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Dati nuovi sul Covid, pandemia forte, ma l’Umbria la contiene: solo 277 i nuovi positivi in una settimana, ricoveri stabili e giù le terapie intensive

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il tasso di positività si attesta sul 7%. Tra casi e guariti si torna a intravedere un sostanziale equilibrio. Mentre gli esperti devono decidere se è la terza ondata o la seconda rafforzata, il futuro si decide sulle vaccinazioni

di Marco Brunacci

PERUGIA – I numeri dell’ultima settimana stavolta fotografano la situazione in maniera incontrovertibile: la pandemia ha ripreso a tirare in tutta Italia e con una forza che supera ogni lockdown (strumento sempre più difensivo, per diluire nel tempo solo l’impatto del virus e la pressione sulle strutture ospedaliere). E però l’Umbria, in mezzo all’uragano, si difende, perfino bene, vedendo certe cifre.

Il dato centrale è il 277: è il numero di attualmente positivi in più che si registra nella regione, per un 6% di incremento – da considerare limitato – anche se il numero assoluto, per una regione piccola, non è basso: 4880.
Il dato migliore non viene tanto dai guariti (qui pesa molto l’età media, elevata, dei malati) quanto dai ricoveri. L’incremento non c’è stato, il saldo è pari a 0 in una settimana così pesante in tutta Italia, con la pandemia tornata a picchiare (terza ondata? seconda ondata in rafforzamento? in realtà non lo sa nessuno, si naviga a vista – come tante volte sottolineato da Cityjournal- e per di più contro un nemico invisibile).
E quel che conta ancora di più sono le presenze in terapia intensiva (nonostante siano molto più lunghi i soggiorni in media, sempre tenendo presente l’età media die pazienti); si sono ridotte di 5 unità e oggi ci si ferma a quota 44. Rispetto alle 139 attuali degenze attivate e disponibili in Umbria significa che si è al di sotto della soglia del 30% che viene considerata quella di sicurezza (sempre che nessuno si rimetta a giocare con i numeri).
Sulla tragica contabilità dei decessi, l’Umbria si è sempre distinta per mantenere basso il numero delle vittime della pandemia. Sono 37 nell’ultima settimana, che segnano un rallentamento anche in questo caso del tasso di letalità, già relativamente basso rispetto al resto d’Italia.
Conclusione: la battaglia è dura e lunga, ma rispetto ad altre zone d’Italia (quasi tutte) qui si ottengono risultati nel contenimento della pandemia e nella reazione sanitaria e nella cura.
Ma è anche una battaglia – da ripetere fino allo sfinimento – che non si vince con queste armi e con i sempre più patetici lockdown, mini, midi o maxi, ma con una vaccinazione di massa reale, da tempi di guerra come dicono ora anche i grandi esperti di oltreoceano che facevano gli scettici fino a prima delle elezioni Usa.
E va sottolineato che anche su questo fronte decisivo l’Umbria è attrezzata. Oggi mancano i vaccini, ma davvero potranno ancora mancare, tra febbraio e marzo, quando si vince o si perde l’intera guerra? Non c’è neanche da ipotizzarlo.

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