La Protezione civile riconosce l’Umbria come fronte anti-varianti e porta più medici, ora il sì di Arcuri ai 50mila vaccini in più e ai monoclonali

10 Febbraio 2021

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Partito il cronoprogramma annunciato dalla Tesei: già da oggi più terapie intensive, via ai nuovi posti letto di degenza, con il Governo che farà arrivare 450 sanitari (deliberata la spesa di 4,5 milioni da Borrelli). Poi 10 milioni per il fondo babysitter e altri per i danni indiretti da zona rossa

di Marco Brunacci

PERUGIA – Borrelli (Protezione civile) ha dato in queste ore il via libera. La richiesta dell’Umbria era 450 tra infermieri e medici in più, per un mese, con gli stipendi pagati da Roma. Tutto ok: fatta la delibera, ci sono 4,5 milioni a disposizione con i quali sarà possibile far partire tutte le strutture che sono state messe in campo a partire dalle fondamentali terapie intensive (un caposaldo della lotta al virus) che sono 145 già pronte ad oggi e diventeranno 157 con l’ospedale da campo (più 700 posti letto di degenza).

La battaglia contro le varianti del Covid (in laboratorio, a microbiologia, dove lavora gente brava, continuano a sottolineare come siano molto rapide ed aggressive e, in più, la variante brasiliana, rispetto a quella inglese, è meno conosciuto a e più insidiosa) va avanti con il cronoprogramma annunciato dalla presidente della Regione, Tesei in Assemblea legislativa. Il cronoprogramma è scattato ma attende di fare il balzo sperato già nella mattina di domani (giovedì), quando il commissario Arcuri (adesso che la Protezione civile nazionale ha riconosciuto l’Umbria come avamposto posto italiano nella lotta alle varianti del Covid e da qui si deve cominciare) dovrebbe ragionevolmente dare luce verde ai 50mila vaccini in più e all’arrivo degli anticorpi monoclonali, farmaco che ha dato risultati anche straordinari nella lotta al virus. Attesa di poche ore, ma sarebbe davvero curioso che Arcuri bloccasse quello che tutti hanno ammesso (a cominciare dal suo ministro Speranza): l’Umbria ha allestito un convoglio indirizzato nella giusta direzione con un duro provvedimento di zona rossa, ripartenza dei tracciamenti al massimo livello, ancora più severi protocolli di sicurezza negli ospedali, sterilizzazione dei cluster.

BOTTEGHE E ZONE ROSSE

Intorno al sì atteso di Arcuri gravita anche la richiesta della Tesei di avere 10 milioni in più di fondi per destinarli alle famiglie che hanno bimbi e necessitano di babysitter e altri 20 milioni – questa è la richiesta di queste ore – per i danni indiretti che le zone rosse provocano al commercio, bloccando l’uscita delle persone di casa. Non solo: l’Umbria chiede, parlando di economia e ristori che vengano anche superate certe assurdità che sono state giustamente sottolineate dai commercianti: non si può chiudere la piccola bottega e lasciare i grandi spazi commerciali aperti, non si possono penalizzare calzature e abbigliamento e mantenere aperte ferramenta e profumerie. Oggi (giovedì) sarà quindi un momento importante per un ulteriore importante passo in avanti della strategia dell’Umbria. Intanto questo è il punto della situazione: l’ultimo bollettino ancora una volta dice che i decessi comunque in Umbria sono limitati da medici che curano e curano bene, mantenendo, nonostante le varianti, un tasso di letalità basso rispetto al resto d’Italia. E il primo dato che non è negativo da giorni e giorni, è questo: di fronte a tanti casi, i ricoveri si sono leggermente ridotti, nonostante le varianti abbiano portato da una media di 14-15 giorni fino a 21 e anche oltre la negativizzazione del paziente.

LA RICHIESTA A DRAGHI

Come detto, da Roma si attendono risposte non ancora arrivate per i 50mila vaccini in più richiesti dall’Umbria – sempre in considerazione della presenza delle varianti in modo così massiccio – e degli anticorpi monoclonali, visto l’aumento dei casi gravi, in relazione anche alla elevata età media dei pazienti. Ma finalmente si stanno sentendo le parole giuste nei posti giusti. Il presidente dell’Emilia Romagna a nome di tutte le Regioni, ha chiesto formalmente al presidente incaricato di formare il nuovo Governo, Mario Draghi, di riaprire, come primo impegno, il dossier vaccini: ne servono – ha detto – molti di più e molto più in fretta. E ha voluto insistere sull’argomento, usando queste parole: «Più vacciniamo e prima torniamo alla tranquillità».

IL FATALE ERRORE DELLA UE

Ovvio? Ma ovvio di che? Se proprio in queste ore la leader della Ue deve ammettere di aver sbagliato i calcoli e le priorità, rispetto agli Usa e alla Gran Bretagna nella lotta al virus, pensando che si potesse fare argine con misure restrittive e buone strutture sanitarie. UN errore di valutazione mostruoso. Ovvio di che, se la cancelliera Merkel, in Germania, che ha evidentemente ispirato le scelte Ue su vaccini e farmaci di cura, deve imporre altre tre settimane di lockdown perchè i morti aumentano e aumentano proprio dopo un lockdown che dura da metà dicembre. Un segnale preciso per chi – come Cityjournal – sostiene almeno da novembre che i lockdown, rispetto ad un’azione sul virus, sono palliativi, un buttare la palla in tribuna aspettando che l’arbitro fischi la fine dell’ìmpari gara. E le migliaia di terapie intensive diffuse sul territorio della Germania e la grande macchina sanitaria tedesca serve a ben poco contro il virus, mentre migliaia di dosi di vaccino e di flaconi di anticorpi monoclonali sono l’unica via d’uscita.

La presidente Tesei continui (con Bonaccini e chiunque altro) perciò a insistere – a tempo e fuor di tempo – non ci sono alternative. C’è Astrazeneca, ci potrebbero essere Sputnik V e Johnson&Johnson se in Europa (e soprattutto in Germania) qualcuno prendesse l’iniziativa. Se serve poi di verificare perché non tutto – nella macchina difensiva contro il virus imponderabile – non ha funzionato al meglio, ci sarà tempo e modo per verificarlo. E servirà la stessa determinazione per trovare soluzioni.

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