Boris Pasternak, il Dottor Zivago e quel Nobel che dovette rifiutare

10 Febbraio 2021

PEOPLE | Nasceva 131 anni fa il poeta e scrittore russo, autore del romanzo “ostile” all’Unione Sovietica. Nel 1958 rinunciò all’importante riconoscimento per le pressioni politiche che dovette subire

Nasceva 131 anni fa Boris Pasternak, poeta e scrittore russo, conosciuto ai più per il suo unico romanzo, “Il Dottor Zivago”. Un’opera universale, tradotta in tutto il mondo. Celebre il suo rifiuto al Nobel per la letteratura nel 1958, un rifiuto telegrafato all’Accademia pochi giorni dopo la sua proclamazione “in contumacia”, dietro la pressione del regime sovietico.

Pasternak proveniva da una famiglia di intellettuali, il padre era un pittore impressionista, la madre Rozalija Kaufman era pianista. Tolstòj era di casa. Completò in Germania i suoi studi di filosofia e poi si dedicò alla poesia. Pur aderendo alla RIvoluzione di Ottobre, continuò a comporre ispirato dalla natura e della stelle. Bukarin, poi fucilato nel 1938, al Congresso degli scrittori sovietici, lo definì il più grande poeta sovietico vivente. Scampo alle purghe staliniane, dal 1946 al 1956 si dedicò alla composizione della sua più celebre opera. Nel 1958 il riconoscimento dell’Accademia svedese durante una cerimonia a cui Pasternak non partecipò. Prima ringraziò con un telegramma, poi con la stessa modalità espresse il suo desiderio di rifiutare il riconoscimento che gli venne comunque attribuito, dietro anche le minacce e una campagna interna denigratoria. Ne nacque uno scontro “politico” con l’Unione Sovietica e uno scambio di accuse che coinvolse intellettuali come Italo Calvino. Pasternak fu espulso dall’Unione degli scrittori sovietici. La vicenda del Nobel lo segnò anche fisicamente. “Osservato speciale” del governo sovietico, morì nel 1960.

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