Un’area benessere con piscina nella cava dismessa: sette indagati

4 Febbraio 2021

L’indagine dei carabinieri del Noe per inquinamento ambientale. Nei guai anche tecnici comunali

GUBBIO (Perugia) – Sono sette gli indagati nell’ambito di un’inchiesta dei carabinieri del Noe su presunte irregolarità legate al cosiddetto riambientamento di una ex cava dismessa nel territorio del comune di Gubbio.

Nelle prime ore di giovedì mattina i militari del Nucleo operativo ecologico, della sezione di polizia giudiziaria della locale procura della Repubblica e del Comando provinciale di Perugia, delegati dalla procura perugina, hanno infatti dato esecuzione ad un decreto di perquisizione emesso nei confronti di quattro indagati, a vario titolo, per i reati di inquinamento ambientale, impedimento del controllo, gestione illecita di rifiuti speciali, realizzazione di opere edilizie in assenza del permesso a costruire, abuso d’ufficio, falsità ideologica in certificati commessa da persona esercente servizio di pubblica utilità. L’attività discende da un’indagine iniziata dal mese di aprile scorso dai carabinieri del Noe del capoluogo, con il supporto di personale dell’ufficio Risorse minerarie della Regione e di Arpa Umbria. Come ricostruito dai militari dell’Arma, sul sito è stata svolta un’attività di escavazione non autorizzata in area sottoposta a vincoli con deterioramento del territorio e, in luogo delle opere di stabilizzazione del fronte della cava, è stata abusivamente realizzata addirittura un’area wellness, con profili di responsabilità a carico di due tecnici del Comune e del direttore dei lavori, oltre che del proprietario dell’area.

Nel corso dell’attività, nell’ambito della quale sono complessivamente 7 gli indagati, i carabinieri hanno appurato che dall’area, sottoposta a vincoli (data la presenza di “acquiferi a vulnerabilità estremamente elevata”), sono stati esportati circa 16.500 metri cubi di terre e rocce, con deterioramento territoriale e paesaggistico testimoniato anche da fenomeni di disgregazione in superficie dell’ammasso terroso e con modalità che rendono estremamente complesso un intervento di ripristino. Inoltre, al posto di una struttura in cemento armato (che era stata autorizzata con finalità di stabilizzazione di un versante del fronte di cava) è stata realizzata una costruzione (ancora allo stato grezzo) comprendente un garage, tre vani ed un’ampia area benessere munita di piscina e sala macchine con aperture lungo 2 lati, preventivamente chiusa con tamponatura di legno appena verniciato, con lo scopo di occultarne la presenza. Il tutto sarebbe avvenuto mediante permesso a costruire rilasciato in violazione delle norme di legge, consentendo cioè la coltivazione della cava in assenza di autorizzazione; addirittura sarebbe stata consentita la realizzazione abusiva di un pozzo ad “uso domestico” in una zona cosiddetta “di tutela assoluta” (sono previste infatti delle fasce di rispetto per la realizzazione di pozzi di acque destinate esclusivamente al consumo umano). Risultano infine irregolarità anche tra il progetto presentato presso il servizio regionale competente in materia di deposito sismico e quello presentato presso il Comune di Gubbio, nonostante dalle dichiarazioni di inizio e fine lavori gli stessi risultino eseguiti in conformità al progetto approvato. Al vaglio anche l’ipotesi di illecita gestione dei rifiuti prodotti da parte della ditta esecutrice.

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