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Inside/Mencaroni pronto per essere incoronato re di Camera di commercio Umbria. Confindustria, il ritorno di Bazzica

10 Gennaio 2021

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Fonti: il leader dei commercianti ha i voti per la presidenza, nonostante Alunni. Industriali, il vento dell’Appennino spinge il folignate. Credito, a giorni nuovo direttore da Roma a CariOrvieto, Il destino di Gepafin (e Campagna) e Sviluppumbria

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il primo colpo ad alzo zero lo tirò da Tefchannel e Cityjournal, nei primi giorni di dicembre. Il presidente di Confindustria, Antonio Alunni, che chiuderà la sua esperienza alla guida dell’associazione il prossimo autunno, dichiarava «non opportuna» l’elezione di Giorgio Mencaroni, storico leader della Camera di commercio di Perugia, a presidente della nascente Camera di commercio unica dell’Umbria, dopo fusione con quella di Terni.

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Subito si discusse molto, nei corridoi, nelle segrete stanze, ma anche in incontri non carbonari, sui motivi e gli obiettivi dell’uscita di Alunni. Tutti gli appassionati dietrologi si dilettarono nel trovare una spiegazione: alcuni sostennero che Alunni, ternano, desse voce ai tanti malumori della sua città nei confronti delle mire espansionistiche perugine. Altri sostennero che il presidente degli industriali, espressione dei “nuovisti”, per una volta si allineava alle posizioni dei membri “storici” del sua associazione, i quali non avevano “storicamente”, per l’appunto, un buon rapporto con Mencaroni.
I più triti vedevano in Alunni invece solo il desiderio di proseguire la sua esperienza di presidente nella Camera di commercio unica. Ma è stato lui stesso a negare questa eventualità: «Non sono io il candidato alternativo», ha detto e ripetuto.
Dopo lungo dibattito, rilanciato in diverse occasioni, ora ci si avvia però alla conclusione della vicenda. Ed ecco appunto che fonti informate concludono: c’è poco da fare, le categorie (dagli artigiani, intorno al lucido e determinato stratega di Cna Giannangeli, ai commercianti) hanno scelto a larga maggioranza Mencaroni e gli industriali sono destinati a restare fuori anche stavolta dai vertici della Camera di commercio.
Il leader perugino sta anche facendo breccia – riferiscono le stesse fonti – anche nei cuori ternani che pure gli imputano talvolta, in privato, una gestione non sufficientemente accorta dell’ente camerale. Ma nessuno si è mai azzardato a fare rilievi in pubblico.
E così, con gli industriali che non riescono a tessere tele o non riscuotono simpatie sufficienti nelle restanti categoria produttive, con l’ala ternana timida e divisa, con Mencaroni che resta – c’è poco da dire, è un generale riconosciuto con ampio consenso – ecco che si arriva alla sua elezione senza alcuna suspance.
Così assicurano le fonti autorevoli e riservate. La partita sarebbe già terminata e non sono previsti tempi supplementari. Anche la politica e i livelli delle amministrazioni umbre non hanno obiezioni.

Confindustria. Invece ci sono novità di Capodanno sul potenziale nuovo presidente di Confindustria. I saggi indicheranno nomi già a primavera. I tempi si accorciano. Finora si pensava a un candidato giovane e super partes, come un Margaritelli (uno dei due fratelli), ora sembra che il vento che scende dall’Appennino abbia fatto volare la candidatura Bazzica, industriale folignate, gentiluomo, non esattamente giovane ma con pochi nemici, che però deve superare le obiezioni di alcuni confindustriali che temono si vada verso l’irrilevanza dell’associazione se non si punta su un nome forte e di prospettiva.
Credito. Infine: la partita delle banche umbre e dei nuovi equilibri del credito volge a conclusione, almeno di questa fase. È in arrivo da Roma – dicono fonti – un direttore generale di svolta filoumbra per CariOrvieto, con la benedizione del Mediocredito centrale. Intanto Desio (Bps) e Carit proseguono la loro liaison, nel mentre Bcc-Centro si è assestata in senso filoumbro con la presidenza Campagna e con Morlandi che resta nel board operativo.

Finanziarie regionali. In conclusione, raccontano di prossimi incontri, per definire il piano industriale di Gepafin e di Sviluppumbria, come è già successo nelle altre 14 teste del Moloch delle società partecipate della Regione Umbria.
Per Sviluppumbria non sono attese novità, ma pure Campagna dovrebbe rimanere alla guida di Gepafin, sempre che in Regione si scelga di tenere una conduzione in economia a due teste e non si proceda – come alcuni pensano sia opportuno – alla loro fusione (il compianto Carlo Azeglio Ciampi quando arrivò al Governo da Bankitalia pretese di unificare in un solo Dicastero, il Mef, i ministeri di credito e debito).
Per il momento l’unica novità potrebbe essere quella di predisporre una dolce uscita, nel tempo e senza fretta, di Campagna da Gepafin, perché possa dedicarsi alla Bcc. Unicredit – elemento di spicco del parterre de roi della finanziaria regionale – non si dispererebbe per questa eventualità.

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