Bimbi alle materne e negli asili, la Regione conferma il no e ricorre al Consiglio di Stato. Città di Castello rinvia, Perugia e Foligno lasciano chiuso

14 Febbraio 2021

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Solo Gubbio, Gualdo e pochi altri sarebbero intenzionati alla riapertura, che potrebbe essere bloccata dal ricorso già nella giornata di lunedì. In certe zone aumenti del 500% dei casi tra i più piccoli. I suggerimenti dell’avvocato Caforio all’Anci

di Marco Brunacci

PERUGIA – Ai lettori di Cityjournal è stato subito chiaro che la sospensiva concessa dal Tar e che permetteva ai bimbi di asili e materne di tornare in classe da lunedì 15 nelle zone rosse dell’Umbria avrebbe aperto la porta a molti interrogativi.
Per farla breve, lo stato dell’arte è il seguente:

  1. è in arrivo, in queste ore, un ricorso di urgenza al Consiglio di Stato da parte della Giunta regionale (riunione telematica probabilmente in serata). Già lunedì del 15 in giornata il Consiglio di Stato potrebbe pronunciarsi in merito alla sentenza di sospensiva del Tar. Si ricorda che la decisione della Regione di chiudere tutte le scuole in presenza fino al 21 febbraio era stata presa dopo un confronto con l’Iss, il Cts locale e nazionale, sulla base di numeri preoccupanti di aumento dei contagi tra i bambini, dovuto alla variante inglese.
  2. Giuseppe Caforio, avvocato e docente, consulente dell’Anci, ha mandato in queste ore ai sindaci dell’Umbria interessati alla sospensiva (quelli quindi in zona rossa) una indicazione per chi volesse mantenere chiuse le scuole (sicuramente Perugia e Foligno, ma anche diversi altri comuni). I sindaci non devono far altro che indicare i motivi per cui si è arrivati alla decisione, sottolineandone la gravità (ci sono territori comunali nei quali i casi da 0 a 5 anni sono aumentati del 500 per cento).
  3. Non tutti i sindaci però insisteranno sulla chiusura. Un escamotage che ha trovato d’accordo il sindaco di Città di Castello e probabilmente quello di Amelia prevede che vengano usati i giorni di lunedì e martedì per sanificare i locali e consentire poi ai bambini e ai loro insegnanti di tornarci. Naturalmente se tra lunedì e martedì si esprimesse il Consiglio di Stato sul ricorso della giunta regionale, la sanificazione servirà per lunedì 21
  4. Alcun i sindaci – Gubbio di sicuro, forse Gualdo Tadino – hanno intenzione di aprire. Basta farlo, ha spiegato loro l’avvocato Caforio. Ma i sindaci di centrosinistra hanno anche mandato in giro un documento per stigmatizzare l’assenza della Regione all’incontro di questa mattina dei Comuni in zona rossa (c’era solo un direttore regionale, Rossetti). Ma qualcuno si era ricordato di invitare la Regione?
    Resta lo sconforto di fronte alle polemiche sulla questione centrale nella quale tutti dovrebbero ritrovarsi dalla stessa parte: la battaglia contro il Covid e per la salute dei cittadini.
    E a proposito di lotta al virus: i numeri di ieri dicono che l’Umbria si sta muovendo sul plateau dei casi (nelle 24 ore in leggera diminuzione – 292 -, ma con un lieve aumento della percentuale – da 4.1% a 4.4%), ma resta fonte di preoccupazione l’aumento dei ricoveri (4 in più a quota 535 e una terapia intensiva in più al livello alto di 84) . 10 i decessi.
    L’inizio della settimana potrebbe essere veramente lo snodo più importante di questa fase 3 per l’Umbria colpita dalle varianti inglese e brasiliana: sono attesi poco meno di 500 sanitari (entro venerdì). E per la stessa data anche l’attivazione dell’ospedale da campo di Bankitalia. In più si attende la prima risposta del ministro Speranza, nella versione Governo Draghi, alla richiesta fondamentale della giunta regionale di più vaccini (50mila dosi) e subito gli anticorpi monoclonali. Insieme a ristori e bonus babysitter.

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