Fioroni contro l’incubo disoccupazione fa “la rivoluzione del lavoro”: Centri per l’impiego che funzionano, tirocini, formazione, reimpiego. Riuscirà?

17 Febbraio 2021

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il don Chisciotte del Broletto presenta le sue tesi in giunta regionale, adesso che tutti temono l’arrivo di migliaia di licenziamenti, una volta terminato il divieto per l’aziende in tempo di Covid. Tutto gira intorno a una riforma strutturale dell’Arpal e tanto desiderio di ripartire

di Marco Brunacci

PERUGIA – Magari per qualcuno il titolo un po’ tanto, ma di “una rivoluzione per il mercato del lavoro” tra un po’ ci sarà bisogno, visto che si annunciano molti licenziamenti, quando non saranno più bloccati causa crisi Covid.
Allora si andrà a caccia di qualunque cosa.

E Michele Fioroni, il cavaliere solitario che lavora semirecluso in quelle geometriche celle intagliate tra pannelli e cemento che compongono lo storico palazzo del Broletto, rimasto un monumento al socialismo reale – hai voglia dire che l’ha disegnato un maestro dell’architettura – dovrà mostrare per forza il suo valore.
Il destino dell’assessore a diverse cose, ma che girano intorno all’economia e al suo futuro, della giunta Tesei è quello di venir tacciato d’essere un cacciatore di sogni liberali, che non riesce “a mettere a terra” – ecco il nuovo mantra – le sue belle idee.
E se stavolta ci riuscisse? Carta e penna, prendete nota: la “rivoluzione del mercato del lavoro”, titolo della sua proposta passata in giunta regionale, si fa cominciando dai Centri per l’impiego. Devo essere più efficaci – ingiunge Fioroni. Come? Collaborando e, allo stesso tempo, competendo con le agenzie private del settore.
Poi più formazione per tutti, ma ascoltando le esigenze delle imprese non quelle dei formatori, come tante volte finora fatto.
Di conseguenza: più tirocini per agevolare sia le imprese che i lavoratori – argomenta Fioroni – garantendo momenti formativi e opportunità di inserimento sul mercato del lavoro.
Un po’ di ansia viene quando l’assessore, che pensa e scrive nel suo ufficio con il poster della Thatcher davanti e Reagan di spalle, che un qualunque Sgalla può essere colto da crisi di orticaria solo a entrare, ma pensate voi se dovesse capitarci uno di quelli tosti di Articolo Uno, dice che bisogna metter su un Osservatorio regionale del lavoro per capire che cosa serve al momento, quindi i reali fabbisogni delle imprese. E uno pensa sempre – facendo peccato e troppe volte azzeccandoci – che di solito queste strutture servono più agli osservatori e che agli osservati. Ma hai visto mai che il gran Michele è pronto a fare anche un laico miracolo.
C’è poi lo strumento del reimpiego, che deve essere offerto – dice Fioroni – non solo ai lavoratori licenziati, ma a tutti i disoccupati. Attenti: così diventa una trafila meno automatica, perfino meno burocratica. Potrebbe servire.
Serve di sicuro l’ultima nota dell’Adam Smith di piazzale del Bacio: una modifica strutturale dell’Arpal, che è uno di quei congegni che se ci metti una vita a studiarli ti rimarrà sempre il dubbio se abbiano un senso oppure no.
Ma se il cavaliere solitario, Don Chisciotte dell’innovazione, Digitalman Fioroni assicura che con questa riforma, dell’Arpal e di tutto il meccanismo, “il lavoro si pone al centro delle politiche di sviluppo della Regione Umbria”, bisogna dargli credito. Almeno adesso.
Aspettando di vedere se riesce a “mettere a terra” i suoi – anche fascinosi – proponimenti. Vedere se la parola – secondo la lezione dimenticata di un grande filosofo, Kierkegaard – diventa il primo movimento dell’azione innovatrice. Ma se ci riesce su questa leva si deve far perno.

#lavoro #umbria #michelefioroni #centriperlimpiego #marcobrunacci #polepolitik