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Soul, il cartone-commedia Disney che piace ai grandi

VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | Un inno alla vita che non è mai sprecata: da non perdere

di Vittoria Epicoco

PERUGIA – Disney sa sempre dove fare breccia, e con Soul (regia di Pete Docter) non fa che confermarlo. Un cartone animato che è commedia e anche – a piccole dosi – drammatico, nel senso più cinematografico del termine. E però non è difficile accorgersi che, in realtà, questo lungometraggio sembra essere dedicato agli adulti più che ai bambini.

Joe Gardner (Jamie Foxx) infatti, è un insegnante di musica alle scuole medie ma vive un senso di insoddisfazione generale nei confronti della vita. Il suo sogno nel cassetto è sempre stato quello di intraprendere una carriera nella musica jazz senza mai riuscirci.
Per una serie di coincidenze, un suo ex allievo gli offre la grande occasione e Joe, avviandosi di buon grado a casa per prepararsi, precipita in un tombino… Altro Mondo e poi Ante Mondo, Joe è ora un’anima che vuole a tutti i costi tornare a casa, non può perdere l’occasione della vita che, tanto bene ora, gli si palesa.
Jerry, Terry, Spartivento, ma soprattutto 22.
22 (Tina Fey) è nell’Ante Mondo perché non ha mai ritenuto opportuno cominciare a vivere sulla Terra, è un’anima assolutamente cinica che non ha mai trovato la scintilla; Joe pensa allora di farsi passare per “mentore delle anime” e vede assegnarsi proprio 22… Stilisticamente, fatta eccezione per alcune brevi scene, la palette dominante oscilla tra tutte le tonalità di blu esistenti al mondo, proprio per dare l’idea di quel sopra/sotto tra Altro Mondo e Ante Mondo. Ma un cartone animato orientato agli adulti, dicevamo. Già perché è difficile credere che un bambino possa così precocemente affacciarsi alle insoddisfazioni della vita, che possa cadere nel loop di chi non sa che piega prendere, ma soprattutto è proprio difficile pensare che un bambino possa in toto capirlo, questo cartone animato.

Ed è questo il ruolo che crediamo abbia 22, quello di avvicinare un film da grandi ai più piccoli. Meglio ancora: mettere gli adulti nella posizione di spiegare ai bambini per cosa vivere. O per chi? Come? Comunque, vivere; si tratta di qualità e mai di quantità. E allora osiamo di più, ci piace pensare che questo sia un lungometraggio che decanti anche un inno alla vita, che per i tempi che corrono potrebbe anche sembrare molto contro corrente (il film è comunque una mescolanza infinita di altrettanti infiniti temi, ma è necessario essere selettivi ed essenziali a volte).

Un inno ad una vita che non è mai sprecata, anche quando sembra che si stia perdendo del tempo prezioso, che invece nel paradosso diventa tempo ritrovato per se stessi e per gli altri (gli stessi mentori delle anime che accompagnano le piccole anime alla vita, non potrebbero essere metafora della figura dell’ostetrica, che ha lo stesso compito?) una vita che, nonostante tutto, è sempre più forte nel suo volersi affermare piuttosto che il contrario. D’altronde nel lungometraggio stesso ciò che è necessario per arrivare sulla Terra è la scintilla, e una scintilla è sempre più forte del buio (la non-vita).

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