Se Draghi diventasse mister dell’Italia cosa succede alla squadra politica umbra? Bori insegue Fora, Tesei mette in fuorigioco Fdi. De Luca? Non convocato

4 Febbraio 2021

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il divertissement in attesa degli eventi: Romizi e Fi segnano il gol senza tirare in porta, la Lega in panchina ansiosa di entrare in campo ma non sa dove. Il silenzio della Governatrice pronta a tirare il rigore

di Marco Brunacci

PERUGIA – Se l’“umbro” Draghi diventa mister della nuova Italia che succede alla allegra squadra della politica umbra?
Proviamo? Solo divertissement, naturalmente.

Il Ninho meraviglia del Pd, Bori, è già costretto a inseguire Fora, il supercivico che è l’unico politico umbro he ha commentato il cambio di rotta a livello nazionale, con una nota esemplare tutto pragmatismo,. risoluzione dei problemi, Italia al centro, gente e crisi, una esibizione di muscoli ma quelli del cervello. Segno che ricordarsi di rappresentare gli elettori aiuta di più a ragionare che intestardirsi in strategie di corridoio.
Il bomber Bori, con seicento firme a suo favore di iscritti eminenti e eminentissimi e pure soldati semplici ma in minor numero, fino a un momento fa doveva solo spingere la palla in porta per segnare il gol di diventare anche segretario regionale del partito. E adesso? Chi è chi gliel’ha sgonfiata?
Si è guardato a sinistra, dalla parte dei Cinquestelle, ed è stato come pensare di avere all’ala Lukaku e ritrovarsi con la sora Cecioni.
Potrebbe chiedere una mano al mitico evergreen Paparelli. Ma non si sa mica se vale ancora che sia stato per lunghi anni il trequartista di rifinitura dei renziani dell’Umbria sud. Anche Haller è stato forte, ma era tanto tempo fa.

L’interista Verini non è più Pd Umbria, ma ha tutta la sincera simpatia di questa nostra terra generosa: devono controllare i decimi di secondo intercorsi dall’ultima dichiarazione della segreteria Zingaretti di cui fa parte, sul “Conte ter o tutti a casa” fino a “Non avrai altro dio all’infuori di Draghi”, ma è già sicuro che il record del gol più veloce della serie A dell’avverso milanista Leao (6″ e 76 centesimi) è stato polverizzato.
Dall’opposizione alla maggioranza: quando l’arbitro-presidente Mattarella ha fischiato per Draghi, alla presidente Tesei non è stato necessario riallineare la difesa e tanto meno ricorrere al Var: c’era tutta Fratelli d’Italia in fuorigioco. Si è salvato solo Prisco, prudentemente intento a presidiare la bandierina del calcio d’angolo.
C’è chi dice che dal campo stanno sbirciando il quarto uomo e i suoi cartelli: non è che la Tesei diventa peggio di Conte (quello dell’Inter) e prepara il cambio con Fora e Bianconi?
Tutti hanno taciuto su Draghi, come detto, ma c’è silenzio e silenzio: quello di oggi della Tesei è come quello di Kessie prima di battere un rigore. Che non sbaglierà.
La Lega dell’Umbria? Schierata tutta in panchina a sistemare tacchetti e tirar su calzettonI: appena gli dicono da quale parte del campo devono giocare, fanno sfracelli. È quasi sicuro.
Romizi e Forza Italia? Clamoroso (ma non al Cibali): hanno segnato un gol senza tirare in porta.
E De Luca, il grande oppositore, senza macchina e senza paura, il mitico pentastellato? Se il M5s passato da Salvini a Zingaretti-Speranza finisse pure con il re dell’establishment Draghi, pur grillando, dibattistattizzando, defalcando, ciampolillando? C’è da capire se qualche volta, alla sera, si senta come Totti presidente della Lazio. E allora? De Luca: non convocato.

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