Riaprono le scuole superiori, tornano in 10mila e già in 4mila hanno partecipato allo screening. Ma super controlli e pronti a richiudere

24 Gennaio 2021

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | I dati umbri sono da alto rischio e si farà di tutto per evitare la catena dei contagi di settembre. Massima attenzione su assembramenti, mascherine, bus. Vaccini: le Regioni propongono di realizzarli in proprio (qui si possono sentire Aboca e Sterling)

di Marco Brunacci

PERUGIA – Pronti, via. Si riparte. Visto quello che è successo qui, tra settembre e ottobre, c’è un po’ di comprensibile tensione. Inutile negare. L’impennata di contagi con le scuole riaperte a settembre, per l’Umbria, è stata netta. Un’esperienza da non ripetere.

Il via alle scuole superiori, previsto tra qualche ora, è però ben diverso: solo il 50% sarà in presenza, si cercheranno di evitare in ogni modo gli assembramenti, si vigilerà sulle mascherine, sensibilizzando gli studenti a tenerle in ogni circostanza, e focus – anche con controlli eccezionali – intorno ai locali scolastici e sui trasporti pubblici.

SCREENING, PARTENZA OK

Un ruolo importante anche per lo screening su studenti, insegnanti e personale: domani nelle scuole rientrano in 10mila. Lo screening, realizzato dalla Regione (investendo un milione di euro) mettendo in rete le 160 farmacie umbre, è in grado di testare tutti i 44mila protagonisti dwl mondo della scuola.
Il primo report è confortante. Dei 10mila sono stati già testati (attraverso tamponi rapidi) in più di 4 mila. Si comincia quindi con test rilevanti e con numeri che aiutano a ripartire in sicurezza.
Va da sé che, visti i dati attuali della pandemia in Umbria, l’attenzione è massima.
Si continua infatti a viaggiare su più 200 casi al giorno (ultimo dato: 247). Si è superata quota 5mila (5.122) per gli attualmente positivi, con percentuali nel rapporto tra tamponi eseguiti e casi superiore alla media nazionale ormai stabilmente (ieri 7,2%), anche se i ricoveri restano sostanzialmente stabili intorno alle 338 unità e con 47 in terapia intensiva, dove però si sono registrati cinque nuovi ingressi. Complessivamente un quadro non rassicurante.

PANDEMIA, UMBRIA AD ALTO RISCHIO

Il messaggio è preciso: la pandemia qui sta tirando forte e non c’è un accenno di rallentamento. Cluster di anziani, attivati durante le visite di parenti tra Natale e Capodanno, stanno avendo strascichi importanti. Questo non può non allarmare.
La risposta sanitaria – come già sottolineato da Cityjournal – c’è stata ed è stata efficace. Qui di seguito segnaliamo come anche Demoskopica, la società che a livello nazionale fa report annuali sull’efficacia dei servizi, premia l’Umbria come una delle regioni più efficienti a un passo dal podio (è quarta nella classifica nazionale).
In questo momento non sono sotto stress le strutture sanitarie. Certo: c’è il timore della terza ondata, anche se nessuno in realtà sa. Perchè – val la pena sottolinearlo una volta ancora – la lotta al virus si sta facendo navigando a vista contro un nemico invisibile, proprio per via di un supporto scientifico e tecnico alla politica che ogni giorno in più si mostra supponente ma contradditorio, naviga a vista contro un nemico invisibile.

O FUNZIONA O SI RICHIUDE

La terza fase per altro in Umbria è già scattata con la corsa a realizzare le nuove terapie intensive prefabbricate (arrivano a metà febbraio) e con una implementazione del personale.
Ma è chiaro a tutti che, dopo aver preso le precauzioni necessarie, dopo aver aumentato i controlli, dopo aver promosso lo screening, l’Umbria è pronta a chiudere le Superiori se riparte la catena dei contagi intrafamiliari che si è vista tragicamente in azione tra settembre e ottobre. Responsabilità degli studenti, responsabilità di tutti.
Per l’altro stavolta il Cts, a livello nazionale, nell’indicare l’Umbria come una delle due zone più a rischio d’Italia (l’altra è Bolzano) sulla base dei numeri attuali, ha suggerito “l’adozione di misure straordinarie” per far fronte a ulteriori emergenze (il famigerato Rt è al momento a 1,09 da zona arancione e ci mette un niente per superare quota 1,25 e mandare l’Umbria in zona rossa).

STABILIMENTI PER PRODURRE VACCINI

Ultime notizie dai vaccini. Siamo alla stretta decisiva. I vaccini rappresentano l’unica possibilità (insieme agli anticorpi monoclonali che però non vengono sbloccati ancora dalle autorità del farmaco nazionali ed europee, nonostante il sì della Fda Usa) di uscire dalla pandemia. I lockdown, a questo punto, servono solo a diluire l’impatto del virus nel tempo e – facendo questo – anche ad aumentare la possibilità che si aggiungano varianti a varianti.
E’ chiaro a tutti che bisogna stringere i tempi. Nessuno sarà così folle tra i governanti europei – preso atto che il nuovo presidente Usa sembra intenzionato, come legittimo naturalmente, a tenersi il maggior numero possibile di dosi in patria – da non fare di tutto per vincere la sfida dei vaccini.

CONTATTARE ABOCA O STERLING?

Le Regioni stanno facendo ogni pressione possibile, come giusto che sia. Il Veneto e le Marche hanno proposto di mettere a disposizione gli stabilimenti di aziende farmaceutiche o chimiche nel loro territorio per realizzare le dosi sufficienti al fabbisogno. In Umbria si potrebbe pensare – c’è anche chi lo sta ipotizzando – di coinvolgere Aboca o Sterling.
Ma una cosa è sicura: non solo non si può rallentare la campagna di vaccinazione, ma deve essere immediatamente rafforzata. E il gioco delle parti di queste ore si deve trasformare in una accelerazione. Serve una vera campagna di vaccinazione di massa che ancora non si intravede neanche all’orizzonte. Qui si gioca il futuro della salute e dell’economia di un Paese. Altro che zone rosse e arancioni o spompati lockdown sempre più inutili.

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