

IL NODO DELLA SCUOLA
La riunione stavolta sarà breve. Se proprio si vogliono riaprire le scuole elementari e le prime medie (cosa concessa nelle zone rosse, come vedete nell’immagine allegata all’articolo) alla fine si può anche fare. Non si capisce perchè prendere questo rischio, ma non si può sempre sfidare il mondo intero.
In realtà proprio questo è rimasto l’unico nodo. L’incontro con la Prefettura, indispensabile, dopo il concerto del Ministero e della Cabina di regia nazionale, scorreranno lisci, anche perchè la sanità umbra (a qualcuno sarà sfuggito) è stata brava a individuare subito la misteriosa variante brasiliana, per la prima volta in Italia.
Finito questo iter, impegnativo e complesso, definito il perimetro della zona rossa dove per 15 giorni almeno varrà l’ordinanza regionale con la Protezione civile, arriva l’ultimo passaggio, il più delicato di tutti: permettere la diffusione massima delle nuove disposizioni, perchè le famiglie possano organizzarsi e perchè nessuno sia costretto all’ultimo momento a ricorrere le decisioni governative come successo con tanti dpcm dell’ultim’ora.
Il lavoro di oggi sarà intenso, domani si tratta di farlo conoscere a tutti. Lunedì si passa alla stretta ulteriore vera e propria. Sapendo che comunque in provincia di Perugia, dopo pressing della Regione, è riuscita a convincere i sindaci a prendere quelle misure che sono indispensabili per arginare il fenomeno ed è da sciocchi dire che ci si infetta anche oggi e domani, come se si stia con le mani in mano

GUERRA ALLE VARIANTI
E adesso diciamo quale è il fenomeno umbro, per chi fosse distratto: le due varianti, quella brasiliana, e quella inglese, non sono solo in Umbria, ma qui hanno colpito con forza. Quella brasiliana, più misteriosa e quindi più insidiosa, da qui parte e moltiplica i casi.
Qui si tratta quindi di porre rimedi, Palliativi, ben inteso. Il sistema è quello vecchio e logorato del lockdown, ma accompagnato da un tracciamento del contagio rafforzato (come fatto dal sindaco Antonino Ruggiano a Todi e non da ora, per riconoscere un merito).
Il tracciamento ha già permesso di circoscrivere cluster ospedalieri brasiliani e relativi contatti familiari, ma non ancora uno che riguarda la zona del Trasimeno e Chiusi (infatti a Siena stanno pensando a una zona rossa in alcuni comuni della provincia).
L’unica strada per uscire da questa emergenza? Lo ripetiamo per l’ennesima volta: i vaccini e un piano di vaccinazione di massa che ancora non arriva (ma arriverà). Ma anche una cura assolutamente speciale che ha eccellenti report. Parliamo degli anticorpi monoclonali.

FINALMENTE IL “SÌ” AI MONOCLONALI
Ed è finalmente è possibile annunciare che da oggi gli anticorpi monoclonali sono un farmaco accettato dal sistema sanitario italiano. Che si cominci a capire che di lockdown si muore e basta, mentre di vaccini e cure si può vivere e vincere? Ogni impegno va profuso in questa direzione. Dicono che il futuro governo Draghi già abbia quest’arma nel suo arsenale.