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Umbria prima in vaccini, ma lo sforzo va raddoppiato: da 1500 a 3000 dosi al giorno per la sfida della vaccinazione di massa

14 Gennaio 2021

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | È l’unico fronte sul quale si può battere il virus, i Governi europei stanno recuperando gli incredibili ritardi e cercano dosi dappertutto. Con segnali positivi. Le Regioni devono farsi trovare pronte. La partita vera si gioca tra febbraio e aprile

di Marco Brunacci

PERUGIA – Quanto manca per una campagna di vaccinazione di massa che dia lo scacco al virus, l’unico scacco possibile, smettendola di azionare quel semaforo sempre più inutile che decide la divisione dell’Italia in colori?

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UMBRIA BRAVA MA NON BASTA

Partiamo dall’Umbria che sta procedendo a gran velocità, sfrutta anche la sesta dose (ogni cinque di vaccino) ed è oggi la prima regione Italia per dosi somministrate. Bene, brava l’Umbria. Ma questa fase è come il calcio d’estate, una serie di amichevoli. Visto il numero molto limitato di dosi a disposizione, basta un giorno o due e si possono recuperare posizioni. Quindi brava l’Umbria, bene così, ma il campionato sarò diverso, tutto un altro impegno. Ma anche qui le premesse sono buone: l’Umbria è in grado di fare 1.500 vaccinazioni al giorno grazie ai 30 team in campo, 17 presso le strutture ospedaliere, 13 itineranti. Lo ha annunciato, con giusto orgoglio, la governatrice Tesei in Assemblea regionale. Oggi come oggi – lo ha ribadito Tesei – i team sono utilizzati non al massimo della potenzialità. I vaccini arrivano col contagocce, sono pochi e vengono esauriti nel giro di pochi giorni. Addirittura mancano per fare il secondo giro per tutti coloro che hanno avuto la prima dose.

ALMENO 2000-2500 DOSI AL GIORNO

Detto questo, sottolineata l’importanza delle scelte finora compiute in questo campo, va subito aggiunto, che gli efficienti manager umbri (a partire dal neodelegato D’Angelo) devono pensare di arrivare a una capacità di non meno 2.000-2.500 vaccinazioni al giorno (ma tremila sarebbe meglio), nella speranza – con qualche fondamento, come spieghiamo di seguito – che si arriverà a una vera vaccinazione di massa tra febbraio e aprile.

Per la verità, di questo cruciale argomento tutti evitano di parlare, perchè devono ammettere che c’è stata una incredibile sottovalutazione della campagna vaccinale. Per mesi si è discusso di lockdown, che in una società industriale avanzata sono giocoforza limitati e possono dare risultati minimi, l’Italia ha giocato e gioca con i semafori delle zone a colori, mentre per l’unica via d’uscita a questa tremenda situazione, non ci si è attrezzati. Dando spesso retta a grandi scienziati scettici o credenti a seconda del momento.

COSA SUCCEDE IN GERMANIA?

Una ulteriore riflessione se qualcuno avesse ancora un dubbio sulla necessità di puntare tutte le fishes sui vaccini, non essendoci di fatto altra arma, in una corsa, anche disperata contro il virus. Allora: si ricorderà delle parole entusiastiche per il sistema sanitario della Germania e per le tante terapie intensive disseminate nel Paese, che contribuivano a tenere molto basso il numero dei decessi, insieme al rigore delle norme anti-Covid tedesche? Beh, adesso che il virus è arrivato in Germania forte come in Italia, non servono nè il sistema né le terapie intensive né le rigide norme per salvare vite di anziani e persone deboli.

«IL VIRUS FA IL SUO TREMENDO MESTIERE»

Vale per tutti il monito di una grande immunologa come la professoressa Romani: “Il virus fa il suo tremendo mestiere”. Niente da aggiungere. Ma ancora qualcuno si starà chiedendo se c’è la terza ondata in Italia? Ma la seconda quando si sarebbe fermata e in base a quali evidenze scientifiche escludere l’”onda continua” e inarrestabile, chissà per quanto tempo? Da quel che si sa, niente è verificabile o ha fondamento scientifico.

IL GRANDE “BOH”

Un grande “boh” salverebbe da dichiarazioni ridicole, che poi un giorno andranno riassunte in un catalogo degli orrori, i grandi scienziati del pianeta, con quelli italiani in testa per distacco. La verità è che il virus viene combattuto come fu combattuta la Spagnola esattamente un secolo fa: con i consigli della nonna. State lontani, non vi toccate, lavatevi le mani. La scienza è all’anno zero esattamente come lo è l’informazione. La scienza può riscattarsi solo con i vaccini e gli anticorpi monoclonali. Fallissero, non vogliamo neanche immaginare le conseguenze.

OTTIMISMO PER IL FUTURO?

E allora: sguardo sul futuro. Con qualche forzato ottimismo. La campagna di vaccinazione di massa dovrà esserci. Ripartendo dall’Umbria. Stanno arrivando i vaccini di Moderna, i primi, dopo Pfizer. Si sa che il commissario Arcuri si sta dannando l’anima per trovarne altri in giro per il mondo. Ma dà dei numeri che sono da ridere. Altro che vaccinazione di massa. E però intanto il dato positivo è che si sta cercando affannosamente e dappertutto. Gli sguardi sono sulla signora Merkel, la prima che ha sottovalutato l’unica possibilità di soluzione, i vaccini, pensando che il virus potesse essere arginato dai sistemi sanitari e dalle regole. Le regole servono piuttosto a salvare i sistemi sanitari dal finire affogati di troppi casi e più i sistemi sono efficienti e meno rischiano di affogare. Ma questo è tutto. Non sarà poco, ma non c’è altro.

DA PANDEMICO A ENDEMICO?

È come giocare con il più stretto catenaccio tutta una partita, aspettando angosciati che l’arbitro fischi la fine e sperare di pareggiare 0 a 0. E – se a qualcuno sfugge – lo 0 a 0 può arrivare solo con il virus che da pandemico diventa endemico. Cioè smette, per decisione – diciamo così – sua, nei tempi e nei modi suoi, di essere il gelido killer dei deboli e si trasforma in un normale virus influenzale (per dirla tutta qualche ottimista è lì a scorgere all’orizzonte l’arrivo dell’ondata influenzale “normale”, che per ora non si palesa, per scorgere segnali positivi in questa direzione, che però al momento non ci sono proprio). E allora, ancora, come si procede verso un futuro migliore? Occorre chiedere a tutti – nel nostro caso l’Umbria – di attrezzarsi fin da subito con una task force vaccinale capace di fare 2-3 volte quello che si sta facendo oggi.

LA SVOLTA DA ASTRAZENECA E NON SOLO

Dopo Pfizer e Moderna arriverà Astrazeneca, ormai sembra certo, a partire dal 29 gennaio (magari un po’ prima se qualcuno dà la sveglia ai fin troppo saggi controllori di farmaci della Ue). C’ un altro vaccino tedesco sta in rampa di lancio, qualcuno parla finalmente anche con i russi di Sputnik (sui cinesi meglio soprassedere, essendo intenti a raccontare una storia del virus francamente piena di interrogativi e di incongruenze, a cominciare dai numeri). Da Astrazeneca si attendono 16 milioni di dosi a cominciare dai primi giorni di febbraio fino a fine aprile. Poi altri 14 milioni entro giugno. Ma potrebbero essere di più. se finalmente l’Europa smette di piangere e agisce combattendo nell’unico fronte dove si può vincere il virus. Minimo per l’Italia saranno 40-50 milioni di dosi. Se entra anche Sputnik (dopo aver sentito come sta andando in Israele) si può arrivare a cifre ancora più alte e da svolta. Se gli scienziati dei vaccini hanno sbagliato sarà un disastro? Ovvio, ma non cambia nulla se si è un po’ più prudenti. Semmai sarà un prudente disastro. Piuttosto il fronte dei vaccini è l’unico sul quale merita di combattere con tutte le forze, punto e stop. Perché qui si può vincere, archiviando i cosiddetti lockdown e regole e regolette, magari a colori, tutte soluzioni difensive e temporanee e con risultati così modesti.

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