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Riapertura delle scuole ufficialmente nel caos. Ma l’emergenza è la terza ondata (forse già in corso) con i ritardi sui vaccini

5 Gennaio 2021

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | L’inutile polemica sulle poche dosi della partenza nasconde la paura di fallire la campagna di vaccinazione di massa ragionevolmente tra un mese. La principale falla? Il reclutamento di personale sufficiente

di Marco Brunacci

PERUGIA – Caos scuola, ora è ufficiale: il Governo litiga, rinvia all’11 la riapertura della scuole superiori in presenza anche se solo al 50%. In verità il problema è un altro ancora: la regione è zona rossa, anche la scuola si rinvia.

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Per l’arancione boh non si sa (e l’Umbria rischia l’arancione dall’11). Il Veneto e il Friuli già hanno deciso per riaprire il 31 gennaio, le Marche sono orientate per la stessa data, l’Umbria resiste: Donatella Tesei ritiene che l’11 si possa ricominciare ma a patto che l’Rt (un criterio che sembra fatto apposta per penalizzare le regioni più piccole) non punisca la regione per due-tre giorni che sono stati molto pesanti sul fronte del contagio (e c’è chi dice che, come nel resto d’Italia, la terza ondata del virus è già partita).
Quindi caos assoluto. Nessuno sa se e quando si ripartirà. L’unica cosa che fa specie è che il Partito ideologico della scuola (Pids) tende a tacere se è il Governo nazionale a rinviare e a non scegliere, mentre attacca la sarabanda se invece sono le Regioni a decidere scostamenti e rinvii dell’apertura.
L’unica proposta che arriva dal fronte pro-scuola a tutti costi e che abbia aderenza ai fatti concreti e alla necessità di arginare il contagio, è dal consigliere regionale civico Fora, che invita a creare bus riservati agli studenti. Ben inteso: i costi sarebbero altissimi, i vantaggi tutti da verificare, la fattibilità probabilmente per la prossima primavera. Ma almeno tiene conto delle cose come stanno e degli ostacoli (grandi) da superare che sono obiettivi.
La scuola per altro tende ad essere un tema marginale se è davvero partita la terza ondata e se si è nelle necessità di correre già ad ulteriori ripari.
E comunque tutto passa in secondo piano rispetto ai vaccini. Che sono l’antidoto al veleno, e nessuno questo ha smentito. E allora: si attende che arrivi la quantità di dosi perché si possa mettere in piedi una vera e propria vaccinazione di massa. Adesso le polemiche sono sterili. Non si tratta di anticipare di qualche ora le poche migliaia di dosi di vaccino finora utilizzabili. Un misero apetizer rispetto al banchetto. Si tratta di mettere in piedi una macchina che possa, ragionevolmente tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, somministrarne decine di milioni (parliamo di Italia). La sfida è enorme ma da qui si passa. Ne va del futuro della salute di tutti noi, della libertà sempre di tutti noi e del futuro economico della nazionale intera.
A proposito di vaccini l’assessore regionale alla sanità, Coletto, si è limitato a dire che l’Umbria è partita bene (e non è partita un gran che) ma non ha senso fare a gara a chi esaurisce le prime diecimila fiale, si tratta di organizzare team capaci di lavorare 24 ore su 24. Certo, passando per miseri contratti interinali non si va da nessuna parte. Il personale necessario non verrà mai trovato.
Si tratta di avere un cambio di passo. Del quale non c’è traccia al momento, in piena discussione su sciagurati rimpasti o non rimpasti di Governo. Ma per forza questo salto di qualità nella lotta al virus dovrà arrivare.
Ultima nota: i numeri della pandemia del 5 gennaio non sono male, comunque molto meglio degli altri dei primi giorni del nuovo anno: un tasso di positività del 5,5% con un record di tamponi (ben oltre 4mila) e poco più di 200 positivi. I decessi restano 5, i ricoveri stazionari, gli attualmente positivi in leggero rialzo. Ma essendo questi ultimi quasi 4mila sono da considerare proprio troppi per la piccola Umbria.

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