L’amico in chat tenta il suicidio e lei lo salva. A duemila chilometri di distanza

15 Febbraio 2021

Una storia a lieto fine grazie all’impegno della polizia di Perugia

PERUGIA – L’amico da Londra le confida che vuole morire, ha ingerito pillole e alcol e durante la video chat crolla a terra. Lei, anche se sconvolta, non si fa prendere dal panico e chiama la polizia di Perugia, che attiva gli agenti londinesi che arrivano in tempo per portarlo in ospedale e salvargli la vita.

È la bella storia che davvero ricorda la vecchia pubblicità sulla telefonata che allunga la vita. Tutto inizia la scorsa notte, quando il turno serale degli agenti della sala operativa della questura si sta avviando al termine: è quasi mezzanotte quando il telefono dedicato alle emergenze, il 113, inizia a squillare. Dall’altro capo del filo una donna che, fra lo smarrimento e la paura di perdere una persona cara, riesce a spiegare, con le poche informazioni in suo possesso, cosa stesse succedendo all’amico che in quel momento si trova a circa 1800 chilometri di distanza, a Londra. In quel momento, nella sala operativa si trovavano in servizio i due operatori e il sottufficiale responsabile del turno. La voce e le espressioni del volto dell’agente che ha preso la chiamata si fanno subito serie, l’obiettivo è quello di mantenere alta la concentrazione, valutare credibile la persona al telefono e al tempo stesso metterla a proprio agio per raccogliere quante più utili informazioni possibili. Il resto della squadra comprende subito la potenziale gravosità della situazione ed entrambi gli operatori organizzano la propria postazione telefonica ed informatica comprendendo che potrebbe esserci veramente pochissimo tempo per intervenire efficientemente. L’agente al telefono riceve l’informazione dalla donna che un suo amico, col quale pochi attimi prima stava sostenendo una videochiamata attraverso un social network, le aveva confidato, durante la conversazione, di aver assunto una dose considerevole di psicofarmaci e alcol perché intenzionato a togliersi la vita.

La signora, estremamente preoccupata, ha riferito che, mentre cercava di capire dalle immagini al telefonino se il suo amico stesse dicendo sul serio oppure no, lo ha visto accasciarsi a terra e sparire dalla conversazione. Sentite le informazioni e avendo a disposizione un parziale indirizzo e dati anagrafici incompleti gli altri agenti si sono suddivisi i compiti: il primo ha tentato una geo-localizzazione della residenza dell’uomo a Londra, mente il secondo si è messo direttamente in contatto con la S.O.I. – Sala Operativa Internazionale del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia – INTERPOL di Roma. In pochi minuti, grazie all’attivazione da parte della sala operativa della questura di Perugia, l’Interpol ha fatto recapitare al collaterale britannico, il National Central Bureau Interpol di Londra un così detto “flash”, grazie al quale la polizia della City ha potuto inviare con la massima urgenza una pattuglia a verificare il tentato suicidio. E raggiunto l’immobile i bobby londinesi hanno effettivamente trovato l’uomo incosciente e accasciato a terra e, vicino a lui, un biglietto con su scritto le proprie intenzioni di farla finita. La corsa repentina al più vicino ospedale ha consentito ai sanitari di intervenire d’urgenza per gestire una importante “overdose da psicofarmaci e da ingestione di massiccia di alcol”.

Un lavoro di squadra basato sull’interazione di molti fattori, primo fra tutti le capacità di ascolto e di riconoscimento e gestione delle emozioni di chi, appeso ad un filo del telefono e pervaso dalla preoccupazione di perdere un amico, sta cercando di scongiurare il peggio. Gli agenti sono riusciti a mettere in pratica tutto il proprio background professionale, la propria sensibilità ed il proprio intuito al fine di trovare la strada più veloce per salvare una vita. Grazie all’impulso della sala operativa di Perugia le polizie di due Paesi lontani si sono fuse verso un obiettivo comune: salvare una vita.

«… Mi sono risvegliato in ospedale…sei stata tu?». Questo il messaggio fatto recapitare alla donna dal suo amico ricoverato nell’ospedale inglese. «Non posso descrivere il sollievo, la gioia, la gratitudine che ho provato in quel momento», ha scritto la donna in una lunga lettera di profondo compiacimento indirizzata al questore Antonio Sbordone, riferendosi all’ottimo lavoro degli agenti.

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