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Usura, in Umbria valori superiori alla media nazionale: Terni più a rischio di Perugia

Il presidente Fausto Cardella a Città di Castello «uno dei pochi che versa la quota annuale alla Fondazione»

CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Approfondimento sull’usura in una commissione congiunta Programmazione, Assetto del Territorio e Servizi di Città di Castello.

Ospite il presidente della Fondazione umbra contro l’usura Fausto Cardella e il rappresentante del Comune in seno alla Fondazione Enrico Bianchini. «Un invito molto gradito quello al presidente Cardella, che abbiamo avuto spesso come interlocutore illustre e fortemente impegnato sulle tematiche della legalità», ha detto, aprendo i lavori, il sindaco Luciano Bacchetta. «La sua presidenza della Fondazione contro l’usura è un grande segnale di attenzione soprattutto in un momento critico sul versante economiche per tante piccole e medie imprese, messa alla prova dal Covid. In questo scenario il fenomeno dell’usura potrebbe crescere e dobbiamo fare di tutto per prevenire le condizioni che lo agevolano. Ringrazio chi ha organizzato questo momento e Enrico Bianchini, professionista e rappresentante del comune in seno alla Fondazione». La Fondazione nasce il 30 gennaio 1996 a Perugia allo scopo di soccorrere e prestare assistenza, anche legale, alle vittime dell’usura e a coloro che, per le particolari condizioni in cui versano, possono cadere nella rete dell’usura, nonché di porre in essere ogni iniziativa idonea alla prevenzione del fenomeno, cercando al tempo di promuovere la cultura della legalità. Tra i suoi compiti sostegno ed aiuto alle vittime del reato di usura, supporto, anche atraverso fideiussioni, a persone e famiglie a rischio, rilascia garanzie alle banche per la concessione di finanziamenti a soggetti a rischio di usura, fornisce tutoraggio legale gratuito, a mezzo di propri esperti, promuove la cultura della legalità. Tra i soci Regione, Province, Comuni, tra cui Città di Castello, i sindacati e le associazioni di categoria, le diocesi umbre. La sede è a Perugia in via Ruggero d’Andreotto, 29/B, 075 5001625, 800211595, antiusura@regione.umbria.it

Fausto Cardella, a lungo procuratore generale di Perugia ed oggi presidente della Fondazione umbra contro l’usura, ha detto di non essere «stato sorpreso dell’invito del sindaco, perché Città di Castello è ed è stata molto sensibile ai temi della legalità. A questa città mi lega anche l’apprezzamento per iniziative turistiche e culturali, che seguo da sempre con piacere. Purtroppo in questo momento il Covid si innesta in una situazione difficile. L’Umbria ha un INPUT, l’indice di permeabilità all’usura nei territori, medio basso in linea con il Centro Italia, ma c’è una diversità tra la provincia di Perugia con un input di 35,79, sotto la media nazionale di 44,02, e la provincia di Terni che si colloca su 47,72. Siamo nella media per protesti pro capite per un’altra rivelatore diciamo un’altra spia della situazione l’Umbria si colloca al di sopra del valore nazionale per di 232 persona siamo a 272 e però ancora una volta la provincia di Perugia è leggermente avvantaggiata rispetto alla provincia di Terni». «Sono dati che ancora non risentono del fattore COVID, ma non bisogna trascurare il cosiddetto fenomeno della migrazione usuraria nelle zone di confine, come Città di Castello, nelle quali è più facile che la gente ricorra, per riservatezza, agli usurai oltre confine regionale e la Guardia di Finanza, qui è stata molto vigile. Ricordiamo un’operazione molto importante del 2017 che ha debellato un centro di usura. Il Comune di Città di Castello è uno dei pochi che versa la quota annuale alla Fondazione. Le richieste di assistenza alla fondazione Umbria contro l’usura nel 2019 sono state circa 80; da parte di persone residenti nel comune di Città di Castello sono state tre, ancora in fase di istruttoria, un’azienda e due buste-paga, due dipendenti. L’usuraio oggi spesso si nasconde dietro un abito blu e una posizione rispettabile, quindi è più difficile riconoscerlo. Ci sono tre tipologie di usura: quelle delle associazioni criminali tipo mafia, camorra e ndrangheta, c’è l’usura di quartiere e l’usuraio della porta o della regione accanto, ma c’è anche l’usura delle società finanziarie che chiedono interessi usurai e dai quali è più difficile difendersi. Questo tipo è in crescita specialmente oggi con gli effetti sull’economia dell’Emergenza sanitaria. Attualmente però il reato, dopo la modifica del codice penale, punisce il tasso usuraio e lo stato di bisogno ora è un’aggravante. L’usura spesso è un segno della presenza della compagine mafiosa, che se ne serve per penetrare in un territorio. Per un imprenditore in difficoltà è difficile resistere, specialmente quando non ha alternative linee di credito o di liquidità ed è costretto a cedere quote di azienda o di proprietà. Qui in Umbria siamo in una posizione difendibile e direi io difendiamoci perché la connessione tra usura e attività mafiosa non è stata processualmente dimostrata. Le forze di polizia e la magistratura sono riuscite a intervenire per tempo, fermando i tentativi di radicamento sul territorio che continuano ad esserci. L’usura di quartiere è forse la più diffusa, più strisciante però è quella più nota; l’usura bancaria è l’usura della società finanziarie. La repressione a combattere l’usura non è sufficiente. La Fondazione, voluta da Assuero Becherelli, personalità del sindacalismo e della politica umbri, in questo senso è un osservatorio, da cui emerge la difficoltà, acuita dal Covid, di tante categorie. Secondo i dati della Federazione autonoma bancari italiani in Umbria sono state presentate quasi 6000 domande pari al 1,6% del totale nazionale per euro 270 7790 495 per i ristori. L’Umbria si pone nella classifica nazionale al sesto posto delle regioni italiane, comprese le più colpite dal Covid. La fragilità è precedente all’Emergenza sanitaria. Un nodo importante, anche nell’ambito dei decreti Ristori, sono le procedure perché quando arrivano al livello delle banche poi con difficoltà si erogano i fondi. La Fondazione contro l’usura può lavorare molto su questi versanti: uno stanziamento di 10mila euro ha salvato situazioni ad alto rischio di usura. Per statuto concediamo fideiussioni e garanzie quando ci sono casi o rischi di usura concreti. Le tre linee di intervento sono l’assistenza per chi denuncia, anche economica, la prevenzione, procedure snelle. C’è poi l’aspetto culturale: la ludopatia è una delle cause maggiori di ricorso all’usura, capace di mettere in ginocchio famiglie intere. Su questo è necessario un grande lavoro culturale su tutti i piani istituzionali ».

Raul Ranieri, presidente di Assoindustria Alta Valle del Tevere, ha sottolineato «l’attenzione alla legalità e al confronto su questi temi da parte dell’associazione in Alto Tevere, una zona che resiste anche in presenza di una crisi sistemica piuttosto forte, come quella attuale. Riteniamo importante questo incontro anche diffondere la conoscenza della Fondazione e della sua attività». Mauro Smacchia, rappresentante di Confocommercio, ha ribadito «siamo ancora un’isola felice ma sicuramente il Covid avrà ripercussioni sulla tenuta del tessuto economico. Da questo punto di vista è molto importante la prevenzione e l’intervento sia sugli anelli deboli della catena del credito sia su eventuali fenomeni».
Giuliano Granocchia, presidente di Confesercenti Umbria: «In questi mesi di crisi, più volte siamo intervenuti sul tema del rischio delle infiltrazioni soprattutto a fronte dei processi che stanno interessando tutta l’economia locale. La Fondazione svolge un ruolo importante, registriamo le gradi difficoltà di piccoli e grandi operatori nell’ottenere anche piccoli finanziamenti dal sistema bancario con un effetto a catena molto pericoloso».
Enrico Bianchini, commercialista, rappresentante del Comune nella Fondazione Umbra contro l’usura, ricordando le possibilità di tutela ed intervento della legge nei casi di usura e della Fondazione, ha sottolineato «l’importanza di far conoscere le nuove norme, che spesso possono dare una mano concreta ad uscire da situazioni critiche e l’importanza di far conoscere la Fondazione e il ruolo che può svolgere specialmente se, a fronte della crisi Covid, la situazione dovesse mostrare maggiori criticità. La Fondazione può fare molto ed ha un grande potenziale da esprimere al servizio dei cittadini e della legalità».

Vincenzo Bucci, capogruppo Castello Cambia: «Bene la commissione e che si parli di usura ma più in generale di legalità. Anche il consiglio dovrebbe essere investito da queste problematiche. A noi è accaduto di essere denunciati per aver nominato un’ azienda che compariva nella relazione di Gratteri, procuratore Antimafia. Anche questo è un elemento su cui il consiglio deve riflettere».
Marcello Rigucci, consigliere del Gruppo Misto: «Non si fa abbastanza. I ristori in Germania sono maggiori, se non aiutiamo, vanno a finire nelle mani d egli usurai. C’è chi ricorre all’usura per motivi seri e chi per motivi futili, chi per problemi reali e chi perché pensa di poter far fronte ai proprio debito. Dobbiamo tutelare le categorie più esposte».
Andrea Lignani Marchesani, capogruppo di Fratelli d’Italia: «L’usura è una grande piaga, ben più vasta di quello che noi pensiamo perché c’è gente insospettabile. La situazione locale è di tre casi, secondo i vostri dati. Ma, come è stato detto, dove il fenomeno non si osserva o si osserva meno non è detto che non ci sia ma che non emergano le denunce».
Mirko Pescari, capogruppo del PD: «È necessario lavorare in sinergia e in questo senso, per indagare il possibile disagio che porta a ricorrere all’usura, sono molto importanti i dati dei servizi sociali, che fotografano la vulnerabilità anche economica. Dobbiamo riuscire ad avere inoltre una maggiore e più efficace interlocuzione con il sistema bancario Perché anche misure con garanzia 100% non riescono ad arrivare alla fase dell’erogazione, qualcosa non funziona. L’accesso al credito è un diritto. In questo anno sono triplicati i depositi bancari: il risparmio dei cittadini, può trasformarsi in un altro elemento critico?».

Luciana Bassini, assessore alle Politiche sociali, ha parlato del un punto di vista strategico «dei servizi sociali che stanno registrano un aumento e una differenziazione delle difficoltà anche in categorie che fino a prima del Covid riuscivano a tenersi fuori dalla soglia di povertà. E’ chiaro che insieme al bisogno cresce la vulnerabilità. In questo momento cerchiamo di dare risposte ma è chiaro che saranno necessari interventi più corposi a contrasto di questo impoverimento».
Ursula Masciarri, consigliere PSI, ha sottolineato «l’importanza formativa ma anche divulgativa che avrà mi auguro questa commissione. Nel mio lavoro (avvocato, ndr) capita una certa vicinanza con il tema ma non conoscevo la Fondazione come forse tante altre persone per cui potrebbe essere decisiva. Potremmo organizzare una giornata informativa dato che il fenomeno è trasversale a imprese, professionisti, lavoratori dipendenti…».
Vittorio Massetti, consigliere Italia Viva: «La banca spesso non rispetta le normative a tutela di chi ha avuto qualche disavventura ma ha riparato e questo spesso spinge i soggetti a cercare possibilità di finanziamenti tra gli usurai. Questo modo di lavorare spinge nelle mani degli usurai molti disgraziati».

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