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L’Iss vede l’Umbria in bilico tra zona arancione e gialla. Vaccinate 676 persone, tra le regioni migliori in Italia ma si deve accelerare

2 Gennaio 2021

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | In vista del 7 gennaio il Governo prende in esame gli ultimi dati. Forse lunedì la decisione. Il 27 dicembre Rt ancora buono allo 0,82. In attesa delle vaccinazioni di massa, perché non attrezzarsi subito nella regione con team che lavorino h24?

di Marco Brunacci

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PERUGIA – Cityjournal da fine novembre sosteneva che c’erano inammissibili ritardi, in Europa e in Italia, sui vaccini.

L’Umbria qui può fare poco, come le altre regioni. Ora che tutti hanno capito che non c’è alcun argomento per difendere questo assurdo incedere da lumache – in virtù di una idea demenziale per la quale se si va piano si va più sicuri (ma sicuri di cosa?) – sembra che la sveglia se la stiano dando, tardi, un po’ tutti. A cominciare dal faro della Ue, che è sempre più la Germania.
L’appello della tedesca Biontech, partner di Pfizer nel vaccino dei record, che già da tre settimane viene somministrato negli Usa e da 4 in Gran Bretagna, perché venga accelerato il via libera anche ad altri vaccini, ha rappresentato l’ultimo avviso ai dormienti.
Servono più vaccini, tante ma tante milioni di dosi in più, serve una campagna realmente di massa, con cronoprogrammi da tempi di guerra (questa è una guerra, è chiaro?), nonostante i tanti frenatori che ancora una volta nascondono interessi o pigrizie o miopie dietro l'”essere responsabili” (ma ci dite in che senso?).
E allora due numeri umbri: qui si è partiti forte a vaccinare con quel po’ di dosi arrivate, ma secondo gli ultimi aggiornamenti è necessario fare una ulteriore accelerazione. Sono stati somministrati, secondo i dati del Ministero della salute, 676 vaccini, in prevalenza a operatori sociosanitari e a 17 ospiti di Rsa, si tratta del 13.6% delle 4960 dosi arrivate, quota proporzionale rispetto alle misere 469.950 di cui dispone attualmente l’Italia. Resta una percentuale di utilizzazioni del vaccino discreta rispetto al resto d’Italia, ma non sta dietro ai recordmen del Trentino (34.8%).
Non è certo qui che si fa la gara, non è certo indicando le lentezze (solo presunte) delle Regioni che il supercommissario di tutto Arcuri può scansare le questioni vere.
Però una cosa l’Umbria potrebbe cominciare a fare (tocca al manager deputato alla lotta al Covid, D’Angelo) tenendosi pronti per quando i vaccini arriveranno anche in Italia in quantità elevate (succederà, non può non succedere). Allora: l’Umbria può da subito disporre una rete che lavori, nelle strutture idonee, con medici e infermieri, 24 al giorno. Chi pagherà il personale? Chi recluterà quello che serve in più? Su questo fronte le Regioni possono essere le lepri che costringono il Governo a inseguire, perché questo è il momento di vincere la guerra. Non si può fallire. Occorre coraggio. Coraggio, perché no?, anche a spendere, ponendo la questione al Governo centrale. Siamo al nodo, se si riesce a tagliare, cambia la situazione. E basta con l’ascoltare gli esperti interessati a mantenere lockdown di ogni genere, che sanno a tutt’oggi poco o nulla del virus ma non perdono occasione per interpretarne le presunte intenzioni. Se i vaccini sono azzeccati (e tutto ormai fa pensare che lo siano), da questa porta si esce. Più in fretta si fa e meglio va per tutti. Gli inviti alla prudenza con 600 morti al giorno sono un evidente controsenso. La rapidità è determinante. Per la salute e per l’economia. E anche per evitare che i tempi morti alimentino business malavitosi sulla pelle della gente, con vaccini, di provenienza dubbia, al mercato nero.

DAL 7 GENNAIO ZONA ARANCIONE O GIALLA

I dati sui contagi, a cavallo dell’ultimo dell’anno orribile (2020) non sono stati buoni in Italia e l’Umbria non ha fatto eccezione. Il dato delle ultime 24 ore è in chiaroscuro. 50 nuovi casi (pochi), ma 17 nuovi ricoveri (tantissimi) su un numero di tamponi minimo, mai così basso (285). Un ricovero in più in terapia intensiva (siamo a 47, non da allarme). I guariti sono però tornati a salire: sono 58. 3 i decessi, ai minimi in questa seconda ondata. Gli attualmente positivi sono in calo ma siamo sempre più vicini a 4mila che a 3mila. Tanti per l’Umbria.
Nell’ultimo report quell’indice così fallace e inadatto a dare un senso logico ai numeri piccoli (l’Rt) diceva (report 21-27) di un leggero aumento nella regione fino a 0,82. Ponendo l’1 come confine critico, tutto fa pensare che, se non ci sarà un peggioramento della situazione tra oggi e domani, il Governo si orienterà a non prendere in considerazione la zona rossa per l’Umbria ma potrebbe essere più incline all’arancione che al giallo.

IL NODO DELLA SCUOLA

Ma c’è ancora un ma: dato che si vuole ad ogni costo far ripartire le scuole superiori in presenza (anche se solo al 50%, linea umbra), è possibile che a livello governativo allentino un po’ la presa, orientandosi al giallo per l’Umbria, pur di ricominciare a portare ragazzi a quegli “assembramenti naturali” che si formano intorno alle scuole, sapendo che – detto e ridetto su Cityjournal – il problema del traporto pubblico è un falso problema: puoi mettere tutti gli autobus che vuoi ma i ragazzi si accalcano tra amici e compagni di classe. Sanno di rischiare quasi nulla, ma poi portano il contagio a genitori e nonni in famiglia.

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